Anno Mundi: Don’t follow the path that so many tread …

Info

Gruppo:Anno Mundi

Autoprodotto e pubblicato in tiratura limitata nel dicembre del 2018, “Rock in a danger zone” (qui la recensione) è il nuovo album degli Anno Mundi, valorosa formazione romana capace di combinare elementi doom, epic, hard-rock e prog grazie all’ispirata attitudine di musicisti dall’estrazione artistica eterogenea, declinata in un’entità sonora abbastanza mutevole e variegata, ricca di pathos in tutte le sue diverse manifestazioni. Eccovi il resoconto della piacevole chiacchierata svoltasi con i quattro membri (Gianluca Livi, Alessio Secondini Morelli, Federico Giuntoli e Mattia Liberati) dell’attuale organico del gruppo, in cui, oltre che dell’uscita discografica, si è finiti amabilmente a parlare di progetti futuri, di “italianità” e della complicata situazione della scena underground capitolina.

Ciao ragazzi e benvenuti su Metal.it! Dopo i doverosi complimenti per il vostro “Rock in a danger zone” (di cui parleremo tra poco), direi d’iniziare, come di consueto con tutti gli esordienti sulle nostre pagine virtuali, con una vostra breve scheda di presentazione.
Gianluca: tralasciando tutto ciò che riguarda il passato, già presente in rete, direi di parlare degli Anno Mundi attuali. Il nuovo corso presenta la band con una formazione attestata su cinque elementi, che è la cosa che volevamo da sempre. In origine eravamo in due, attorniati da innumerevoli turnisti. Nel primo album hanno suonato, oltre a noi, otto musicisti, tutti bravissimi, per carità, ma non era quello che volevamo. Quella formula ci stava stretta e sentivamo che non ci rappresentava al meglio. La cosa corretta è stata quella di raggiungere l’agognata stabilità acquisendo in pianta stabile le persone giuste.
Il vostro monicker, pur assai affascinante, potrebbe trarre in inganno chi, superficialmente, v’immaginasse come un ennesimo esempio di pura devozione Sabbathiana … da cosa nasce? C’entra in qualche modo un senso di “fiera latinità” tipico di molte band della capitale (dagli Astaroth ai Martiria)?
Alessio: in qualche modo c’entra. Proprio perché proveniamo dalla Città Eterna, all’inizio, mentre eravamo ancora alla ricerca di un moniker, avevamo in mente, tra le varie opzioni, Caput Mundi. L’uso del linguaggio latino (come non richiamare i testi “sacrali” del grande Mario The Black Di Donato) pare calzare a pennello con un certo tipo di metal “pachidermico” e affine a un determinato “spirito ancestrale”, sulle radici musicali delle quali poggia la nostra musica. La modifica in Anno Mundi avvenne subito dopo: cosa c’è di più ancestrale degli anni che passano dalla creazione del mondo? Il concetto è molto forte.
Gianluca: ovviamente, Anno Mundi ha più di un significato … è anche un omaggio ai Sabbath, che con quel titolo hanno pubblicato uno dei pezzi più belli del periodo con Tony Martin.

