Deathless Legacy

Dopo aver visto nuovamente i Deathless Legacy in quel di Torino ho pensato bene di scambiare quattro chiacchiere con Frater Orion per togliermi qualche curiosità che da tempo avevo sulla band e per sapere cosa ci si debba aspettare da loro per il futuro prossimo. Buona lettura!

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Ciao e grazie per la tua disponibilità! Mi piacerebbe cominciare l'intervista con una domanda che volevo farti da un pezzo e che riguarda la vostra partecipazione di qualche anno fa alla 70000 Tons Of Metal... E' il festival che più di tutti mi incuriosisce e voi siete stati una delle pochissime band italiane ad avere avuto la possibilità di parteciparvi per cui ti chiedo di raccontarci come sia vivere da protagonisti un evento così unico nel panorama
dei festival metal
Il 70k è qualcosa di incredibile. Un’esperienza davvero bella. E te lo dico innanzitutto da fan: puoi vedere veramente una miriade di concerti di band di alto livello e li vedi tutti da una distanza molto ravvicinata, una cosa che non riusciresti mai a fare in condizioni normali. La cosa veramente bella è che ci sono sempre due concerti in contemporanea, a distanza di una rampa di scale l’uno dall’altro, in completo isolamento acustico, divisi su 4 palchi a rotazione dalle 10 del mattino fino alle 5 di notte. Inoltre, una cosa molto interessante è che sei in acque internazionali, quindi non ci sono legislazioni sui volumi. E puoi sentirti le band al giusto (alto) volume che meritano, e non come accade soprattutto in Italia, a 80 decibel, che la mia aspirapolvere fa più casino… Senza menzionare che sei spesso a stretto contatto con gli artisti. La differenza principale con festival open air come il Wacken è che è tutto più vicino e non devi lottare con le intemperie e la stanchezza, quindi riesci a goderti tutto molto di più. Io l’ho vissuta così da fan, a parte quando sono salito sul palco per i nostri due concerti, ed è stata un’esperienza fantastica.
Passiamo ora alla data di Torino allo Ziggy, vi siete presentati on stage con una nuova performer che, da quello che Steva ha annunciato sul palco, è stata inserita all'ultimo: visto l'ottimo lavoro che è stata in grado di fare vuoi presentarcela?
Con molto piacere, la nostra nuova performer Kyo è un amica di vecchia data che ci segue da anni, ci tengo tantissimo a precisare che è anche una cantante favolosa e vi consiglio di andare ad ascoltare il suo progetto Mindahead.
Negli anni avete suonato in piccoli club ed in grandi festival: quale credi sia la dimensione ideale per i Deathless Legacy per poter esprimere al meglio il proprio potenziale e la propria teatralità? Di tutti i concerti che avete suonato qual è che ti ha più appagato come musicista e perchè?
Io adoro suonare nei club, con le persone vicino al palco, sentire il loro sudore e le loro urla. Però non sempre ci sono le condizioni ideali per lo svolgimento dello show nei piccoli club, dove magari non c’è camerino, o il palco è troppo piccolo e non riusciamo a muoverci come vorremmo. Lo show che ti appaga di più però è sempre quello con le persone più reattive, quello dove il pubblico fa veramente casino, e spero sempre che il miglior show sia il prossimo.
Una cosa che ha sempre caratterizzato i Deathless Legacy è sicuramente l'aspetto visivo, dalla teatralità delle performances ai trucchi ai vestiti ai personaggi che interpretate e questo, a mio avviso, è una cosa importante in quanto faccio parte di quelle persone che quando vanno ad un concerto vogliono anche vedere uno spettacolo e non solo ascoltarlo. Pensi che in futuro sarete in grado di potenziare ancora di più questo aspetto?
Le idee non mancano, il problema è principalmente trasportare e allestire il tutto. Per poter aumentare ancora lo show bisognerebbe fare un salto di livello di costo dello spettacolo e di dimensione minima dei palchi. Attualmente riempiamo le macchine fino all’inverosimile e non c’è posto purtroppo per altro.
A livello visivo, oltre ai capostipiti della teatralità quali King Diamond, Death SS ed Alice Cooper, da quali artisti prendete spunto ed idee? Ti faccio questa domanda perché guardando i vostri video ho visto, passando da uno all'altro, grandi differenze sia a livello stilistico che cromatico... ad esempio il totale red di "Get On Your Knees" contrapposto al più classico horror dark di "Legion of the Night" passando per un bianco e nero di "Absolution" con una Steva vestita di bianco...
Le idee arrivano soprattutto anche al di fuori dell’ambito musicale, dal teatro, dal cinema... per fare due nomi ti direi: Kemp e Jodorowsky.
"Damnatio Aeterna" è uscito lo scorso anno: quali pensi siano i punti in comune e quelli più di distacco con la vostra passata produzione discografica? E quali pensi saranno le basi da cui partirete per il suo successore?
Tutti i nostri lavori hanno una componente esplorativa, dove cerchiamo sempre di rinnovare il sound toccando territori diversi. Se è quindi simile la struttura artistica poi vanno a cambiare le esplorazioni. e penso che manterremo questo impianto costruttivo anche per i prossimi lavori.
In "Damnatio Aeterna" uno dei temi principali è l’elaborazione del trauma. In particolare, nell’album si affrontano ferite profonde nate all’interno del mondo della Chiesa cattolica. Il modo in cui questo tema emerge lascia intuire che non sia solo una suggestione artistica, ma qualcosa di estremamente personale e sentito. C’è un legame con un’esperienza reale del tuo vissuto?
Sì, ho vissuto un trauma quando ero molto piccolo. All’età di 3 anni ho frequentato per alcune settimane un asilo gestito da suore. Erano molto severe e mi obbligavano a mangiare. Solo molti anni dopo sono riuscito a ricostruire, almeno in parte, quello che ho subito. Ma, per farla breve, nel giro di poche settimane ho somatizzato tutto in modo così violento da finire in ospedale per un grave problema intestinale, di cui ancora oggi porto le conseguenze. Per il bambino che ero, è stato un trauma vero e proprio, talmente profondo da essere completamente rimosso. Eppure, anche senza ricordarlo davvero, continuava a vivere dentro di me. Negli anni successivi non riuscivo a stare in stanze con le tovaglie rosse, come quelle dell’asilo delle suore, e quando mi chiedevano il perché rispondevo semplicemente: "Perché c’è il lupo". Per tutta l'infanzia a causa di questo trauma ho avuto un rapporto complesso con il cibo, e questo album è stato anche un modo per elaborare questo vissuto.

