Il
Frontiers Rock Festival, uno dei più prestigiosi festival al mondo per quanto concerne le sonorità piu’”educate”, raffinate e melodiche del metal, giunge così alla ragguardevole cifra dell’ ottava edizione con quella odierna, proponendoci per l’occasione un bill internazionale di prim’ordine e di altissimo livello, rispolverando la formula vincente dei tre giorni che tanto ha reso celebre e famosa questa manifestazione voluta e creata dall’ etichetta napoletana Frontiers Records (specializzata da sempre in release di hard rock e metal melodico), che ringrazio pubblicamente di cuore per avermi ospitato nelle vesti di cronista nella splendida location del Live Club di Trezzo, da sempre sede fissa del Frontiers Rock Festival, garanzia assoluta di organizzazione, qualità e di perfetta riuscita, cosa puntualmente avvenuta anche in questa circostanza.
In un locale traboccante di gente e al limite del sold-out, oltre alla consueta rappresentanza italiana di affezionati onnipresenti dalla prima edizione, spicca certamente una predominanza di fans giunti appositamente dall’estero, a testimonianza di quanto sia più apprezzato e seguito questo tipo di metal raffinato e nostalgico altrove rispetto che da noi. L’unica cosa invece che risalta e accomuna tutti è certamente l’eta’ media, piuttosto alta, dove di giovani ce n’erano ben pochi.
A impreziosire questa nuova edizione, come madrina e presentatrice viene scelta la bellissima, affascinante e bravissima cantante australiana
Cassidy Paris (che si esibirà anche in un esclusivo set acustico riservato ai VIP di domenica Day 3), sempre molto accattivante e sexy in tutti i suoi continui cambi di look e con il carisma e la grinta necessaria per introdurre le bands che a man mano andranno ad esibirsi sul palco del Live Club. Dopo le sfortunate defezioni giunte all’ultimo minuto da parte degli House Of Lords e di Robin Beck nella prima giornata inaugurale di venerdì, oggi fortunatamente fila tutto liscio, con orari e programmazioni dei vari artisti perfettamente rispettati. Le premesse quindi per assistere a un grande giornata di AOR/ hard rock melodico ci sono tutte, e con un super gran finale: il ritorno al Frontiers, dopo molti anni di assenza, dei mitici Night Ranger!
FIGHTER V -Tocca alla giovane band Svizzera, formatisi recentemente nel 2019 ad aprire le danze di questa giornata. E lo fanno molto bene a mio avviso, proponendoci un AOR/ hard rock pomposo e a tratti anche molto commerciale, che attinge a piene mani dagli anni 80, e in particolare da Whitesnake, Journey e Survivor, ma anche rivisitato con una certa personalità. Ci faranno sentire pezzi dai loro due studio album incisi a oggi “Fighter”(2019) e “Heart Of The Young “(2024), che li proiettano di diritto tra i nuovi esponenti della scena melodica europea. Una piacevole nuova scoperta, che avrò (spero) il piacere di rivedere in futuro!
HELL IN THE CLUB - È il turno ora dell’ unica band italiana inserita in questa seconda giornata, ovvero gli HITC di Alessandria, attivi dal lontano oramai 2009. Seguo la band capitanata dal mitico Andrea “Andy” Buratto da sempre ed ero curioso di sentire una loro nuova esibizione, dopo quella un po’ spiazzante dell’ Isola Rock a Isola Della Scala con la nuova vocalist, e devo ammettere che nonostante sia rimasto legato al primo cantante Davide “Dave” Moras, la new entry frontman svedese Teresa “Tezzi” Persoon non lo fa rimpiangere troppo, aggiungendo forse quel tocco più moderno al loro sound, che sostanzialmente si rifà sempre allo sleazy glam scandibavo post 2000, scuola Crazy Lixx e HCSS, ma con una sguardo più orientato anche alla nuova ondata con gli H.E.A.T. e gli Eclipse come testa di serie. Esibizione vivace e sempre sul pezzo, dove repertorio vecchio e nuovo convivono in perfetta simbiosi; “Devil On My Shoulder”, oltre che uno dei miei brani preferiti degli H.I.T.C. proposti oggi, ne è prova tangibile di essere credibile e accattivante sia con voce maschile che con quella femminile. Bravi come sempre anche tutti gli altri musicisti della band e promossi tutti a pieni voti.