Immagine
La vostra attuale configurazione, in realtà, propone una felice combinazione tra doom, epic, hard-rock e prog, mescolando la “storia” del gruppo con gli innesti di Federico Giuntoli (che i più attenti ricorderanno con i Martiria di “Roma S.P.Q.R.”) e di Mattia Liberati e Flavio Gonnellini (entrambi provenienti dagli ottimi Ingranaggi Della Valle). Com’è nata questa brillante sinergia?
Alessio: un’ottima sinergia, hai detto bene ... Freddy è stato determinante per lo sviluppo delle liriche. Alcuni brani, pur musicalmente convincenti, hanno trovato piena realizzazione grazie alle sue idee concettuali.
Freddy: il mio ingresso negli Anno Mundi è coinciso con l’uscita dai Martiria dopo il citato “Roma SPQR”. Ero affascinato da questo nuovo progetto che fondeva Rock & Prog.
Mattia: io sono entrato per puro caso nella band. Gianluca mi aveva chiesto di aiutarlo a sviluppare una sua idea rimasta irrealizzata e ci siamo trovati molto bene a lavorare assieme. Ho accettato subito la sua proposta di entrare in pianta stabile nel gruppo. Mi ha molto colpito il suo desiderio di sviluppare il lato prog del gruppo, che prima era solo lambito.
Musicalmente e liricamente, da quali gruppi traggono ispirazione gli Anno Mundi?
Mattia, Federico, Gianluca: a parte i Black Sabbath, che sono un po’ un denominatore comune, noi ascoltiamo di tutto. Lo stesso vale per la lettura.
Alessio: personalmente, sono molto interessato al potenziale narrativo di generi come l’Epic/Doom e il Metal in generale. Assieme ad una passione per “l’ancestrale” e il “dark”. Basti sapere che tra i miei albums preferiti, oltre ai classici dei Black Sabbath, vi è “Nightfall” dei Candlemass. Un disco con un potenziale immaginifico pazzesco.
Il disco è davvero interessante. Piace, come anticipato, per la capacità di sapersi muovere con una certa disinvoltura tra diverse sfumature stilistiche, che meriterebbero tutte una singola trattazione … se, però, affermo che “Pending trial” può essere il brano che rappresenta al meglio il vostro variegato mondo musicale e le sue possibili evoluzioni, commetto un errore “madornale”?
Freddy: concordo …“Pending trial” è un brano-sintesi delle varie anime presenti negli Anno Mundi.
Mattia: su quest’album, quel brano certamente riassume le nostre attuali identità. Nel prossimo disco ce ne saranno anche di più interessanti e rappresentativi.
Megas Alexandros” e “Searching the faith”, incarnano, d’altra parte, l’anima più epica e oscura degli Anno Mundi … cosa ci potete raccontare di questi pezzi?
Alessio: per quanto riguarda il primo pezzo, stiamo parlando dell’elemento più metal ed epic degli Anno Mundi, che non deve essere preso sottogamba. Siamo ancora legati a brani del nostro primo album, come “Timelord” e “Dwarf Planet”. Molta dell’ispirazione per quei pezzi è comune alle nuove composizioni. In effetti, avevo concepito da tempo il magniloquente riff di “Megas Alexandros”, di forte piglio epico. L’argomentazione del testo l’ha fornita Freddy, ammiratore della figura storica di Alessandro Magno. Componendo le liriche ci siamo accorti che il feeling “bellicoso” e magniloquente di questo brano si adattava alla perfezione all’argomentazione scelta.
Freddy: “Megas”, scritto a quattro mani con Alessio, che ne ha curato la musica, risente fortemente delle influenze epiche dei Martiria. Il testo è poi stato scritto sotto l’influenza del libro di Valerio Massimo Manfredi che s’interroga sul mistero della tomba mai scoperta del condottiero macedone.
Gianluca: “Searching the faith” è il brano più Sabbathiano dell’opera e tratta questioni di fede, generalmente concernenti l’assenza di Dio dalla vita quotidiana o domande trascendentali che rimangono senza risposta. Tuttavia, per quanto concerne quelli di mia composizione, il mio preferito rimane “Blackfoot”, doveroso omaggio ai Blackfoot, band USA composta per tre quarti da indiani pellerossa. Sono anni, ormai, che vado acquistando tutto ciò che riguarda il southern, dalla Allman Brothers Band a Charlie Daniels, passando per Lynyrd Skynyrd, Molly Hatchet, Marshall Tucker Band e tanti altri.
L’ultima curiosità sul contenuto dell’albo la spendo per “Fanfare”, trascrizione dei Kiss di “Music from the elder”. Anche qui, vi chiedo di dirci tutto su una scelta così singolare.
Gianluca: quando si è aperta la possibilità di incidere una cover dei Kiss per la compilation/libro “Kissed by Kiss”, tutti si chiedevamo che tipo di arrangiamento potesse effettuare una band di stampo Sabbathiano reinterpretando pezzi dei Kiss. Quindi mi è venuto in mente di selezionare qualcosa che nessuno avrebbe mai scelto e ho optato per “Fanfare”, l’unico brano, dell’intera discografia dei Kiss, suonato da un’orchestra sinfonica. Ovviamente, la band mi prese per pazzo, ahahah. Tuttavia, proporre un incedere cadenzato tipo “Heaven & Hell” ha convinto tutti. La versione presente su disco è comunque inedita, giacché è stata arricchita delle tastiere, in origine assenti, e il risultato mi pare ancor più efficace e magnetico.
Rock in a danger zone” esce esclusivamente in vinile (in tiratura limitata). Come motivate questa decisione? E, più in generale, quali sono le vostre valutazioni sul cagionevole “stato di salute” del mercato discografico contemporaneo?
Alessio: sappiamo che in un certo senso questa scelta ci pone in un mercato “di nicchia”. E’ anche vero che la nostra musica è tutt’altro che mainstream. Il mercato discografico è sempre più inflazionato, anche per il minor gradimento del supporto fisico (attualmente, pare che il Cd sia in crisi). Abbiamo quindi optato per il vinile autoprodotto anche per distinguerci. La crisi c’é, tanto vale utilizzare questo margine di libertà “negativo” per fare una scelta relativamente “originale”.
Gianluca: mi tornano spesso in mente i comunicati della Philips, ove, negli anni ‘80, veniva presentato il Cd paventando la scomparsa del vinile entro la fine del millennio. Diciamo che ci è piaciuto confutare quest’assunto (risate).
P.S.: al momento, il disco è in vendita presso i seguenti negozi romani:
PINK MOON RECORDS (Via Antonio Pacinotti n. 5 – tel. 065573868 - www.pinkmoonrecords.com/)
ACE RECORDS ROMA (Viale Tirreno n. 113 – tel. 068171254 - www.facebook.com/acerecordsroma/).
Ora è giunto il momento di affrontare i classici “progetti futuri”. Mi sembra ci sia in ballo, a breve, un’altra uscita discografica, da realizzare in collaborazione con la Black Widow Records (prestigiosa label genovese che, tra gli altri, patrocina anche gli Ingranaggi della Valle). Ci potete dare qualche anticipazione in merito?
Gianluca: il prossimo disco sarà ancora più rappresentativo delle commistioni di genere, più di quanto fatto finora. Black Widow Records ha manifestato interesse per noi e siamo molto onorati di questo. In passato, la pubblicazione del nostro esordio, per motivi troppo lunghi da spiegare, non è andata in porto con loro (infatti, siamo approdati alla BTF), ma adesso i nostri obiettivi sono perfettamente allineati. Confidiamo in un bel prodotto, musicalmente ed esteticamente.
Alessio: le composizioni del prossimo album rimarcheranno l’assortimento delle nostre influenze, passate e presenti. Non ci faremo mancare nulla.

