(20 gennaio 2024) Milady Metal Fest VI edizione @ Arci Tom, Mantova

Info

Provincia:MN
Costo:25,00 euro
Parto da un presupposto, per onestà intellettuale: negli ultimi anni l'ascolto del power metal non mi dà grandi soddisfazioni. Se poi é virato al symphonic, ancora meno. Quello che molti definiscono "Abba metal", quindi con una forte componente pop, solitamente mi disgusta, in quanto troppo distante da quella che è la mia concezione della parola metal.

Tuttavia il Milady Metal Fest è diventato per me un appuntamento fisso, nell'accogliente Arci Tom di Mantova, da ormai tre anni. E questo 20 gennaio 2024 non ha fatto eccezione. Ci partecipo sempre con la speranza di scoprire qualcosa di nuovo, per ampliare gli orizzonti sul genere e magari far scoccare qualche scintilla. L'organizzazione di Massimo Mazzola si è dimostrata ancora una volta ottima, con l'apprezzata presenza per cena anche di due tipologie di risotto oltrechè della piadina e di due tipologie di birra, nonché di cocktail e bibite analcoliche (esistono anche quelle).

Io e alcuni amici siamo arrivati in loco durante il set delle Hellfox, un quartetto tutto al femminile che propone un rock melodico poco entusiasmante. Nello specifico non ho apprezzato né la coesione delle quattro né tantomeno la vocalità, a volte fuori tono, da parte di Greta Antico. Lo dico cosciente che si tratta di una maestra di canto, e quindi può essere che tale risultato sia dovuto a imperfezioni acustiche sul palco. Ma io devo valutare ciò che sento. Da salvare sicuramente la presenza scenica e una preparazione di base comunque sufficiente. La sensazione dopo il loro set é che ci sia da lavorare, sia per ottenere un livello tecnico più elevato che per ottimizzare le composizioni, ancora poco convincenti.

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Hellfox


Molto meglio i Degrees of Truth, che incidono per Scarlet Records e propongono un symphonic metal dalle tinte progressive, mettendo in risalto in particolare la bravura del batterista Luca Ravezzani. Le sue parti non sono mai eccessive, mai forzate, nonostante qualche incastro un po' più aggressivo. Il sound generale risulta essere piuttosto leggiadro specie se paragonato a certo power, e gli arpeggi di alcuni pezzi (tra i quali segnalo "Dream II - Long way, silk road") sono stati fin troppo sdolcinati. Molto meglio le successive canzoni, con una prova strumentale generale più che discreta e vocalmente adeguata. La rossocrinita cantante è l'archetipo dell'"Abba metal" di cui parlavo ad inizio articolo: poco movimento e zero headbanging, voce tendente all'operistico, corpetto di cuoio e zero sudore. Bravi, quindi, ma spero in una spigliatezza maggiore in futuro.

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Degrees of Truth


Cambio di passo deciso con gli Alterium, la cui componente power si sposa bene con quella symphonic. Il risultato non é niente di nuovo, anzi ricorda molto quanto fatto dalla cantante Nicoletta Rossellini con i Kalidia, ma almeno centra con dovizia tutti i cliché del genere. Lo testimonia l'album "Of war and flames", inciso per AFM Records. Menzione particolare per la capacità di dare continuità al doppio pedale del batterista Dario Gozzi, ex Kalidia, e a quelle tecniche del chitarrista Alessandro Mamola, che si sbizzarrisce con assoli all'altezza di quanto fatto da tanti chitarristi del genere. La Rossellini si trova perfettamente a suo agio con la band, proponendo anche un'ottima cover di "Bismarck" dei Sabaton, contenuta anche nell'album di esordio. Un discorso completamente differente quindi rispetto alla scadente performance acustica, marcata Kalidia, della scorsa edizione.
Un gruppo lanciato, che sta sfruttando i contatti creati in precedenza per suonare in mezza Europa, come avvenuto a Roskilde in Danimarca di recente con, da testimonianza diretta della cantante al banco del merch, "un'ottima affluenza di oltre 1500 persone".

Un pubblico che nella provincia italica tendenzialmente ci possiamo solo sognare. A tal proposito 240 i paganti alla serata di sabato. Solo una trentina di questi dal mantovano, a sentire l'organizzatore Massimo Mazzola al termine degli show, che ha puntualizzato: "alcuni vengono da Svezia, Spagna e Croazia". Su quest'ultima nazionalità porto la mia testimonianza, avendo fatto una veloce conoscenza proprio di un eccentrico croato con un copricapo molto viking oriented.

Le cose sono migliorate ulteriormente con i White Skull, gruppo vicentino condotto da Tony Mad Fontò, in attività dal 1988. I ragazzi hanno riversato sul pubblico tutta la loro esperienza, mostrando un sound decisamente più rivolto all'heavy metal e poco agli aspetti che possono portare alla definizione di symphonic. Cosa che ho particolarmente apprezzato, così come la voce di Federica De Boni che si differenzia, con il suo timbro aggressivo, rispetto a quanto proposto durante la serata. Eccellente poi la prova del giovane chitarrista Valentino Francavilla, un vero e proprio guitar hero, in formazione dal 2019. Gli assoli sono tutti suoi, affrontati con grande energia ed eccellenti doti tecniche.
Presenti al banco del merch anche due suoi album solisti, oltre al libro dei White Skull e al loro ultimo album "Metal never rusts" inciso per l'etichetta greca Rock of Angels Records. Convincenti, insomma, e non hanno fatto notare gli aspetti negativi che possono essere legati al peso degli anni.

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Temperance


E qui veniamo a quella che, per me, é stata la vera sorpresa della serata. I Temperance sono presenza fissa del Milady, e francamente, prima della serata, avrei preferito vedere qualcosa di nuovo. Ma l'altra sera hanno dato una prova superiore alle precedenti, mostrando una coesione ulteriormente perfezionata e doti veramente monstre.
Ha funzionato tutto, e il risultato non é stato solo formalmente perfetto, come nelle mie altre esperienze con loro, ma anche più caloroso e vivace del solito. Complice forse la nuova cantante Christine. La sua prova é stata maiuscola, con una voce operistica ben modulata perfettamente. Altrettanto la sua energia é risultata trascinante, corroborata da un feeling eccellente non solo con il cantante dei Temperance ma con tutta la band, compreso il leader putativo Michele Pastorino, impegnato spesso anche alle seconde voci oltreché alla chitarra. Eppure, lo devo dire, i Temperance rappresentano proprio quello che solitamente non apprezzo del metal, come testimonia la loro recente hit "Diamanti", imperniata su una struttura smaccatamente pop. Ma l'altra sera hanno battuto i miei pre-giudizi, tarati comunque su esperienze dirette, e messo in visione tutte le loro capacità. Tecnicamente ineccepibili, con un appunto particolare per il bassista Luca Negro, che oltre ad avere una capigliatura invidiabile é in grado di mettere la sua tecnica al servizio di una prova dinamica, che vivacizza le composizioni. Che pur pescando a piene mani da cliché elargiti dai Nightwish risulta efficace ed adeguatamente personale.

In conclusione, ottimo l'evento, a cui auguro lunga vita, che si svolge in un luogo adeguato e tecnicamente ben approntato. Un bravo poi a Massimo Mazzola che porta in zona Mantova gruppi interessanti. Ci vediamo a marzo, che qui arriveranno nientepopodimeno che gli Angra, di cui scoprii "Holy Land" in una trasferta veneziana all'inizio della mia fascinazione per il metal. Il resto è storia...

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Report a cura di Bomma

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