(06 luglio 2013) Run To The Hills Festival

Info

Provincia:FM
Costo:ingresso gratuito
In un periodo in cui il vero spirito metal va sempre più scemando, è un piacere prendere una boccata d’ossigeno in situazioni come questa qui del Run To The Hills Festival.
Appena giunti al Parco della Pace di Servigliano, si capisce subito l’atmosfera che si respirerà per tutta la serata. La location è accogliente, il palco non è di quelli mastodontici e dispersivi, e un gruppo di ragazzi sta lavorando alle ultime cose prima dell’inizio della manifestazione.
Il Run To The Hills Festival è alla sua prima edizione ma può vantare già un bill di tutto rispetto, e vedere questi giovani così impegnati a rifinire gli ultimi dettagli mi mette di buon umore, perché quando la passione è grande si riescono a fare miracoli. O quasi… Quindi complimenti vivissimi ad Alicia e al suo staff di amici per quanto sono riusciti a realizzare nel piccolo paesino vicino Fermo…

ARMED RIOT
Dopo qualche birra refrigerante (l’unico vero neo della giornata, i prezzi fin troppo esosi per la birra…), e gli ultimi rintocchi di sound check, è già la volta della prima band, e cioè degli Armed Riot, di San Benedetto del Tronto. Il trio parte subito in quarta per sfruttare al meglio la ventina di minuti a propria disposizione. Nonostante tutto l’impegno e tutto sommato una buona prova strumentale, quello che manca è un po’ di esperienza in più e di presenza scenica che riesca a coinvolgere maggiormente la gente sotto il palco (per la verità ancora pochina). Se i nostri giovani thrasher riusciranno a migliorare anche questo aspetto, sono sicuro che nei loro prossimi show risulteranno molto più coinvolgenti. Da segnalare, in chiusura, la cover di un mega classico, “Witching metal”, degli immarcescibili Sodom, che inizia a svegliare gli animi dei metal kids accorsi allo show…

Tracklist:
HATE YOUR NEXT
BROTHERHOOD
SBT MOSH
VIRTUAL WARRIOR
WITCHING METAL (SODOM COVER)

HI-GH
Le cose migliorano decisamente quando a thrashare sul palco arrivano gli Hi-Gh. C’è più coesione, la seconda chitarra conferisce più corposità al sound dei nostri, e la voce del singer/bassista Slowly colpisce nel segno. Il look è molto old school, la presenza scenica è decisamente migliorata, e anche dal punto di vista esecutivo nulla da eccepire, il quartetto romano ci sa decisamente fare… Dopo l’ottima “Faster! Faster! Faster!” e una cover di “This means war” dei Tank, ci avviciniamo quasi alla fine del loro corto show, non prima di sparare le ultime cartucce, “You’re going down”, l’autocelebrativa “Hi-gh” e la conclusiva “Hydra”. Devo ammettere che non avevo mai visto la band in azione dal vivo, ma sono rimasto piacevolmente colpito dalla carica che riesce a sprigionare, e soprattutto dalla bontà della proposta dei propri brani, che in sede live acquistano quel valore aggiunto che manca alle versioni in studio… bravi…

Tracklist:
DAS BOOT
FASTER! FASTER! FASTER!
NIGHT DANCE
501ST LEGION
THIS MEANS WAR (TANK COVER)
FREEWAY MADNESS
YOU’RE GOING DOWN
HI-GH
HYDRA



