Copertina 8

Info

Genere:Gothic Metal
Anno di uscita:2007
Durata:46 min.
Etichetta:Dreamcell11
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. LA CONVERSIONE DI SHANI
  2. MALÌA
  3. MÉLISSE
  4. POLVERE D'IREOS
  5. LANA
  6. LA DANZA DEL RAGNO DI CRISTALLO
  7. SHIVA LI NÉVE
  8. NIVEÀRE
  9. ANIMA SCIOLTA
  10. MANDIÀLA

Line up

  • Rossana Landi: vocals
  • Bradac: keys, programming
  • Afelio: vocals, guitars

Voto medio utenti

A distanza di quasi quattro anni dal precedente “Rubino Liquido”, tornano i torinesi Dismal, band autrice di un dark/gothic dai tratti ermetici quando non esoterici. Il nuovo “Miele Dal Salice” è un disco più vario rispetto al precedente, e si discosta da questo perché la band mette in mostra influenze più varie. Premettendo che larga parte del fascino di questo disco è dovuto alla splendida ed evocativa voce di Rossana Landi (talvolta sembra una sirena), si parte subito forte con “La Conversione Di Shani”, un pezzo dai tratti mistici, orientali, quasi new age, con la particolarità che questa sembra quasi una canzone scritta da Andrea “Nebel” Haugen per il suo progetto Hagalaz Runedance, al punto che non sfigurerebbe sul capolavoro “Frigga’s Web” della strega nordica. Il sound dei Dismal tuttavia, come dicevo, è molto più variegato. Talvolta richiama la stucchevole ecletticità dei Mechanical Poet di “Woodland Prattlers”, anche se con un tocco molto personale di oscurità, anche se si tratta di oscurità non maligna, bensì di quella che richiama paesaggi uggiosi, malinconici, tristi, ben evocati dal piano di Afelio, come ad esempio in “Melisse”.
Sovente le composizioni non hanno una struttura definita, o quantomeno canonica, e si accostano più ad un approccio da soundtrack, nel qual caso viene in mente un nome preciso, Tim Burton e le sue fiabe nere (ad esempio “Shiva Li Neve”). Non sono assenti momenti più acustici, come “Lana” o “La Danza Del Ragno Di Cristallo”.
Il disco ammalia e si lascia ascoltare piacevolmente, non imponendosi all’ascoltatore con toni drammatici, preferendo note suadenti, vellutate, raffinate.
Spesso è provvidenziale l’intervento del violino di Angelo Corvino, come ad esempio in “Anima Sciolta”, pezzo davvero molto bello anche se mi pare di sentire, tra le sue note, la sigla de “Il senso della vita”, non che ciò renda meno intenso e struggente quello che è, forse, il miglior pezzo di questo disco, tale anche grazie all’interpretazione sofferta di Rossana e al testo decisamente poetico.
In definitiva ci troviamo di fronte ad un disco decisamente interessante, ricco di sfumature, intenso, dai marcati tratti emozionali, sebbene a volte persino soave, come nebbia impalpabile. Un disco fuori dai canoni, per chi cerca la profondità delle cose, per chi ama l’arte nella sua forma più oscura e decadente.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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