(03 maggio 2026) Frontiers Rock Festival 8 giorno 3 @ Milano (3 maggio 2026)

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Provincia:MI
Costo:non disponibile
Terzo e ultimo giorno conclusivo del Frontiers Rock Festival 2026, che purtroppo come per la prima giornata di venerdì, registra ancora un imprevisto cambio di programmazione: fuori i Frontline, dentro gli Smoking Snakes.

Per il resto la giornata procede liscia e senza intoppi, con Cassidy Paris sempre protagonista con le sue accattivanti presentazioni e stilosi look, tra i quali spicca quello molto fashion leopardato! Con un affluenza forse leggermente inferiore rispetto a ieri, dove nel punto più alto del cartellone vengono posizionati gli Stryper, capostipiti della corrente christian metal ottantiana e da sempre tra gli idoli di chi ascolta hard’n’heavy con propensione alla melodia.

IT s’ALIE - Purtroppo un imprevisto incidente in autostrada nei pressi di Trezzo, non mi ha permesso di arrivare in tempo per la loro esibizione, nonostante una partenza con largo anticipo sul tabellino di marcia; un vero peccato, spero di aver occasione quanto prima di recuperare questa mancanza con la band italiana che sono certo si sia fatta valere.



TRANSATLANTIC RADIO – I Transatlantic Radio sono una super band svedese dedita a un classico e puro AOR ottantiano, con riferimento ai capostipiti del genere Journey, FM, ecc.. formatasi durante il lockdown del 2020 e fondata dal basissta Victor Broden. Nel brevissimo tempo a disposizione, ci faranno sentire alcune chicche dal loro unico album inciso a oggi e uscito recentemente per Frontiers intitolato “Midnight Trasmission”, dal quale estraggono le bellissime “Wide Awake” e “That’s What You Get (For Falling In Love)”, che mettono in luce la cura maniacale per gli arrangiamenti al limite della perfezione, sviluppando un sound sorretto da chitarre/tastiere intense e pompose. La chicca finale, l’omaggio a Mark/Marcie Free con “Arms Of A Stranger “ dei Signal, mette la freccia definitiva a questa applauditissima nuova band e vera rivelazione di questa terza giornata!

SMOKING SNAKES – Restiamo sempre in Svezia con gli Smoking Snakes, ma con un genere completamente diverso (anche rispetto ai sostituiti Frontline); i quattro rockers svedesi, che a oggi hanno pubblicato un solo album “Danger Zone” del 2024, (al quale daranno molto spazio sul palco, più qualche anticipazione del nuovo in imminente uscita) hanno davvero spaccato! Gli Smoking Snakes sono dediti suonare un classico sleazy metal abbastanza “sporco” , molto aggressivo e tagliente, dove i rifacimenti alla vecchia scuola americana anni 80 si sprecano, con in testa W.A.S.P., RATT, L.A.GUNS, ecc…Infatti il leader Brett Martin (voce/chitarra) sembra una caricatura moderna e aggiornata di Blackie Lawless, dove non fa nulla per non imitarlo sia nelle movenze che nella voce, con risultati ottimi comunque. Il loro sound è molto derivativo vero, però sono molto piacevoli da vedere e da sentire, perché sono comunque riusciti a miscelare bene la formula e renderla personale, muovendosi anche con buona disinvoltura sul palco. L’unico difetto loro imputabile sta sul fatto che sono partiti a razzo per poi calare visibilmente nel finale, forse a causa dello sbagliato posizionamento dei brani in scaletta…poco male, a me sono piaciuti un botto!



CONFESS - Non c’è due senza tre come si suol dire.. e allora coi Confess capitanati dal leader John Elliot (oggi anche vocalist dei Crashdiet), restiamo sempre in Svezia, ma con sonorità più hard viranti al metal, leggermente più pulite e moderne rispetto ai colleghi Smoking Snakes, seppur sempre molto di ottantiana scuola come ispirazione; sentendo alcuni brani in anteprima del nuovo album “Metalmorphosis” (davvero ottimi) , si ha quasi l’impressione di ascoltare gli Skid Row più aggressivi mescolati con gli Hardcore Superstar migliori di inizio carriera. John Elliot è un grande frontman e vero trascinatore , oltre che un ottimo cantante, che non solo è stato in grado di rilanciare le quotazioni dei Crashdiet che erano finite ultimamente in forte ribasso, ma anche di rilanciare definitivamente e far esplodere quelle dei suoi Confess, fautori oggi di una prova maiuscola e da incorniciare sotto tutti i punti di vista, dove chitarre aggressive, batteria pestata e ritornelli azzeccati l’hanno fatta da padrona. Sono più che certo che questo nuovo album farà fare ai Confess il meritato salto di qualità definitivo, portandoli di diritto tra i migliori esponenti internazionali del genere. Esibizione maiuscola, impeccabile e da incorniciare!

