(01 dicembre 2018) Black Winter Fest XI @ Campus industry Music - Parma

Info

Provincia:PR
Costo:35 euro + 2 euro di commissioni
Arriviamo al locale per le 15 abbondanti, e il primo gruppo ha (gli italiani Afraid of Destiny) appena finito di suonare. I nostrani Scuorn devono iniziare. Il locale non è del tutto pieno, ma la gente si fa già vedere. I nostri partono in pompa magna, e sciorinano i loro pezzi uno dietro l’altro, in classico BM style. Il loro cantato in dialetto è ben accetto dai presenti, anche se per i più (me compreso) è forse meno comprensibile dell’inglese. Ma nell’insieme la proposta ci sta, e portano a casa un’ottima performance. Incluso l’uso di strumenti non del tutto tradizionali nel genere (una sorta di martello a 3 teste, veramente incisivo. Ne vorrei uno anch’io!)
C’era parecchia curiosità per questi Attic, sia da parte mia, che a quanto ho intuito per molti presenti. Beh partiamo dal fatto che sentire un emule di King Diamond nel 2018 fa solo che piacere. Il sound è molto più heavy, che black, anche se le tinte scure le abbiamo. Io li conoscevo, e su disco sono godibilissimi. Live fanno la loro parte, e non lasciano nulla al caso. La loro coreografia, fatta di croci rovesciate, candelabri accesi (che mi sono domandato come facessero a stare a accese quelle candele, mah…..saranno state tipo quelle dei compleanni, che non si spengono mai!) e un piccolo "santuario" con tanto di incenso….
Sotto l’aspetto musicale nulla da dire, se non che sono comunque abbastanza derivativi; per quanto riguarda la performance, diciamo che sono stati penalizzati da un sonoro non del tutto perfetto, la voce spesso era parecchio sotto, e il tutto sembrava parecchio confuso.
Salgono sul palco questo quintetto multietnico (Spaziano dall’Italia alla nuova zelanda….) a nome Solojourner
La loro proposta, devo dire la verità, non mi ha entusiasmato su disco. E partendo già da qui, non è che le aspettative erano alte. Diciamo che live sono molto meglio, se non altro sanno fare il loro lavoro. Ma la loro proposta rimane per me abbastanza stucchevole. Atmosfere troppo sognanti, e complice i cori della chitarrista, troppo fresche per lo spirito nero del festival. Comunque , come detto, sotto l’aspetto live nulla da dire: suoni belli potenti, e tutti molto precisi e in botta.
Anche questi finlandesi Antimateria erano attesi da molta gente. Infatti per questa band la gente inizia ad aumentare (non so se per la loro presenza, o perché l’orario inizia a diventare più “caldo”). La loro proposta è molto più vicina allo spirito del festival, un BM molto atmosferico. Loro ci danno dentro, e non lasciano superstiti. Luce soffusa, in pratica quasi non si vedeva nulla, ma la musica c’è. La loro proposta è un classico BM, dalle tinte scure. E i 4 ci sanno fare. Peccato che anche qui l’acustica abbia giocato, per parte del concerto, a loro sfavore.
Salgono sul palco gli scozzesi Saor (di cui, la maggior parte della audience, pensavano fossero dei veneti dalla spiccata vena gastronomica…). Qui il folclore si mischia ad un BM di ottima fattura, se pur meno aggressivo e veloce dei precedenti. Qui esce di più l’epicità e la potenza, soprattutto del cantato, molto profondo e espressivo. Ottima performance del cantante bassista, appunto che ci avvolge con un cantato molto scuro e growloso. Infatti scopro poi che la band , in sostanza, è una one man band, del nostro.
Salgono sul palco questi Acherontas. La loro proposta è più secca, e equilibrate. Il quartetto non lascia spiragli, e intreccia una song dietro l’altra. Bandana sul viso (alla Brujeria, ma senza machete), non una parola, ma solo musica. Loro ci sanno fare, e l’audience risponde anche abbastanza bene. Il locale ormai è bello pieno, e i nostri non lasciano riposare le nostre ormai pronte orecchie. Ottima prestazione del guitarraio, che benché da solo, riempie bene gli spazi lasciati dal drumming peso e veloce.
La formazione dei Valkyrja era uno dei gruppi per cui ero più curioso. La loro proposta è un classic BM, molto scuro e veloce. Ma qui i problemi acustici, secondo me, si sono mischiati anche alla loro performance. Diciamo che non mi sono sembrati del tutto in palla, e a volte c’era parecchia confusione. Fatto sta che dei loro 40 minuti di show, si è capito ben poco. Spiace, perché su disco mi sono sembrati veramente validi. Non so dire se avevano problemi anche loro sul palco, e questo li ha penalizzati, fatto sta che in alcune parti era proprio incomprensibile quello che stavano suonando.
Invece, per questi Archgoat non avevo altissime aspettative. Invece mi sono sembrati validissimi. I miei dubbi erano più che altro per il cantato, molto cupo e gutturale, molto “dentro” i pezzi, quindi poco chiaro (se mi passate il termine, parlando di un genere così cupo già di suo….). Per loro invece i suoni erano perfetti da subito, e la pacca c’è. Forti della formazione a tre (cosa che in alcuni generi è solo una manna), anche loro non lasciano spazio a troppi convenevoli, e partono subito in quarta, con la loro scaletta. C’era molta attesa per questo trio, infatti hanno avuto il loro bagno di folla, nel senso che ora il locale inizia ad essere veramente pieno. Ottima performance dei 3 , anche se non del tutto originali (anche perché, parliamoci chiaro, chi è venuto qui stasera non cerca originalità, ma fottuto metallo dalle tinte grigio/nere).
Salgono finalmente gli Tsjuder, trio (anche qui, e la formula, come ribadisco, è perfetta!) norvegese, che non calcava i palchi nostrani da molti anni. Il loro è un BM molto veloce, e spesso . Se vogliamo fare un paragone coi precedenti, qui c’è più ciccia, e la loro affinità con il thrash li rende molto più accessibili anche per i non addetti ai lavori. Personalmente li conoscevo poco, avendo ascoltato un paio di dischi in passato. Ma devo ammettere che i 3 ci sanno fare, e a dispetto della loro immagine, sono stati forse anche i più coinvolgenti. Suoni pazzeschi, il drumming veramente eccelso, uno dei migliori della giornata. Chitarra affilata e cantato molto aggressivo. Per il sottoscritto i migliori, come performance della serata.
E finalmente (ma solo per la stanchezza e lo stonamento, perché diciamo la verità, seguire oltre 10 ore di concerti BM, sono abbastanza debilitanti. Ma la passione ci aiuta a portare avanti questa “fatica”) salgono i maestri del BM più feroce e guerrigliero. i suoni dei Marduk sono praticamente perfetti, dinamici e irrompenti, partono con il loro classico Panzer division marduk, e fanno subito capire chi comanda. La scaletta si srotola con i loro classici, e alcuni pezzi del nuovo (e, secondo me, validissimo) Viktoria. I 4 non lasciano spazio per prendere fiato, e una via l’altro fanno volare la loro oretta e mezza di show. Chiatarra affilatissima, dove il buon Markus sciorina i suoi riff taglienti, forse, devo ammetterlo, un filino troppo triggerata la batteria; ma diciamo che per genere, e tipo di serata (la batteria è rimasta la stessa per tutta la serata) ci può stare, per non perdere pacca durante l’esecuzione. Insomma a mio parere la band non ha toppato nulla, neanche la scelta dei pezzi. Con tanto di encore finale affidata a the black…. , dritta dritta dal loro fantastico esordio.

