(26 settembre 2026) Metalitalia Festival 2026 (Day One) @ Milano

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Provincia:MI
Costo:non disponibile
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In un 2026 davvero folle e delirante per svariati motivi in un mondo sempre più ansiogeno e vacuo, torna il Metalitalia Festival, una kermesse musicale che ormai ha raggiunto una longevità non scontata se si parla di Festival musicali a tema Metal nel Belpaese, diventato un vero e proprio appuntamento fisso per molti appassionati del genere nel nostro paese e che di riflesso vede già una bella partecipazione di pubblico anche dinanzi alle prime band del cartellone, cosa questa mai scontata vista la brutta abitudine tutta italiana di snobbare le band d'apertura per concentrarsi solo sui piatti forti.
Questo punto è da sottolineare anche per via di scelte artistiche che sanno bilanciare il coraggio di scelte inusuali con la sicurezza di una certa confort zone, ma cerchiamo di andare con ordine…

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Come da qualche anno a questa parte, il fest è preceduto da un Warm Up formato da band italiane che vanno a scaldare gli animi dei più forti aficionados al Bloom di Mezzago: purtroppo per motivi di lavoro non ho potuto assistere alle esibizioni di Duir (Black/Folk Metal da Verona), Game Over (Thrash da Ferrara), The Foreshadowing (Gothic/Doom capitolino) e lo special show dei Dark Lunacy (con protagonista l'album "The Diarist" del 2006), ma è giusto dare spazio a questo succulento antipasto, come è giusto e sacrosanto evidenziare il fatto che il biglietto del Warm Up costasse solo 10 euro e fosse addirittura gratuito per chiunque si presentasse nel locale con l'abbonamento dei due giorni del festival. Iniziative del genere sono sempre e comunque da lodare e se trovate motivi di lamentela, beh, vi meritate le solite quattro cariatidi che suonano sempre le stesse cose da sessant'anni, l'acqua calda a 3 euro, servizi inefficienti e altre amenità varie che infestano i "festival" più grossi.
Prima ancora di parlare della musica che ha riecheggiato attraverso le casse del Live Club di Trezzo, ricordo che per il terzo anno di fila questa manifestazione musicale non ha subito un aumento nel costo dei biglietti, mentre a livello di servizi c'è stato il Metalitalia Ink con vari tatuatori di livello, stand di vario tipo legati da quel fil rouge che è la musica, la partnership con un'Hotel, anche questa una trovata molto comoda per chi si è fatto tutte e due le giornate, oltre al solito servizio del braccialetto con il quale si può uscire e rientrare a piacimento dal Live Club che anche questa volta ha svolto un servizio di livello, non solo a livello prettamente musicale (dove praticamente i problemi tecnici - a parte un paio di sorvolabilissimi nei - non ci sono stati), ma a livello generale con un personale accogliente ed una security gentile e a modo (cosa questa non sempre scontata).
Bene, finito questo pippone iniziale possiamo finalmente addentrarci in quella che è stata la prima giornata, una giornata che ha avuto il coraggio di presentare nomi non per tutti i gusti.

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Il compito infame di essere l'opening act della giornata spetta al gruppo Nel Buio, interessante power trio di recente formazione (2023), che giusto lo scorso anno ha rilasciato il proprio full d'esordio tramite la sempre attiva Time To Kill. Uso l'aggettivo interessante perché il gruppo italiano fa un Black Metal che si avvale di alcune suggestioni Darkwave per dare personalità e dignità artistica alla sua proposta: una proposta che risulta essere ancora acerba, che vede spesso l'elemento Darkwave come un orpello aggiuntivo appena abbozzato al contrario di quello Black Metal che rimane protagonista e predominante, ma che se ben sviluppato potrebbe dare delle grandi soddisfazioni agli amanti di determinate sonorità. I musicisti sopra il palco fanno il loro lavoro (non che avessi dei dubbi al riguardo avendoli già visti in altre occasioni), con un paio di interventi (inutili?) della perfomer con delle movenze che sembrano più una scusa per aggraziarsi delle persone con evidenti deficit di interazioni con il gentil sesso che non una vera necessità artistica come fatto dalle performers dei Death SS che con i loro siparietti fanno omaggi all'esoterismo di vario tipo, passando per l'horror o ad altri riferimenti culturali. Bisognerà vedere dove porterà il loro cammino musicale per sbilanciarsi definitivamente.