JOHN CORABI & FRIENDS – John Corabi, cantante e chitarrista hard rock statunitense, non ha certo bisogno di molte presentazioni; ha suonato e collaborato con un infinita’ di bands e di artisti, traducendo sempre con successi planetari la sua immensa classe artistica. Si presenta al Frontiers oggi oltre che con il suo solito stile da rocker consumato anni 70, in una veste più personale e per promuovere il nuovo album solista “New Day”, oltre che per proporci altri classici del suo vasto repertorio, estrapolati da tutti i vari progetti/bands della sua carriera. A supporto di tutto ciò, si presenta all’ appuntamento con un gruppo di “Friends”, o meglio una super band di amici composta niente meno che da Troy Lucchetta (Tesla) alla batteria, Michael Devin (Whitesnake) al basso, Paul Taylor (Winger) alla tastiera e Jeremy Asbrock alla chitarra solista. Spazio in apertura a “New Day” con il brano omonimo e”That Memory”, oltre alla splendida “1969”, per poi farci fare un tuffo nel passato con “Do Your Own Thing” degli Union, e una versione insolita e meno aggressiva di “Holligan’s Holiday” tratta dal disco inciso coi Motley Crue che non mi ha del tutto entusiasmato e convinto. Tutto ciò nel mezzo di un vero clima di festa e divertimento, acclamazioni, applausi scroscianti, sorrisi, perché Corabi è davvero (giustamente) amatissimo in Italia! Una magnifica versione di “Midnight Moses” della The Sensational Alex Harvey band, e la perla finale di “Man In The Moon” dei The Scream, sono stati la ciliegina sulla torta di una performance strepitosa, di un artista strepitoso e in formissima; in qualsiasi versione si presenti John Corabi è sempre una garanzia assoluta! Fuoriclasse senza tempo, camaleontico e versatile, capace di spaziare e di emozionare come pochi al mondo; uno dei picchi più alti raggiunti in questa seconda giornata !

NELSON - Se mi avessero chiesto di fare una scommessa su chi sarebbe stato scelto come co-headlinear in questa terza giornata prima degli Stryper, avrei perso sicuramente : eppure, talvolta i miracoli avvengono…signori e signore a voi i Nelson! I gemellini Matthew (voce/basso) e Gunnar (voce/chitarra), figli d’arte, sono sempre stati un duo eccellente, che ha sfornato nel corso della loro lunga carriera tanti bellissimi dischi, senza però mai più ripetere il successo planetario del primo album “After The Rain”, del lontano 1990, e sul quale inevitabilmente viene concentrata la maggior parte della scaletta. Ho sempre ammirato il loro stile raffinato e pacato, e di grande compostezza e umilta’; certamente avrebbero meritato ancor più successo di quanto avuto, anche al cospetto del concerto di altissimo profilo tecnico e qualitativo che hanno messo in atto stasera, dimostrandosi artisti di grande spessore, belli energici e vitali. La loro esibizione si apre proprio sul caposaldo citato “After The Rain”, dove dopo l’introduzione affidata a “Fill You Up”(strumentale) , seguono a ruota “(It’s Just) Desire” e “More Than Ever”. Spazio anche al bellissimo album “ Lightning Strikes Twice”, dal quale pescano le splendide “To Get Back To You” e “How Can I Miss You?”. In mezzo anche l’anticipazione di un nuovo singolo in anteprima “Streamroller”, che andrà a comporre un nuovo album in uscita. Ma con i Nelson i loro fans vogliono soprattutto emozionarsi, e i gemellini lo sanno bene questo, giocando facile con il loro cuore e i sentimenti nel finale; “After The Rain”, e soprattutto “(Can’t Live Without You”) Love And Affection”, strappano cuori, nostalgia e lacrime ai single ed affettuose tenerezze e baci ed effusioni tra le coppie rodate in sala. Un concerto per certi versi unico e indimenticabile questo dei Nelson, che se non fossi di parte con gli headlinear, definirei il migliore della giornata! Lunga vita a Matthew e Gunnar, ci avete fatto emozionare tantissimo stasera…chapeau!