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Facendo un passo indietro vorrei chiederti alcune cose su "Saturnalia", un prodotto a mio avviso davvero particolare che mi ha sempre affascinato ma anche lasciato spiazzato: una lunghissima unica canzone di circa 24 minuti, trasposta anche in video, che cambia mood e stile svariate volte e che racconta l'omonima festività dell'antica Roma. Come vi è venuta in mente un'opera del genere? Quanto tempo ha richiesto la stesura e la realizzazione di un'opera del genere? Siete mai riusciti a riproporla on stage o avete intenzione di farlo un giorno? Te lo chiedo perché questo lavoro è uscito durante il Covid e non so se siate mai riusciti a riproporlo dal vivo o meno... Penso che anche a livello di rappresentazione on stage sarebbe una cosa a dir poco epica...
Siamo riusciti a portarla dal vivo poche volte in 4/5 show. Forse in futuro potrebbe riaccadere, ma è uno show molto lungo e impegnativo da preparare. L’idea è arrivata da un mio forte desiderio di fare qualcosa di incredibile come "2112" dei Rush. E di raccontare la cosa con un cortometraggio. L’impegno è stato catastrofico, molto di più che realizzare un normale album. Il risultato è un lavoro che piace molto agli intenditori ma che risulta poi di difficile approccio per il pubblico meno impegnato. Il che mi fa molto dispiacere perché credo che musicalmente sia stato il nostro apice.
In un mercato discografico sempre più usa e getta, fatto di musica "liquida" da ascoltare in streaming alla svelta per poi passare alla hit successiva, quanto è stato difficile per voi riuscire ad imporvi visto che i vostri album sonosempre concettualmente abbastanza complessi e per essere davvero apprezzati vanno ascoltati nella loro interezza e non "a pezzi"?
Infatti non credo che ci siamo imposti :) Credo infatti che rispetto alla qualità e alla complessità dei lavori che abbiamo prodotto, siano ancora in poche le persone che ci conoscono approfonditamente, persone alle quali però sono profondamente grato. La sensazione è quella di un grande impegno per creare un universo narrativo complesso, che poi viene appena sfogliato in superficie. E ti viene da domandarti "ma chi te lo fa fare?" La riposta a questa domanda è chiaramente "LUCIFERO".
Come penso si sia capito da una delle precedenti domande, una cosa che mi ha sempre colpito della vostra band è la qualità e la varietà dei vostri video clip... A differenza di ciò che fanno i più, ossia immagini della band che suona nei contesti più disparati, voi avete sempre storie da raccontare e le sviluppate in modo molto professionale: puoi raccontarci come nasce e viene creato un vostro cilp? Magari raccontandoci proprio la genesi
del video della sopracitata "Saturnalia" o, perché no, quello dell'ultimo "Miserere"
Il punto centrale è che non mi affido ad un artista esterno per girare i videoclip. Sono io il regista, quindi per me non si tratta di una parte promozionale da fare controvoglia. Si tratta di una parte integrante del lavoro musicale.
Musica e video non sono materia distinta vengono pensati come l’una legata all’altra. Per "Saturnalia", ad esempio, avevo già in mente il cortometraggio prima della composizione della canzone ed il lavoro è stato praticamente
inverso, abbiamo descritto musicalmente degli scenari visivi.
A Luglio suonerete al Luppolo in Rock ed in tale occasione condividerete il palco con i Death SS: ci possiamo aspettare un duetto con Stese Sylvester?
Al momento non è previsto :)
Come detto, in passato avete collaborato con Steve Sylvester, ma per il futuro possiamo aspettarci collaborazioni con altri artisti?
Ultimamente credo che il mondo metal abbia un po' abusato dei featuring, quindi credo che oggi sia una cosa da fare con parsimonia e particolare gusto.
I Deathless Legacy non sono solo musica ma anche libri e, da poco, un gioco di carte: vuoi parlarci di questi aspetti del vostro mondo?
Realizziamo concept complessi, che spesso hanno una lunga storia su cui si basano. I libri sono il modo per trasmettere questa storia in modo chiaro e completo. Quindi sono parte integrante dell’opera e un suo approfondimento. Per "Damnatio Aeterna" abbiamo realizzato anche un gioco di carte. È un gioco molto particolare e piuttosto anticlericale. Ogni giocatore ha un prelato e l’obiettivo del gioco è portare più prelati possibili degli avversari all’inferno, facendoli prima peccare e poi perire nel peccato con qualche disgrazia. Chiaramente il gioco è complicato da tutta una serie di contromisure: confessioni, miracoli, falsi miracoli, immersioni nel Giordano, giubilei...

