Saxon - Hell, Fire And Damnation

Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2024
Durata:42 min.
Etichetta:Silver Lining Music

Tracklist

  1. THE PROPHECY
  2. HELL, FIRE AND DAMNATION
  3. MADAME GUILLOTINE
  4. FIRE AND STEEL
  5. THERE'S SOMETHING IN ROSWELL
  6. KUBLA KHAN AND THE MERCHANT OF VENICE
  7. PIRATES OF THE AIRWAVES
  8. 1066
  9. WITCHES OF SALEM
  10. SUPER CHARGER

Line up

  • Biff Byford: vocals , bass
  • Nigel Glockler: drums
  • Nibbs Carter: bass
  • Doug Scarratt: guitars
  • Brian Tatler: guitars

Voto medio utenti

Sveglia ore 9,15, colazione con una manciata di quadrotti Loacker al cocco e caffè bello pesante per darmi una sberla. Tutto mentre realizzo che mi sto muovendo tra una stanza e l’altra come un cazzo di pinguino. Colpa del mal di gambe e dei dolori alla schiena dopo una serata di lavoro terminata alle 02:40.
Una volta ripresi i sensi apro il PC e trovo una mail del capo con il nuovo disco dei Saxon che scarico all’istante. Metto le cuffie, regolo il volume alla soglia di decollo e mi metto all’ascolto.

Ora vi parlerò di questo Hell, Fire and Damnation ma, intanto, rimango sconcertato una volta ancora dall’energia che Biff, Nigel, Doug e compagni (gente che all’anagrafe segna rispettivamente 73, 70 e 64) riescono a mettere in quello che fanno, soprattutto live, dove regalano ancora grandi prestazioni.
E io sono qui a 42 anni, acciaccato come un rottame, a chiedermi: ma come ci riescono? Ma non sono stanchi? Non hanno male al collo a fare headbanging? Ma chi glielo fa fare? Cosa avranno mai da dire ancora con questo ventiquattresimo album in studio?

La risposta è la passione per questa musica -la nostra musica- di cui loro portano il vessillo da 45 anni. Non hanno mai fatto altro e non sanno fare altro perché ce l’hanno nelle vene, è gente vera, sono veri rocker -forse tra gli ultimi- in questo mondo sempre più ipocrita.
Loro stessi lo urlano in una delle loro hiit: This is Our Life.

Questo nuovo Hell, Fire and Damnation arriva ad appena un anno di distanza dal precedente album di cover e a due dal buon Carpe Diem, ciò nonostante è un disco che porta con sé alcuni cambiamenti ed ero quindi impaziente di ascoltarlo.
Il leggendario Paul Quinn (tra i fondatori della band) a marzo 2023 ha infatti detto basta con i tour e si è ritirato a vita privata. Secondo i comunicati dei Saxon, Paul avrebbe comunque continuato a produrre e registrare musica con loro ma dal vivo sarebbe stato sostituito. E invece no. Brian Tatler dei leggendari Diamond Head è arrivato a rimpiazzarlo sia sulle assi del palco che in studio. Cosa che, come detto sopra, aggiunge ulteriore curiosità verso questo album. E poi c’è la copertina, non più opera di Paul Raymond Gregory (oltre 20 artwork per i Saxon, tra full length in studio, live e boxed set) ma realizzato da Peter Sallai, ispirato ad incisioni del maestro Gustave Doré e che ritrae l’eterna lotta tra angeli e demoni.
Infine c’è il singolo, quella title track scelta per dare un assaggio del lavoro a novembre scorso e che non mi aveva lasciato una grande impressione dopo un ascolto veloce, anzi, lì per lì usai queste parole: “il nuovo pezzo l'ho trovato davvero poca cosa, ma poca poca. Senza i suoni perfetti di cui possono beneficiare, questa è una canzone che si scrive in 5 minuti tanto è lineare e telefonata. Spero che il resto del lavoro abbia un altro carattere.”

E ora che ho ascoltato più volte tutto Hell, Fire And Damnation, cosa ne penso?
Semplice: è un disco dei Saxon, schietto e dritto al punto e... cazzo, funziona sempre!

