FABIO FRIZZI: Sette Note In...Musica!

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Gruppo:Fabio Frizzi
Eccomi qui a fare due chiacchiere con il Maestro Fabio Frizzi, compositore, musicista, ecc, in occasione della lussuosa ristampa in Blu Ray del capolavoro di Lucio Fulci "...E Tu Vivrai Nel Terrrore! L'Aldilà".
Prima di tutto come sta? Come nasce musicalmente Fabio Frizzi?
Sto bene, sono stato messo come tutti in grande difficoltà in questi due anni, psicologicamente, per la vita normale, per il lavoro e tutto il resto.
Però sono stati due anni (e speriamo che stia finendo) di riflessione.
Per esempio sono riuscito a completare il mio libro ( “Backstage Di Un Compositore”, edito da Graphofeel, ndr.) e a farlo uscire un anno fa.
Forse se non ci fosse stato questo periodo tragico non avrei avuto il tempo di farlo.
Momenti di grande riflessione e, adesso, di grande speranza.
La passione per la musica è nata in famiglia, perché tutti erano grandi appassionati: mia nonna era una melomane convinta, conosceva un sacco di opere, mio padre aveva cantato in una corale bolognese insieme a mia zia Adriana, lei conosceva a perfezione tutta la musica swing degli anni 40, e poi i temi del cinema Hollywoodiano. Quindi è stato facile, cantando in macchina nelle nostre gite fuori porta. Certo se non ci fosse stato un po' di Dna, non sarebbe successo nulla, ma tutto questo ha portato la musica a diventare l’elemento più importante della mia vita.
In che modo è stato coinvolto nel mondo delle colonne sonore?
Sono figlio di un uomo di cinema, mio padre Fulvio è stato un grande distributore e produttore, lavorando come uomo chiave dai primi anni ’50 fino al 1983, anno in cui ci ha lasciato, per 3 colossi della cinematografia italiana, prima la Enic, poi la Euro, poi la Cineriz.
Per me era normale vivere mangiando pane e cinema e vivendo un grande condizionamento di gusto, cultura, ecc.
Ad un certo punto, finito il liceo e dopo i primi anni di esperienza con vari gruppi, ho cominciato a pensare che la musica potesse diventare una parte importante, centrale nella mia vita.
Il primo guizzo nacque da un “musicarello”, uno di quei film che venivano interpretati da un cantante famoso: “Pensiero D’Amore” era il primo film di Mal dei Primitives.
Io, ventenne, avevo un piccolo ruolo, la sua band era nel cast, diventammo amici e parlavamo di musica.
Erano dei ragazzi inglesi e la loro storia era incominciata nella tela di Beatles e Rolling Stones!
Quando finì questa produzione, andai a trovarli in sala di registrazione, e rimasi colpito dal fascino della creazione discografica.
Poi da lì il passo fu breve, riuscii ad avere un incontro con un giovane editore romano, Carlo Bixio (patron della mitica Cinevox Records, ndr. ) e tutto è cominciato.
Lei ha curato diverse colonne sonore che hanno fatto da commento sonoro ai film di Lucio Fulci, a quale lei è più legato?
Come rispondo sempre a chi mi fa questa domanda, è impossibile parlare dei propri figli indicando delle preferenze. Fulci è stato un punto centrale della mia vita di lavoro, della mia crescita artistica.
Un uomo eclettico, curioso, con una personalità spiccata e un infinito amore per la sua professione.
E poi una conoscenza del mezzo tecnico cinematografico veramente invidiabile.
Un grande al quale devo moltissimo.
Carriera lunga ed estremamente varia, il mio lavoro con lui è durato dal 1975 al 1990, 15 anni con momenti di discontinuità, ma anche costantemente in contatto.
Se devo proprio citare qualche titolo, sicuramente due film che hanno una grandezza particolare sono “L’Aldilà” e “Zombi 2”, il secondo è un film affascinante, l’ho visto mille volte, ma ancora oggi mi colpisce, mi rapisce.