ATLANTIC - I britannici Atlantic sono stati certamente un gruppo molto di nicchia nel panorama AOR, ma quel “Power” dell’ormai lontano 1994, ha lasciato un segno profondo nel tempo, una vera pietra miliare scolpita nel tempo. Fondati dal chitarrista Simon Harrison, (a oggi unico membro originale), tornano a sorpresa nel mercato discografico con un ottimo nuovo album “Another World “nel 2024, che trova il suo apice con la bellissima “Without Love” saggiamente oggi messa in scaletta; pesa invece l’assenza di “Power Over Me” tra i classici del primo disco, che tutti attendavamo come brano finale. Il loro sound si snoda attraverso le influenze dei maestri Journey, Foreigner, Dare, FM, Whitesnake per citarne alcuni, e se la voce dell’ex Phil Bates era più vicina alle vocalità di Lou Gramm, quella del nuovo vocalist Mark Grimmett risulta essere meno derivativa, molto più personale, calda e potente, e tutto reso possibile grazie anche al supporto di una tastiera da urlo che rende il sound degli inglesi qualcosa davvero di molto piacevole e gradevole da sentire. Tra i migliori della giornata indubbiamente nonostante il tempo esiguo a loro disposizione e un forzato taglio scaletta; ma come si suol dire la classe non è acqua e gli Atlantic se hanno molta a loro disposizione. Le lunghe acclamazioni e i tanti applausi ricevuti alla fine della loro esibizione certificano la bontà di quanto hanno saputo mettere in atto, e in modo più che convincente.
DEGREED -Ci spostiamo in Svezia con i Degreed, band attiva dai primi anni duemila e con attivo diversi album , tra cui spicca il recente “Public Adress” del 2023. Siamo al cospetto di un hard rock moderno ai confini col metal, piuttosto vivace, vario e strutturato, nel quale non mancano energia e personalità, specie del vocalist Robin Ericsoon, dotato di un ugola potente che anche oggi non ha mancato di mettere in mostra. La struttura dei brani è sorretta da un sound piuttosto robusto e roboante e con assoli di chitarra imponenti, che prende ispirazione dal passato ottantiano con rielaborazione e rivisitazione ai tempi odierni. Forse proprio questo tocco troppo pulito e “moderno” e vagamente pop negli arrangiamenti non mi hanno conquistato e convinto del tutto, ma indubbiamente siamo al cospetto di una signora band che sul palco ha saputo dimostrare tutto il suo valore.