Con il secondo nome in cartellone il livello si alza e di molto, dopotutto i Nero di Marte sono un gruppo che a fronte di una scarsa prolificità discografica, ha un livello qualitativo decisamente alto ed è solo e soltanto grazie ad essa che questa band è riuscita a costruirsi il suo seguito, con tanto di contratto con la Season Of Mist che è la label dietro all'ambizioso "Immoto" del 2020.
Ma che musica fa questo quartetto musicale? Domanda più che lecita visto che parliamo comunque di una band di nicchia… con loro si parla il verbo del Post Metal, un Post Metal però che non si limita a guardare con timore reverenziale i grandi del genere, ma che cerca con disinvoltura di portare personalità al proprio sound ed ecco che i Nero di Marte vanno ad arricchire il loro ventaglio stilistiche con delle sbandate tra Progressive e Death Metal che danno un certo dinamismo al loro viaggio sonoro ondivago. Un viaggio che finisce troppo presto, ma è anche vero che siamo solo alla seconda band della giornata. Una band di sostanza che non ha bisogno di certi mezzucci per attirare l'attenzione visto che la loro musica basta e avanza. A quando un nuovo album e ai prossimi live show?



Ed ora ecco che arriva il turno del primo ospite internazionale della giornata: gli ucraini 1914.
Gruppo che negli ultimi anni sta facendo discutere più per le sue iniziative politiche e i comunicati social che non per la sua musica, al riguardo mi limito solamente a chiedere cosa avremmo fatto noi se fossimo stati nei loro panni, ma questo è un live report, quindi sorvoliamo questo punto.
Detto questo aggiungo anche che è triste vedere il mondo così incarognito che tende a commentare e a fomentarsi dietro a questa o quella polemica (quasi sempre di livelli e toni risibili), lasciando in disparte le cose positive. Dico ciò perché la band ucraina ha effettivamente qualcosa da dire a livello musicale e si è creata un'immaginario credibile ed un'estetica coerente con quello che vuole comunicare: i filmati storici dell'epoca e i rapporti scritti proiettati accompagnano il feroce Death/Black Metal dai toni feroci, epici e magniloquenti che questi cinque vanno a sciorinare al pubblico. C'è qualche piccola base che rende il tutto ancor più drammatico, ma poca roba davvero: i 1914 sono una vera live band che se tanto mi dà tanto è a tanto così da esplodere (un po' come i Kanonenfieber con cui condividono l'interesse morboso per la Prima Guerra Mondiale), che risulta essere intensa e caparbia anche sopra le assi di un palco e non solo su disco.



Altro cambio rapido di palco e abbiamo i francesi Nocturnal Depression che sono stati chiamati a sostituire i Novembre che hanno dovuto dare forfait per seri motivi di salute: pazienza per la loro esibizione, un concerto o un festival si possono sempre recuperare, ma la salute no. Poi mettendomi nei panni degli organizzatori non oso immaginare che incubo sia stato il dover trovare un sostituto degno a pochissimi giorni dal festival, quindi a prescindere bisogna solo che fare i complimenti per come si è gestita questa situazione. Sui francesi e la loro esibizione che dire? Alla fine il Depressive Black Metal è un sottogenere che ha conquistato una sua fan base di fedelissimi ed è a questi ultimi che il sound dei Nocturnal Depression fa riferimento: sonorità lente e cupe che si affiancano a testi dolorosi, con un'interazione con il pubblico senza molte moine com'è giusto che sia visto il genere proposto. E con la stessa andatura mesta e minimale del concerto, la band saluta il pubblico pagante, con i fans che sicuramente saranno rimasti soddisfatti, mentre tutti gli altro forse non avranno apprezzato in pieno la staticità e una certa ripetitività di fondo.