L’Aldilà” è un film superfulciano, grande storia che ti porta inesorabilmente verso il surreale, l’onirico. Probabilmente è stato il primo film in cui sono riuscito ad elaborare la mia idea di colonna sonora perfetta: la band, l’orchestra, i solisti, il coro, a dream come true.
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Data l’uscita di questa edizione speciale di “…E Tu Vivrai Nel Terrore, L’Aldilà”, ha qualche aneddoto da raccontare riguardo a questa colonna sonora su come si sia sviluppata?
Si, di ricordi ce ne sono tanti, è stato un momento magico, Lucio andava molto forte, quindi anche gli editori ci tenevano a fare delle belle colonne sonore e c’era il budget giusto.
Probabilmente è stata l’occasione perfetta per potere usare tutte le mie armi, le mie peculiarità: con la solita superband, musicisti forti come Fabio Pignatelli (bassista di Goblin, Venditti, ecc.) e Maurizio Guarini, una bella orchestra di archi e solisti doc, un coro fra i migliori (i 4 + 4 di Nora Orlandi), tastiere varie, compreso il mio amato Mellotron.
Insomma c’era veramente tutto quello che si può desiderare per fare una bella colonna sonora.
Per quel lavoro avevo deciso di avvalermi di Giacomo Dell’Orso, un direttore d’orchestra che era un caro amico, ottimo musicista arrangiatore, fra l’altro marito della mitica Edda Dell’Orso, la vocalist che ha valorizzato temi di tutti i grandi compositori del cinema italiano.
Insomma Giacomo, la mattina in cui il coro avrebbe registrato il tema demoniaco che avevo scritto, si presentò con un libricino di versi, il “Dies Irae”, una Sequenza liturgica che il frate francescano Tommaso Da Celano aveva dedicato all’Apocalisse nei primi anni del ‘200, e che celebri musicisti (Mozart, Verdi, Cherubini e molti altri) avrebbero musicato nelle loro messe da requiem. Insomma il suggerimento era di cantare le frasi musicali del mio tema con versi tratti da questa opera.
E così abbiamo sfogliato le pagine, abbiamo provato cantando e alla fine abbiamo identificato due frasi “Cum Resurgent Creatura” e “Quantus Tremor Est Futurus”. Nessuno di noi poteva immaginare che il gioco estetico musicale di quella mattinata negli studi Sonic di Roma avrebbe generato uno dei brani più amati e conosciuti di tutta la mia produzione.
Com’è stato lavorare con un regista come Lucio Fulci? Sapevate che in quel momento si stava creando qualcosa di importante oppure è stato tutto spontaneo?
Molto spesso quando si parla (o meglio quando si parlava) del cinema di genere di quel periodo, veniva fuori il termine “di serie B”; la serie A era quella dei grandi autori, come Fellini, che lavorava sempre con Rota, o Sergio Leone che aveva un sodalizio con Ennio Morricone, ecc.
Noi eravamo i compositori giovani, quando ho cominciato avevo 23 anni e non si poteva ambire a chissà cosa, però credo che l’amore, la passione per quello che facevamo ci portasse a lavorare sempre al 100 %, investendo nelle colonne sonore tutta l’immaginazione, l’entusiasmo e le fresche capacità.
Quindi sapevo di lavorare su prodotti “minori”, ma non ho mai risparmiato sulla creatività, sull’energia, cercando un artigianato di qualità.
Quando, una ventina di anni fa, molto di quel repertorio è diventato di culto, è stato come se quella forte passione, alla fine, fosse stata premiata.
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Di solito lei nel comporre una colonna sonora ha carta bianca, oppure ha già delle indicazioni dal regista al riguardo?