Scaletta Marduk:
Panzer Division Marduk
Baptism by Fire
Werwolf
Of Hell's Fire
The Levelling Dust
Cloven Hoof
Throne of Rats
Equestrian Bloodlust
Burn My Coffin
The Blond Beast
Into Utter Madness
Wolves

Encore:
The Black...

Considerazioni finali:
il locale è un ottima location sia per piccoli medi concerti, che per “piccoli” festival tipo questo Black Winter Fest.
Facilmente raggiungibile, buon parcheggio, e capienza adatta per happening di questo tipo. Forse un filino alti i prezzi del bere, ma nella norma dei locali da concerti. Ottima sorpresa il food truck all’esterno, tale l’Angolo di Pe, hamburgheria calabrese (anche se gli mancava il peperoncino, quindi o calabresi finti, o troppo sbadati!!!!); ottimi panini, prezzi modici. Peccato il dover mangiare all’aperto, che con quelle temperature (a fine concerto c’era -1 grado!) non era del tutto salutare, ma lo nero metallo ci ha dato la forza. Erano presenti anche diversi shop di dischi/vinili, e il banchetto della Tsunami, dove avevano quasi tutta la loro produzione, tra bio varie e bei book fotografici rilegati (bello quello consultabile sull’heavy metal degli anni 80, veramente fico!)
Insomma secondo me evento riuscitissimo, e che mette in ottima luce l’organizzazione; pronta per la XII edizione.

Un plauso particolare alla NIHIL PRODUCTIONS per l’organizzazione, sia logistica che artistica. Una bell’esempio di come i festival, se fatti nella maniera giusta, anche in Italia sono fatti bene.

Saluti dal bar.
Ank
Report a cura di ank667

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