Analizzando l'album con l’orecchio del cacacazzi, nel primo passaggio in cuffia mi sono messo a segnare alcuni appunti e sono emerse diverse cose.
C’è un po’ poca fantasia nel riffing e i pezzi si aggrappano quasi sempre alle linee vocali di Biff che risultano a volte ripetitive e non sempre coinvolgenti, quasi intercambiabili in alcuni pezzi. I temi affrontati nelle varie canzoni sono storici, di guerra, parlano di misteri ma sempre in modo molto lineare, ripetendo il ritornello in maniera abbastanza basica. Si tratta per la maggior parte di mid-tempo o up-tempo, con un paio di scorribande nella velocità con la diretta "Fire and Steel" e la finale "Super Charger".

Sì, la title track è davvero essenziale e ha un po’ il freno a mano tirato, "Madame Guillotine" funziona bene, sarebbe stata buona come singolo e ospita qualche sezione che mi ricorda addirittura i Megadeth di Countdown. La citata "Fire and Steel" è veloce ma molto standard e non ha un assolo interessante; "There's Something in Roswell" è scuretta, ossessiva, marziale, semplice, mentre "Kubla Khan and the Merchant of Venice" è up-tempo insistito: la vera gemma del disco. L’ascolto prosegue con "Pirates of the Airwaves", altro mid-tempo canonico dal ritornello molto prevedibile; si passa poi a "1066", ennesimo up-tempo carino e leggermente diverso dal solito. "Witches of Salem" ha poi un che di misterioso ma la metrica ed il cantato di Biff sono pericolosamente prevedibili, con un ritornello semplice e intercambiabile con altre canzoni, anche di questo stesso disco. "Super Charger" è invece un up-tempo dove finalmente sembra accendersi una scintilla e risulta una delle meglio riuscite,
L’apporto di Brian Tatler non è che lasci il segno, credevo che si potesse avvertire di più la sostituzione di un musicista così importante.

Terminato l’ascolto ammetto di aver pensato: “tutto qui?”.

Poi ho messo via gli appunti e ho riascoltato Hell, Fire And Damnation altre due, tre, quattro volte di fila senza seghe mentali, senza analizzare nulla ma dando solo spazio alle sensazioni. E così ho fatto anche il giorno successivo. Insomma, l’ombra del cacacazzi è svanita ed è emerso lo spirito del metallaro dentro di me.

Il coinvolgimento è iniziato a salire e, ascolto dopo ascolto, già mi vedevo in mezzo al pubblico a saltare e cantare.
Tutti i ritornelli mi si sono ficcati in testa, ogni cosa è andata al posto giusto ed è diventato un piacere godere di canzoni semplici ma efficaci. Mi è rimasta la voglia di riascoltarlo, di buttarlo in macchina e godermelo per i prossimi viaggi.

"Vaffanculo!", penso, "ce l’avete fatta che stavolta, maledetti vecchi di merda!".

I Saxon hanno una sterminata discografia fatta di 24 album con una media di 1 disco ogni 1,8 anni. Da 45 anni!
Ci sta che un loro lavoro venga ascoltato, apprezzato e poi si passi ad altro. Così come è normale preferire Carpe Diem, Battering Ram o Sacrifice rispetto a Thunderbolt o Call To Arms. Questione di gusti personali. Pur non trattandosi di lavori rivoluzionari o da tramandare ai posteri, con questi dischi gli inglesi riescono a tenere vivo un genere con costanza e credibilità, cosa che a molti loro colleghi non è riuscita. E per il fatto di non sentire molto la mano di Brian Tatler, beh, lui e i suoi compagni hanno la stessa età in fin dei conti, le medesime influenze, hanno iniziato insieme, Brian non è un virtuoso quindi ci sta che si sia inserito senza stravolgere nulla.

I Saxon sono dei working class heroes e il loro lavoro è forgiare il metallo.
Non hanno mai venduto milioni di copie, non hanno la fama dei Maiden, copertine iconiche o video appariscenti, non sono spesso citati tra i gruppi preferiti, non hanno evoluto il loro sound verso territori pseudo-progressivi, non hanno in formazione componenti super famosi o che danno scandalo, non stanno sui social a fare foto con i gatti, non fanno dichiarazioni sconcertanti ogni due settimane...
Ma i loro live sono genuini e coinvolgenti, i loro album solidi, semplici ed efficaci e questo nuovo Hell, Fire and Damnation ne è l'ennesima dimostrazione

In poche parole, i Saxon sono una cazzo di garanzia.




p.s. La info sheet parla di 24* lavoro in studio, ma se si contano anche i due dischi di cover e Unplugged and Strung Up siamo a 27 album, senza conteggiare i live! Mostruoso.
Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.