Evidentemente quando si scrive la musica per un film si fa un lavoro collettivo; quindi è evidente che la sceneggiatura, la storia, il regista, il produttore, determinino delle scelte, degli indirizzi.
Ma la cosa più importante è conservare la possibilità di esprimersi in modo personale, senza prendere strade nelle quali non ci riconosciamo.
Da qualche anno ho concepito una specie di vademecum, i “Dieci Comandamenti” del compositore da musica per il cinema, i punti, le considerazioni che ritengo essenziali per avvicinarsi alla creazione di una colonna sonora.
Niente di assoluto, di tassativo, ma per coloro che hanno curiosità sulla nostra professione queste ‘regole’ possono rispondere a molti interrogativi; e forse essere utili anche a chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina.
Il primo Comandamento è che non bisogna mai innamorarsi di un proprio tema: quando si scrive per un film quella musica sarà il “tema del film”, il tema di quel personaggio, di quella storia.
Quindi è importante che ci sia un’aderenza assoluta fra musica e immagine e non è detto che il tema più bello secondo noi, possa essere il migliore per quel film, per quella specifica situazione.
Ma la personalità, l’identità artistica non bisogna perderla mai.
Nel mondo della musica pesante le sue colonne sonore per i film di Fulci sono state prese d’esempio o rilette, perché molti musicisti metal hanno enorme considerazione del lavoro da voi fatto, che impressione ne ha?
Questo è un punto interessante.
Sono molti anni che band inglesi e americane di alto profilo nel panorama del rock duro e sperimentale mi citano fra le loro fonti di ispirazione.
La cosa, che mi riempie di legittimo orgoglio, credo che sia scaturita da due elementi: le mie radici musicali e le mie collaborazioni.
Ho cominciato a lavorare con Lucio Fulci nel 1975, l’ultima collaborazione è del 90; quelli erano gli anni in cui ascoltavo (e suonavo) tantissima musica prog, ero un grande appassionato di gruppi come Genesis, King Crimson
Quando ho conosciuto Keith Emerson, negli studi Trafalgar di Roma, dove era venuto per registrare le musiche di Inferno di Dario Argento, per me è stata un’emozione fortissima.
Così, in quegli anni, quando realizzavo (per Fulci e non solo) alcune delle pagine migliori della mia produzione, mi circondavo di ottimi musicisti, alcuni scelti fra i migliori esponenti del rock prog italiano.
E questo mi permetteva di avere per i miei brani, per le mie idee, sonorità straordinarie che si si affiancavano i un certo senso a quelle dei miei punti di riferimento.
Forse è per questo che molta della mia produzione di quel periodo, è diventata a sua volta un’ispirazione per tanti musicisti rock prog e metal che sono cresciuti negli anni seguenti.
E sarà un enorme piacere ed orgoglio aprire fra pochi mesi uno dei festival più importanti del mondo per il settore della musica rock dura: Il Deathfest si svolgerà a Baltimora, il 26 Maggio saremo lì con Frizzi 2 Fulci.
Dal punto di vista musicale che idee ha Fabio Frizzi riguardo l’heavy metal?
Diceva qualcuno che non esistono i generi musicali migliori o peggiori, esiste la buona musica e quella brutta, indipendentemente dal settore di appartenenza.
Io penso che il metal come tutti i generi musicali abbia momenti di straordinaria qualità, tante band entrate nella storia e un settore sperimentale sempre in movimento.
Una musica in cui il gesto forte, una energia, un “urlo” costante è presente sul palco; ma molto spesso nel repertorio delle band metal, ci sono splendide ballate, il momento nostalgico, il sentimento puro; quindi io credo che la band metal si esprima con una barriera di suono stupefacente, ma spesso alla base di questo c’è un pensiero, una filosofia di grande umanità e intensità
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Tornando a Fulci, lei ha anche un progetto chiamato “Frizzi 2 Fulci”, ci può spiegare come è nato questo progetto e se è ancora attivo?
La figura di Lucio Fulci aveva già conquistato molti in giro per il mondo, quando i film nascevano.
Io lo avevo percepito, verso la fine degli anni 80.
Negli anni 90 il cinema italiano stava progressivamente perdendo quota, non c’erano più i numeri di un tempo.
E allora mi sono detto, perché non uscire dalla sala di registrazione ed tornare sul palco? E mi è venuto in mente di celebrare proprio “Lui”.
Quando è stato il momento giusto ho raccolto un gruppo di lavoro per studiare questa idea, “Frizzi 2 Fulci", un tributo al mio amico Lucio”.
Fra gli altri la figlia di Lucio, Antonella, che è mia amica da sempre.
Poi nel 2012, ho lavorato a selezionare una band di super musicisti.
Quella che è diventata la Frizzi 2 Fulci Band.
All’inizio del 2013 mi è stata proposta una data di partenza, Halloween 2013 all’Union Chapel, una chiesa londinese punto di riferimento di tante storiche band inglesi. Quando siamo arrivati sul palco abbiamo trovato davanti a noi mille persone impazzite, molte di loro nei panni dei personaggi dei film di Fulci, uno spettacolo incredibile, una festa per tutti. Il successo è stato clamoroso, e da lì in poi le richieste sono state tante; abbiamo girato l’Europa e gran parte del mondo, siamo stati in Inghilterra, Scozia, Galles, Francia, Spagna, Finlandia, persino a Beirut, per l’inaugurazione del Maskoon Film Festival.
Poi i 5 tour americani, siamo andati a suonare in teatri enormi a fra cui Boston, Chicago, Los Angeles Portland, insomma un po’ dappertutto.
Frizzi 2 Fulci è uno spettacolo che spero vivamente continuerà a darci soddisfazioni, insieme ai suoi spin off, come “The Beyond Composer’s Cut”, una rilettura della mia colonna sonora eseguita live con la band.
Che consigli darebbe ad un giovane che volesse seguire le sue orme?
Le cose sono cambiate, negli anni: non c’è più il cinema di un tempo, e anche la musica è cambiata.
Un consiglio semplice ma vitale, per un compositore giovane, è di trovare il classico amico del cuore che fa il regista, e cominciare con i cortometraggi.
Il cortometraggio non è solo un film corto, è una forma e se stante interessantissima.
Proprio per la sua brevità deve aver delle caratteristiche diverse rispetto ad un film: raccontare una bella storia in due ore è in un certo senso più semplice, in tre, cinque o dieci minuti è molto più impegnativo.
Quindi si, mettere insieme un gruppo di lavoro fin da giovani, consorziarsi artisticamente, può essere una scommessa vincente.
E poi un ultimo consiglio, quello che darei a chiunque: nella vita, in qualsiasi settore, ci vuole tenacia, costanza.
Se ami un lavoro, se ami un’arte, devi accarezzarla devi farla crescere, non devi mollare mai.
Oggi più che mai è difficile cercare di emergere, ma se vuoi provare a vivere una emozione importante, che può darti soddisfazioni incredibili, devi lottare!

Intervista a cura di Matteo Mapelli

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 28 feb 2022 alle 18:12

wow!