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Siete stati definiti in passato come horror metal e oggi siete visti più come occult band: l'occulto spesso è legato ad un certo tipo di black metal, genere molto lontano dal vostro... è comunque un genere che ascoltate e che in qualche modo vi può avere influenzato o che potrebbe contaminare il vostro sound in futuro? Te lo chiedo perché sempre più band sia power che thrash, a livello musicale, hanno cominciato ad inserire nel proprio sound sfuriate
rubate questo genere musicale (vedasi ad esempio quanto fatto dai Testament in alcuni brani dell'ultimo "Parabellum")
Personalmente sono un grande apprezzatore del black metal, sono affascinato soprattutto dalle sue sonorità in particolare per il black atmosferico, è più probabile che la contaminazione avvenga quindi a questo livello più che a semplicemente inserire uno stilema ritmico.
Come artista in generale e musicista in particolare quali sono i traguardi che ancora non sei riuscito a raggiungere ma che hai messo nel mirino per il futuro?
Sinceramente non ho mai ragionato per traguardi. Affronto la creatività artistica come qualcosa che non posso smettere di fare, e della quale sono completamente assuefatto in un fervore mistico religioso di cui non posso fare a meno. L’unica cosa che realmente vorrei è arrivare a più persone possibile.
Ho ancora una curiosità da chiederti ed è legata al vostro logo: al centro del cerchio che sovrasta la scritta è presente un tridente, simbolo già visto in passato in band quali Dissection e Watain, ma in questo caso
rovesciato: perché?
Il nostro simbolo ha un significato ben preciso e riguarda le mie particolari attitudini e interessi occulti: è un esagramma thelemita che si apre con una rotazione tridimensionale per far spazio ad un tridente proveniente dalla quimbanda (macumba), rovesciato verso il basso per collegarsi direttamente all’elemento terra e putrefazione.
Intervista a cura di Rix619

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