Immagine
In tempi di crisi generalizzata, l’attività live sembra diventata una delle fonti “predominanti” di sostentamento, almeno per quanto riguarda la scena musicale “maggiore”, mentre per le realtà underground le opportunità di esibirsi in condizioni adeguate sono sempre piuttosto rare … come giudicate la situazione sulla base delle vostre esperienze e quali sono le prospettive in questo senso?
Freddy: sono il membro della band che ha più progetti in piedi e che si esibisce settimanalmente nei locali di Roma e Provincia. Diciamo che le varie cover band di cui faccio parte mi permettono di finanziare progetti come quello recente di “Strada Maestra” con Max Smeraldi. Rimane comunque difficile presentare progetti originali vista la forte resistenza dei locali.
Gianluca: amo suonare dal vivo ma soltanto ad alcune condizioni, attualmente assenti su Roma. Gli organizzatori portano band in una città chiedendo il supporto di gruppi autoctoni, con il malcelato intento di tirar su un pubblico numeroso. Il risultato è che la platea tipo è composta esclusivamente da amici dei musicisti locali, che accorrono per sostenere questi ultimi e che, di fatto, costituiscono l’ossatura pagante di queste serate, generalmente improvvisate e disorganizzate. La cosa assurda è che quei soldi non entrano neanche nelle tasche dei loro amici, a cui si chiede di suonare gratuitamente. Una cosa piuttosto ignobile, a mio modesto avviso. Dovrebbero essere il locale e il promoter ad attirare gli spettatori - con la pubblicazione di locandine, affissione di manifesti, l’invio di comunicati stampa - non i gruppi spalla e i loro amici attirati da sentimenti di solidarietà e comunanza. Finché il meccanismo sarà questo, meglio dedicarsi alla registrazione. Approfitto di questa domanda per ricordare l’operato del compianto Fernaldo Regaldo, chitarrista dei S.O.S.: lui aveva dato vita a “No Slappers”, associazione culturale avente lo scopo di promuovere musica originale, impegnandosi a coordinare a titolo gratuito l’attività concertistica dei gruppi con l’intento di promuovere e diffondere la musica originale, non quella coverizzata. Aveva ragione lui e aggiungo che non prendeva una lira da tutto questo, devolvendo l’intero prezzo del biglietto ai musicisti.
Un pregio e un difetto dell’essere “italiani” e suonare hard-rock …
Alessio: il pregio è esclusivamente nell’italianità, cioè nella particolare sensibilità di chi suona rock nella penisola. Il nostro modo di fare musica rock è differente da quello di chiunque altro, in qualunque altra parte del mondo si trovi (confronta il Banco o la PFM con gli Yes e te ne accorgerai). Il difetto è, spesso e volentieri, l’italianità anche nel fare. L’adagiarsi sugli allori, l’invidia tra bands, il modo errato di porsi con i veicoli promozionali. A volte le bands si tarpano le ali da sole senza rendersene conto.
Freddy: il pregio è la bravura. Nessuno può negare quanto d’italiano ci sia o ci sia stato in centinaia di eccellenze a livello mondiale, da Sinatra a Ronnie J.Dio, passando per Steven Tyler, Lady Gaga e tanti altri. Il difetto è l’imperante esterofilia, la paura di scommettere sulla musica italiana che condiziona in negativo molte belle realtà.
Siamo alla fine. Grazie davvero di tutto e a voi il “microfono” per le considerazioni finali …
Gianluca: poco sopra ci hai chiesto come mai abbiamo pubblicato l’album soltanto in vinile ... lo abbiamo fatto specialmente per il mercato del collezionismo. Sono convinto che il 70% di quelli che compreranno il nostro disco non lo farà per la musica ivi contenuta, ma per esigenze feticiste (tiratura di 300 copie di cui 100 in versione limitata con dipinto a mano, calendario personalizzato, foto autografata). Ma qualcosa sta cambiando. Basti dire che tutte le riviste o le webzine che ci hanno recensito fino ad ora, Metal.it in testa, non hanno chiesto alcuna copia omaggio, limitandosi ad analizzare il solo formato mp3: vuol dire che il loro interesse non era finalizzato a un tornaconto, ma ai contenuti, alla musica. Continuiamo così e supportiamo chi scrive musica originale. È questa la strada giusta.
Intervista a cura di Marco Aimasso

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?