LAST REBELS
Dopo i romani è giunta l’ora dei padroni di casa, i Last Rebels. Il fatto che i nostri giocassero in casa (Cius, il bassista, è uno degli organizzatori), gli ha garantito un afflusso maggiore di gente sotto il palco, nonché un supporto più vivo da parte dei numerosi amici presenti. Stilisticamente, pur restando presente una forte matrice thrash, il sound si è spostato palesemente verso il rock ‘n’ roll di motorheadiana memoria, sicuramente l’influenza maggiore dei nostri, e di Cius in particolare, che gioca molto a fare il Lemmy marchigiano… Qualche problema tecnico di troppo ha prolungato un po’ la già fin troppo lunga esibizione della band, che tutto sommato avrebbe figurato meglio in seconda posizione nel bill, visto che la prova non è stata del tutto impeccabile, perlomeno se paragonata a quella degli Hi-Gh. Ciononostante, e per i motivi accennati prima, il responso è più che positivo, e tra una “Rock ‘n’ roll milf”, una “Metal smoker” e una “Sex, drinks at Rock Cafè” (a quanto pare un loro piccolo classico), lo show va avanti, prima che la conclusiva “Indian’s summer” ponga il sigillo alla loro esibizione. In definitiva è stata una prova sufficiente, ma non esaltantissima. Da rivedere…

Tracklist:
LAST REBELS
METAL SMOKER
SEX, DRINKS AT ROCK CAFÉ
BITE TONIGHT
ROCK ‘N’ ROLL MILF
WILD AND FREE
DANGEROUS LOVE
LOBO
THE WOLFPACK
INDIAN’S REVENGE

HATRED
Siamo al giro di boa, ed è ora che sul palco salgano gli Hatred. Non me ne vogliano i ragazzi dei gruppi precedenti, ma ora si inizia a fare sul serio… La differenza a livello esecutivo, attitudinale e di tenuta palco è enorme, e pur con qualche problema di line up (batterista provvisorio, e posto di bassista occupato per l’occasione proprio dal batterista titolare) sono riusciti ad infiammare il pubblico, che nel frattempo è iniziato a diventare abbastanza cospicuo… La doppietta iniziale “Blood and death”/“Anguish malignancy” è micidiale, e dà subito l’idea del tipo di show che ci avrebbero riservato gli Hatred, e cioè un concentrato di violenza thrash/death. Come detto dietro le pelli sedeva un ragazzetto micidiale, di chiara estrazione hardcore, che ha pestato di brutto sui tamburi, mentre al bravo Trosomaranus è spettato il compito di traghettatore, cosa che ha svolto al meglio, sia per quanto riguardo la voce che durante ritmiche e assoli alla chitarra. “Deathmageddon” spazza via tutto, anche se tutti i presenti sono sotto al palco per aspettare quello che, a modo loro, è un piccolo classico degli Hatred, e cioè “Millenarian alcoholist”, cantata a squarciagola dai fan più affezionati assiepati in prima linea. Insomma, una prova di tutto rispetto per il quartetto, che può lasciare il palco, sulle note di “Death metal” dei Possessed, sicuro di aver dato il massimo ed aver lasciato il primo vero segno in questo simpatico festival…

Tracklist:
BLOOD AND DEATH
ANGUISH MALIGNANCY
FINAL HATE
DEATHMAGEDDON
SORE OF EVIL
MENSES AFTER DEATH
BURNING WRATH
AGGRESSION
MILLENARIAN ALCOHOLISTS
DEATH METAL (POSSESSED COVER)



CENTVRION
Si entra nel trittico finale, quello dei professionisti, e si cambia del tutto registro visto che a salire sul palco ora tocca ai Centvrion, beniamini locali e portabandiera del metal classico, che più classico non si può… Inevitabile, come prima cosa, notare il nuovo singer (relativamente, visto che sono già tre anni che è nella band, ma solo ora mi capita di rivederli dal vivo), ed è impossibile che non sia così visto che il nostro non fa nulla per nascondere la sua ammirazione, la sua dedizione (e diciamola tutta, la sua esasperata venerazione) nei confronti di Rob Halford. I Centvrion si sono sempre sentiti un po’ i Judas Priest italici, e anche il vecchio singer, Germano Quintabà, con la sua voce, ricordava moltissimo Halford. Roberto Cenci, però, a differenza del suo predecessore, lo imita anche nel look, quindi cappottone nero, capello rasato, pizzetto, e perfino le movenze sono quelle. Se nulla gli si può appuntare dal punto di vista tecnico e vocale, di certo staccarsi un po’ iconograficamente avrebbe giovato al gruppo e a lui stesso, ma sono scelte, e non sta a me giudicarle. Musicalmente parlando, invece, nulla da eccepire per la band, che ci delizia per tre quarti d’ora con il suo classicissimo metal, anche se mi aspettavo qualcosa di più a livello scenico da una band navigata come la loro. I nostri invece si sono limitati a suonare, benissimo ma timidamente, lasciando al solo Cenci il compito di intrattenitore. Dopo la classica “Centurion”, e qualche altro piccolo cavallo di battaglia come “Mors tua vita mea”e l’immancabile “Panzer march”, arriva anche per loro il momento di abbandonare il palco. E come potevano farlo se non con una cover di “Painkiller”? Eseguita alla grande, ovviamente, ha dato finalmente l’occasione al bravo singer Roberto di omaggiare il suo idolo, il Metal God, con una prestazione degna di nota che pone il sigillo ad una performance buona ma non proprio del tutto esaltante. Sinceramente mi aspettavo qualcosina in più, ma forse è solo stata una serata un po’ spenta per il quintetto…