HEAVENS EDGE - Ammetto candidamente e con molta onestà che da grande appassionato di hair metal americano anni 80, oggi ero qua anche e soprattutto per vedere i mitici Heavens Edge, capitanati dall’ istrionico Mark Evans, e dei quali ho letteralmente consumato il cd originale a forza di ascolti ripetuti e continui negli anni; pertanto l’occasione di vedere finalmente per la prima volta il gruppo statunitense originario di Philadelphia era troppo grande per farsela sfuggire! Oltretutto, eccetto il bassista George “G.G.” Guidotti passato purtroppo prematuramente a miglior vita, gli Heavens Edge si presentano per l’occasione con la formazione originale dell’epoca e oserei dire in gran spolvero, sia sul piano musicale che su quello fisico. Il vocalist Mark Evans nonostante non sia piu’ oggi un ragazzino di primo pelo, improvvisa addirittura sul palco delle atletiche e acrobatiche spaccate stile David Lee Roth dei bei tempi, per la gioia di tutti noi nostalgici presenti: eccetto un evidente calo di voce nel finale, ma direi più che perdonabile all’ interno di un esibizione complessivamente molto positiva, il carismatico biondo ricciolone frontman americano ha davvero messo a ferro e fuoco il palco! La miscela degli Heavens Edge è la stessa di sempre; hard rock misto glam, molto patinato e pulito, in cui la melodia e i ritornelli la fanno da padrona, e con le chitarre sempre in primo piano. Superbi gli assoli dei chitarristi Reggie Wu (altrettanto scenico) e Steven Parry che hanno supportato al meglio la struttura dei brani, nuovi e datati. Dopo un silenzio durato moltissimi anni gli Heavens Edge si sono riaffacciati nelle scena dando alle stampe l’ottimo “Get It Right”(2023), dal quale si sono particolarmente distinte le ispirate “What Could’ve Been” e “Had Enough”, fedelissime sempre al loro vecchio sound. Ma i fans più attempati vogliono giustamente sentire i loro classici da queste band, e allora eccoci accontentati con “Play Dirty”, inserita come brano d’apertura, mentre l’accoppiata finale “Skin To Skin” e “Find Another Way”, fanno letteralmente scoppiare il cuore di gioia! Purtroppo, anche l’esibizione degli americani è apparsa piuttosto breve, seppur molto intensa e coinvolgente nel tempo a loro disposizione. Grazie Frontiers per avermi fatto vivere in prima persona questo bellissimo sogno stasera, tramutatosi in una bellissima realtà…concerto che porterò per sempre nel cuore!
H.E.A.T. - Nonostante non mi sia mai considerato propriamente un loro fan, ho sempre avuto molto rispetto per i ragazzi svedesi di Upplands Vasby, che sono sulla scena internazionale dal lontano 2008, pubblicando a oggi ben nove album in studio, entrando di diritto tra i maggiori esponenti europei della nuova ondata hard rock scandinava; c’è addirittura chi li considera futuri gli eredi degli Europe! Rispetto a quando li vidi molto tempo fa di spalla agli Scorpions, sono cambiate molte cose in casa H.E.A.T, a iniziare dal frontman…allora c’era Erik Gronwall, che non mi piaceva un granché, mentre oggi ritrova il suo posto il primo cantante originale Kenny Leckremo, dotato di una voce pulita , ma anche graffiante ed estremamente potente, che non ha mai smesso di mettere in evidenza per tutto l’arco del concerto, con acuti pazzeschi! Nonostante i primi due album restino certamente memorabili, hanno inciso dischi altrettanto validi con il fuoruscente Gronwall, e infatti per l’occasione gli H.E.A.T., ci presentano una scaletta che spazia molto dagli esordi fino al nuovo e recente “Welcome To The Future”, dal quale pescano la splendida “Disaster” in apertura. La ricetta vincente della loro musica sta nel comporre brani vincenti, orecchiabili e facilmente assimilabili sin dai primi ascolti, con ritornelli di facile presa e dal mood commerciale; “ Rock Your Body”, “Living On The Run” , oppure la splendida “Cry” sono esempi lampanti e il risultato del loro successo di massa tra gli amanti del metal melodico. Naturalmente, anche l’occhio vuole la sua parte, e conta molto certamente anche il loro aspetto fisico, la cura del look e dei dettagli, oltre che sapersi muovere come dei veterani sul palco: giustamente abbiamo lodato le doti vocali di Leckremo, ma non andrei trascurare neppure degli altri musicisti, in particolare quelle del chitarrista Dave Dalone e del tastierista Jona Tee che creano un vero tappeto musicale sotto, dove viene esaltato così al massimo ogni brano. “One By One” (da Heat II) è l’ ultima perla di un live davvero eccellente, capace di conquistare non solo tutti i loro fans, ma probabilmente di conquistarne di nuovi in futuro come il sottoscritto. Chapeau!