Dopo i Nocturnal Depression si continua sempre con sonorità molto forti a livello emotivo con il Black Metal intriso di Post Rock/Metal degli austriaci Harakiri For The Sky. Il concerto di questi artisti è stato molto sentito, tra melodie ricche di pathos che sono le vere protagoniste del Black Metal così fortemente onirico ed evocativo che accompagnano i testi non particolarmente allegri e spensierati, giusto per usare un eufemismo. Vista (anzi, sentita!) la forte caratura emotiva del sound proposto dagli austriaci sono rimasto sorpreso dal pogo che si è venuto a formare (mi verrebbe da dire che l'unico vero pogo possibile ed immaginabile con gli Harakiri For The Sky sia quello che preveda l'uso dei fazzoletti per asciugarsi le lacrime, ma non divaghiamo troppo…), come pure è da ricordare quel personaggio pittoresco che urlava bestemmie a ritmo della musica proposta. Questo losco figuro mi fa anche venire in mente che prima o poi sarebbe fare un serio approfondimento sulla fauna che si può trovare ai festival Metal, ma questo lo si farà in futuro, non ora. Certo, c'è pure da dire che bisogna anche avere la maturità di capire quando fare o non fare certe cose, ma l'alcool in tal senso è il peggior nemico per permettere di compiere certi elaborati meccanismi mentali.
Sulla perfomance dei nostri aggiungo che il contesto al chiuso che è tipico di ogni live club, ha sicuramente valorizzato la loro musica, poi con una professionalità del genere, che ve lo dico a fare?



La prima giornata del Metalitalia Festival di quest'anno come potete leggere (o avete avuto modo di vivere se eravate lì presenti!) sta procedendo davvero bene, complice anche i cambi palco non molto lunghi e la praticamente totale mancanza di problemi tecnici di sorta, cosa che continuerà non solo per il resto della giornata, ma pure in quella successiva.
Comunque bando alle ciance ora è il turno di una vecchia conoscenza di questo festival, ovvero i Fleshgod Apocalypse.
Una delle pochissime band Metal italiane ad avere una reale credibilità a livello internazionale, oltre ad avere un certo successo pure negli States, la band è cresciuta davvero molto nel corso degli anni, non solo a livello artistico, ma pure a livello di professionalità: se la presenza scenica sul palco molto curata non è esattamente una novità, c'è da dire che rispetto a pochi anni fa la scelta e il bilanciamento dei suoni ha fatto fare il definitivo salto di qualità ai nostri. Prima le chitarre erano letteralmente soffocate dalle orchestrazioni spesso troppo bombastiche, per non parlare della batteria ultra triggerata di qualche anno fa che dilaniava letteralmente il Death Sinfonico proposto nel corso degli anni dalla band, mentre adesso c'è molto più equilibrio tra le parti e a guadagnarne è la resa generale del sound in tutte le sue sfaccettature.
Le chitarre sono libere di "respirare" e complice anche uno smussamento degli angoli (leggasi "suono più melodico e levigato"), adesso si possono apprezzare decisamente di più le sonorità pompose composte e suonate dai cinque.
Poi la presenza di una cantante come Veronica Bordacchini (che si destreggia molto bene come soprano, ma anche con un canto più melodico e ammiccante) è un'ulteriore valore aggiunto, con un disco come "Opera" ad aver rappresentato un vero e proprio step. Concerto di caratura internazionale.