Tracklist:
MAXIMUM GOLGOTHA
M.A.S.
CENTURION
THE LEGIONARY
KATERPILLAR
MORS TUA VITA MEA
KOMMANDER
VIRTUS
PROCREATION TO HIGH
BURNIN’ PYRES
PANZER MARCH
PAINKILLER (JUDAS PRIEST COVER)

FINGERNAILS
Pur non essendo del posto, qui nelle Marche i Fingernails hanno una delle loro roccaforti maggiori per quanto riguarda fans e seguito, quindi è ovvio che col loro ingresso on stage la folla s’è scatenata alla grande. Purtroppo c’è da segnalare uno strano fenomeno che ha colpito sia i romani che i Sabotage, poco più tardi, e cioè che oltre ai problemi tecnici di cui parlavo in apertura e che c’hanno accompagnato per tutta la serata, l’impianto ha avuto un calo disumano a livello di volume. Non so se per disposizioni dei carabinieri o se, appunto, per ulteriori problemi, fatto sta che sembrava che l’audio fuoriuscisse da una radiolina, sempre quando non saltava del tutto da un lato dell’impianto. È stato brutto perché paradossalmente s’è sentito meglio durante le esibizioni delle prime band, e non durante quelle dei due headliner… peccato… In ogni caso, i Fingernails se ne sono allegramente fregati, e hanno dato vita al loro solito e collaudato show adrenalinico, con il leader Angus Bidoli costretto a suonare senza la sua fida Fender Stratocaster, che l’ha abbandonato per problemi tecnici. Neanche questo ha fermato la band, che, trovata un’altra chitarra in sostituzione, ha iniziato alla grande con “Suicide generation”, che ha subito dato la possibilità al folle singer Anthony Drago di fomentare la folla, ora numerosa, aiutato da Angus, che tra una bestemmia e l’altra per la chitarra andata, macina riff e assoli, senza tralasciare il suo secondo ruolo, quello di intrattenitore. Si susseguono brani che ormai, per il gruppo e per i suoi fans, sono diventati piccoli classici: “Crazy for blowjobs”, “Fun addiction”, “Just like you want”, fino all’arrivo dell’immancabile “HM forces”, durante la quale c’è stata una simpatica e pacifica invasione di palco di almeno una ventina di persone che volevano cantare insieme alla band il refrain del brano, o semplicemente fare air guitar o headbanging on stage. Ovviamente Angus e gli altri non hanno fatto una piega, anzi, sono stati contentissimi della dimostrazione di calore da parte dei metal kids. “Queen of the street” ha posto fine alla solita esibizione energica da parte dei Fingernails, che, pur con i problemi tecnici di cui sopra, sono riusciti a far scatenare la folla e a lasciare un segno tangibile della loro presenza in questo festival…