STRYPER – Attendevo con molta ansia e da tempo questo momento, ovvero un nuovo concerto degli Stryper in Italia, giunto inaspettatamente e come un fulmine a ciel sereno. Ho sempre amato visceralmente gli Stryper, che ho sempre considerato uno dei miei gruppi preferiti, e ritenuto Michael Sweet uno dei più grandi vocalist metal di tutti i tempi! Mancavo ad un loro appuntamento sotto palco da parecchi anni, esattamente proprio dalla primissima edizione del Frontiers del 2014, dopo averli già visti precedentemente all’ Alcatraz di Milano qualche annetto prima.

Mi fa sempre affascinato peraltro questa componente cristiana nei testi della loro musica,(pur non essendo appartenente a nessuno credo religioso), oltre alla classica “divisa d’ordinanza” con colori sociali giallo/nero che da sempre li contraddistingue, e con tanto di versetto della profezia biblica 53:5 del profeta Isaia, riportato a lato del loro logo. Stavolta però c’era più di un motivo per essere preoccupati sulla riuscita di questo evento rispetto alle volte precedenti in cui li vidi, per via dei noti problemi recenti di salute di Michael Sweet , e ancora più per quelli ancora più gravi di Oz Fox che si trascinano invece da molto più tempo; ebbene, non so se prima di prima di salire sul palco abbiano ricevuto una benedizione divina dall’alto dei cieli, fatto sta che si sono presentati al Top, offrendo uno show complessivamente ben oltre ogni mia piu’ rosea aspettativa! In grande spolvero, e particolarmente ispirato è apparso il fratello Robert Sweet alla batteria, che come sempre sempre viene posizionata lateralmente sul palco: l’ho sempre considerato un batterista eccellente che picchia ancora duro, secco e preciso come trent’anni fa.. ma come si fa non amarlo?

Eccellente anche l’apporto del bassista Perry Richardson ovviamente, che non sbaglia una sola nota, dimostrandosi un grande professionista, che però non me ne voglia nessuno, non è riuscito a fare breccia nel mio cuore e farmi dimenticare mai lo storico Tim Gaines. “To Hell With The Devil” è da sempre il mio album preferito e probabilmente lo è anche per Michael Sweet & Co. visto l’ampio spazio dato in scaletta: “Sing-Along Song”, “Calling On You”, “Free” scaldano l’ambiente con una temperatura piuttosto infernale che paradisiaca, con un Michael Sweet in gran spolvero, non solo vocale ma anche come chitarrista e grande comunicatore per tutto l’arco dello show.

Il frontman americano ha solo accusato un umano e piu’ che comprensibile calo di voce nel finale (è stato operato di un cancro alla tiroide), al quale si e’ sommato uno sfortunato problema tecnico che lo ha penalizzato non poco a causa dell’accidentale caduta a terra di un monitor uscitogli dall’orecchio destro, calpestato e distrutto, e dovendo pertanto ripiegare con molta più difficoltà sul monitor a pavimento, dove non sempre sentiva bene gli altri strumenti. Ma poteva mai un inconveniente come questo fermare un fuoriclasse e la più grande christian metal band di sempre? Assolutamente no!

”Loud’n’clear”, “The Rock That Make Me Roll”, “All For One” , “Always There For You”, sono pietre miliari senza tempo, che non stufano mai anche se datati e sentiti un milione di volte, eseguite con piglio e potenza. Gli Stryper avevano anche loro degli idoli e ai quali si sono ispirati…tra di essi i Judas Priest, che tributano con una “Breaking The Law” da cardiopalma che butta giù letteralmente i muri del Live Club! Naturalmente viene dato qualche piccolo spazio anche ai dischi più recenti, dove si distingue tra tutte un ottima “No More Hell To Pay”, omonimo brano del miglior album post reunion degli Stryper.

Adesso però l’Apocalisse sta per abbattersi prepotentemente con il suo ultimo giudizio universale, spazzando via tutto con la furia di un tornado: ”Soldiers Under Command “, e “To Hell With The Devil “, ci vengono catapultate come assoluzione finale dei nostri peccati, in attesa della nostra redenzione. Anche se probabilmente questo e’ stato il meno perfetto dei tre visti, sicuramente non e’ stato quello meno emozionante ed intenso; personalmente avrei tolto un brano o due dei più recenti, apparsi piuttosto scialbi e inutili a favore di un classico come “Reach Out” o “Lady”… ma non si può avere tutto..

Già averli rivisti tutti insieme sul palco, in carne e ossa, e in ottima forma e salute, per quanto mi riguarda il MIRACOLO e’ avvenuto! Yellow & Black Attack Forever…lunga vita agli Stryper!

Report a cura di Alessandro Masetto

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