Si avvicina la fine della prima giornata, ma prima dobbiamo addentrarci negli abissi più reconditi della nostra anima e nell'aiutarci in questo fosco viaggio introspettivo ci pensano gli Amenra.
Una scelta molto coraggiosa quella di chiamare una band del genere, decisamente non per tutti i palati, anzi. Scelta comunque ben ripagata vista l'affluenza.
L'esibizione live della band belga comunque è stata tanto intensa, quanto minimale, con chitarroni pesanti dall'andatura mantrica che si alternavano a parti più introspettive che davano uno stacco estraniante a quele disperate scariche di watt. In bilico tra Post Metal e Post Hardcore, con un sound più monolitico dei Neurosis che a volte strizza l'occhio allo Sludge e pure al Doom, c'è un che di spirituale nella musica e nel concerto.
Nessuna interazione con il pubblico, solo urla, disperazione, volumella e filmati criptici.
Uno degli highlits della giornata, senza alcun dubbio.




Ed ecco che le distorsioni degli Amenra ci portano all'headliner della giornata, i Paradise Lost con uno show speciale visto che i fans hanno avuto la possibilità di votare le canzoni per questa data.
Vero, situazioni del genere sono un po' paracule, ma è altrettanto vero che un'escamotage del genere dà la possibilità a questa o quella band di fare un show unico a modo suo e quindi eccoci qui.
Che c'è da dire sul concerto di questa storica band che ha contribuito a dare i natali al Gothic Metal? Che è stato molto banalmente un ottimo concerto e che molte band storiche non sono in grado di fare spettacoli del genere.
Parlando della scaletta c'è da dire che essa ha pescato un po' da tutti i periodi del gruppo di Halifax: l'inizio è affidato da un estratto dall'ultimo (e molto apprezzato) "Ascension" che alla fine è stato rappresentato con tre brani. Dopo partono subito un paio di classici che hanno fatto brillare gli occhi a fans storici e nostalgici di un periodo lontano che non tornerà più con "Gothic" dall'album omonimo e "Shadowkings" (che disco "Draconian Times" e giustamente ha avuto un occhio di riguardo in quest'occasione), per poi tornare a tempi più recenti con la struggente "No Hope in Sight". Senza star qui a fare un noioso (e tedioso) track by track, si può affermare che la scaletta speciale fatta non solo è riuscita a bilanciare in maniera molto intelligente il prestigioso passato con un presente roseo, ma si ha avuto il buon gusto e l'accortezza di inserire delle chicche rare, come l'orecchiabile Rock elettronico di "Eraser" che era dal 2020 che la band non eseguiva dal vivo, il Synthpop di "So Much is Lost" dal controverso "Host" o "Say Just Words" sempre dalla fase più melodica.
Alcune considerazione sparse per quanto riguarda i Paradise Lost in sede live: la prima è che questo gruppo (escludendo i giochi di luci sul palco) non ha bisogno di scenografie tronfie ed imperiose, visto che il canzoniere è strabordante di musica di qualità. In seconda istanza (un po' come i Blind Guardian), i cinque si presentano sul palco alla stregua di un ragioniere che mezz'ora prima ha finito di lavorare in ufficio, proprio vero che l'abito non fa il monaco: della serie "pensate alle cose serie (musica) e non alle cazzate (abiti di scena)".
Ultimo punto da sottolineare: che Greg Mackintosh sia in un certo senso "l'asso nella manica" non è certamente un mistero (chitarrista con un gusto compositivo molto raro che pennella un riffing e solismi vari con un bilanciamento encomiabile tra quella che è la potenza e l'energia del Metal e le raffinate melodie malinconiche e nostalgiche del Gothic), ma su Nick Holmes è giusto spezzare una lancia a suo favore visto che spesso sui social o sui forum viene etichettato come l'anello debile in sede live. Certo, non ha più la voce di vent'anni fa (e grazie al ciuffolo vien da dire!), ma durante la giornata ha fatto una perfomance di gran livello e con delle umane imperfezioni che hanno reso il tutto più autentico: la prima giornata del festival non poteva chiudersi in maniera migliore.



Link utili:
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Report a cura di Seba Dall

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