NIGHT RANGER – E naturalmente in cima alla vetta di questa seconda giornata del Frontiers, non potevano che esserci solo: i Night Ranger! La celebre band statunitense, originaria di S.Francisco e in attività dal lontanissimo 1982, si può considerare una vera e propria icona mondiale dell’hard rock melodico, oserei dire quasi una vera e propria istituzione, vendendo milioni di dischi e con molti singoli entrati nelle maggiori e più importanti classifiche americane. L’apice del loro successo planetario è certamente racchiuso e contenuto nel trittico magico dei primi tre album capolavoro, dove non a caso si concentrano la maggior parte dei pezzi che andranno a proporci stasera, anche se in realtà hanno sempre sfornato album di altissimo livello, inclusi i più recenti, mantenendo sempre con grande coerenza il marchio di fabbrica inconfondibile e originale.
Una sorprendente “Fight For Your Right” dei Beastie Boys viene scelta come preludio e intro al loro show che da lì a poco andrà in scena; finalmente l’attesa è finita e partono le note di uno dei loro cavalli di battaglia “(You Can Still) Rock In America” dal mitico album “Midnight Madness” e scoppia il delirio al Live Club! Jack Blades (basso e voce), Brad Gillis (chitarra) e Kelly Keagy (batteria e voce) rappresentano certamente oggi la storia e l’essenza dei Night Ranger, apparsi in forma smagliante, fisica ed artistica, sempre sul pezzo fino alla fine come solo dei veterani consumati come loro sanno fare, che possono contare oggi su un grande professionista come Keri Kelli, un chitarrista fantastico, dotato di gusto, estro e fantasia , con un ricco passato in molte prestigiose glam metal band USA, che non solo ha dimostrato di essere bravo, ma di essersi perfettamente inserito e integrato in una band come i Night Ranger abbastanza diversa dalle sue caratteristiche naturali; una spalla ideale per il maestro Brad Gillis!
Ovviamente, senza trascurare minimamente il certosino lavoro del tastierista Eric Levy , altrettanto prezioso e fondamentale per dare vivacità e dinamismo alle composizioni, compito svolto sempre con perizia e precisione estrema. Il concerto prosegue spedito a razzo e senza intoppi, snodandosi attraverso tutti i grandi successi degli americani: “Four The Morning “ , “Seven Wishes”, “Sing Me Away”, sono perle rare e preziose, senza tempo e dal fascino intatto, come la struggente e romantica “Sentimental Street”, dove sale in cattedra il carismatico batterista/vocalist Kelly Keagy, un campione assoluto anche nel doppio ruolo, dotato di una voce calda e sensuale.
Clamorose e da lacrime agli occhi le cover eseguite del supergruppo Damn Yankees , e delirio totale con “Night Ranger” e “Rumors In The Air”, oltre alla sempre suggestiva ed intensa “Goodbye”. Brevissimo spazio anche a “Big Life” con “The Secret Of My Success”, al quale segue un altro divertente siparietto con “Hey Jude” degli immortali The Beatles prima dell’ultimo assalto finale da cardiopalma. “High Road” è l’unico brano recente dell’ omonimo album proposto, che non sfigura affatto vicino ai loro grandi classici; grintosa e con una verve esplosiva, perfettamente adatta in sede live! “When Your Close Your Eyes”, “Sister Christian “ e “Don’t Tell Me You Love Me” chiudono il sipario Night Ranger in modo travolgente e trionfale, decretandoli i vincitori assoluti della giornata (senza nulla togliere agli altri). Abbiamo assistito a qualcosa di straordinario, forse difficilmente ripetibile e descrivibile a parole: uno spettacolo perfetto, sensazionale e magnifico sotto tutti i punti di vista, e se mai possibile superiore addirittura alla prima edizione del 2014 (presente), dove ogni musicista ha dato tutto e forse anche di più dell’ umanamente possibile, e trasmettendo sempre l’idea di grande affiatamento e intesa sul palco, come conviene più tra veri amici che tra normali colleghi di lavoro.
Semplicemente, i Night Ranger sono dei fuoriclasse puri e di un'altra categoria, e lo hanno ampiamente dimostrato: peccato per gli assenti perché forse si sono persi uno dei concerti migliori dell’anno…lunga vita ai Night Ranger!