(20 marzo 2024) Meshuggah + The Halo Effect + Mantar

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Provincia:MI
Costo:46,00 euro
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Live report a cura di Franz "Demiurge" Cutugno.

I Meshuggah tornano in Italia dopo l'apparizione al Dissonance l'estate scorsa e fanno tappa nuovamente a Milano (figurarsi se scendono a sud dei Navigli…) per la loro unica data italiana del loro tour europeo attualmente in corso. Il carico di aspettative è enorme, pari alla pesantezza del loro sound, per una serata sold out. Ad aprire la serata Mantar e The Halo Effect. Iniziamo subito col dire che dopo averli visti questa estate nella, per molti aspetti criticata, esibizione in riva all'Idroscalo era doveroso concedere a questi autentici mostri sacri un'occasione di riscatto e sgomberiamo subito ogni foschia: STUPEFACENTI!




Gli orari della serata non lasciano molto spazio al bivacco prima degli opener, alle 19.00 circa i Mantar rompono l'attesa creata dalle classiche playlist che rendono spasmodica l'attesa prima di ogni concerto. Il duo teutonico si lascia apprezzare per un'esibizione carica in cui hanno lasciato trasparire il loro sincero entusiasmo per aver fatto tappa in Italia e va detto che hanno trovato nel pubblico una sincera compagnia di serata. Esibizione coinvolgente, il giusto carico in attesa degli headliner.
A seguire The Halo Effect. Anche a costo di apparire sgarbati, qui forse va fatta una riflessione di altro tipo: appare evidente come questa superband, che vale la pena ricordare
annovera tra le sue fila membri provenienti da Dark Tranquillity e In Flames, si ostina a proporre il classico melodic death metal di ovvia matrice svedese. Per carità, rispetto per la coerenza ma la sensazione è che siamo di fronte a un sottogenere che sembrerebbe aver
ampiamente già espresso quanto aveva da esprimere. Gradevolissimi per chi è più affezionato a sonorità passate, magari un po' meno apprezzati da chi ricerca suoni e
strutture più al passo con i tempi.




Una delle sfide più complicate è cercare la giusta introduzione per i Meshuggah. Allora ci pensa il quintetto di Umeå a lanciare, anche con una certa inedita ironia, un messaggio dagli altoparlanti sulle note di Careless Whisper di George Michael in cui si invita la platea a non usare i telefoni per fare video e foto nel rispetto di chi è più dietro e vuole assistere all'esibizione.
Detto, fatto: Broken Cog fa tirare dalle tasche degli spettatori centinaia di telefoni pronti a immortalare anche solo un momento della devastazione che si sta abbattendo sul parterre.
La doppietta Rational Gaze - Perpetual Black Second tratta da Nothing non ha assolutamente nulla di razionale, è una tanica di benzina gettata su un pubblico infiammato e le successive Kaleidoscope e God He Sees In Mirrors, tratte dall'ultimo Immutabile, e Born In Dissonance non placano l'entusiasmo che pervade l’Alcatraz. Il drone Mind’s Mirrors arriva salvifico a portare un momento di quiete, sempre con lo stile delirante di Thordendal e soci, ma altro non è che parte della tripletta completata da In Death - Is Death e In Death - Is Life. Nella morte fisica del pogo si trova la vita che Kidman e compagni riportano tra gli spettatori rispolverando in scaletta la primordiale Humiliative seguita dalla immortale Future Breed Machine. Ma manca ancora qualcosa, manca il tocco fatale per stendere una volta per tutte una folla in visibilio. Qualche secondo per prendere i meritati applausi di un pubblico estasiato e giù con la gragnola di cazzotti con le conclusive Bleed e Demiurge.
Contrariamente a quanto visto al Dissonance di questa estate, la band rimane per qualche secondo sul palco a godersi l'abbraccio dei presenti ma sempre con la tradizionale riservatezza svedese, sempre senza troppi entusiasmi tranne quelli di Haake che lancia tra la folla le bacchette e una pelle della batteria a mo' di frisbee.
Una prestazione di una solidità mostruosa, una potenza devastante, una precisione di esecuzione chirurgica. Siamo di fronte alla classica band che non lascia mai indifferente
l'ascoltatore, li si ama alla follia oppure suscitano perplessità irrimediabili. Creatori di un genere di cui dettano da più di 30 anni i canoni, sempre con il loro stile immutabile, con la
loro glaciale classe capace di infuocare quel pubblico che ne apprezza le indiscusse qualità tecniche e compositive e che non si lascia intimorire da una pogata fuori tempo. Se si vuole cercare a tutti i costi un appunto è fin troppo facile notare come la scaletta sia, di base, molto simile a quella proposta l'estate scorsa all'Idroscalo e manchi di pezzi che hanno segnato la storia della band ma capirete bene come una prestazione superlativa sotto ogni aspetto
eclissi totalmente ogni qualsivoglia velleità critica.
Signore e signori, i Meshuggah!

Report a cura di Seba Dall

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