Tracklist:
SUICIDE GENERATION
DIRTY WHEELS
WAR FLAMES
DESTROY WESTERN WORLD
SHADOW OF THE BLADE
FRANKENSTEIN FOOD
JUST LIKE YOU WANT
CRAZY FOR BLOWJOBS
FUN ADDICTION
BORN TO LOOSE
TOTAL DESTRUCTION
METAL BULLETS
HM FORCES
QUEEN OF THE STREET



SABOTAGE
E così siamo arrivati alla fine di questa simpatica e caldissima giornata… non vi nascondo che uno dei motivi principali per i quali sono venuto qui, se non proprio il principale, era la possibilità di vedere di nuovo all’opera i Sabotage, secondo me una delle migliori band italiane di sempre in ambito classic. Già visti on stage l’anno scorso sul palco dell’Armageddon In The Park, ho avuto modo di apprezzarne la classe e la bravura anche questa sera qui a Servigliano, nonostante i problemi di audio abbiano provato in tutti i modi a funestarne l’esibizione, con Morby visibilmente infastidito, ma anche, purtroppo, rassegnato… Quintessenza del metal classico all’italiana, con qualche spruzzata più speed che non guasta mai, riescono a coinvolgere fin da subito grazie alla perfetta alternanza tra melodia e potenza, con una tripletta iniziale da panico: “Hot zone”/“Warmachine”/“Heroes of the grave”… wow… I fratelli Caroli e Andy Fois, nonostante l’età, sono in formissima, non perdono un colpo e mettono tutta la loro esperienza e la loro classe a servizio del gruppo. Così come il già citato Morby, in assoluto una delle migliori voci mai partorite qui in Italia, che alterna senza alcuna fatica momenti ricchi di pathos ad altri in cui alza il registro fin sopra le stelle. Micidiale!! I classici si susseguono, e pescano a piene mano dai primi tre dischi del gruppo, tralasciando volutamente “Demon ariser”. La platea è visibilmente soddisfatta dello show a cui sta assistendo, e non potrebbe essere altrimenti, con qualche “vecchietto” più che commosso, quasi con le lacrime agli occhi nel riascoltare pietre miliari come “Hoka hey” o la conclusiva “Killer della notte”, veramente da pelle d’oca, che pone il sigillo ad un’esibizione come sempre sopra le righe. Sarà l’esperienza, sarà la classe innata, sarà l’incredibile umiltà con la quale si pongono nei confronti del pubblico, ma i Sabotage, anche in condizioni avverse come quelle di stasera, hanno davvero una marcia in più rispetto a tanti altri loro colleghi che avranno anche avuto più fortuna a livello di responsi, ma che non sono neanche lontanamente accostabili alla grandezza della band toscana. Ho ancora i brividi addosso…

Tracklist:
HOTZONE
WARMACHINE
HEROES OF THE GRAVE
HOKA HEY
PROMISED LAND
RIDIN’ THROUGH THE DARK
JOY ‘N’ SORROW
ANGUISH
LA MUSICA STRANA
VICTIM OF THE WORLD
IT’S TIME
MOTHERS
KILLER DELLA NOTTE



È abbastanza tardi, questa piccola grande festa metal si è conclusa, con qualche luce e qualche ombra. Tutto sommato per essere la prima edizione sono più che soddisfatto. Certo, di lavoro da fare per migliorare ce n’è tanto, a partire da un impianto all’altezza della situazione, fino ad arrivare all’aspetto birra/panini, per permettere agli avventori di non lasciare un patrimonio per sopravvivere durante la giornata. A parte questo, direi che la via imboccata è quella giusta, e se i ragazzi non si lasceranno prendere dallo sconforto (ma so che non è così, Alicia mi ha detto che sono più che intenzionati ad andare avanti) nella prossima edizione potremo vederne delle belle. I presupposti ci sono tutti, la volontà anche, la location è accogliente, e il bill non potrà far altro che migliorare… Se aumenteranno anche gli stand di vinili, CD e magliette (ma so che quest’anno il forfait quasi totale non è dipeso dall’organizzazione), direi che ci siamo, quindi arrivederci all’anno prossimo, Run To The Hills…

Foto: Roberto Alfieri
Report a cura di Roberto Alfieri

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