Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2021
Durata:32 min.
Etichetta:Indisciplinarian

Tracklist

  1. GIVET OP
  2. MENS LIVET FORSVINDER
  3. GRA DAGE
  4. DIT LIV
  5. FØLER INGENTING
  6. FLYGT
  7. BEGRAV DIG SELV
  8. SLUK LYSET
  9. I MØRKET

Line up

  • Martin Goltermann: guitar
  • Søren Hvidt: bass
  • Simon Erlendsson: drums
  • Michael Aagesen: vocals

Voto medio utenti

Secondo album dopo "Ensomhedens Kolde Kald" del 2019 per i Nyt Liv, combo proveniente da Copenhagen, dedito a sonorità non troppo esagitate che mischiano un blando hardcore con derive rock, sfocianti in "chorus del fomento", quei ritornelli urlati con tutta la rabbia dal singer Michael Aagesen ma con un certo sottofondo di entusiasmo, di festa, di positività, ricordando talvolta alcuni episodi dei celebri Sick of it All.
In questo i Nyt Liv si contrappongono a quell'hardcore spesso rabbioso in senso negativo, frustrato e depresso, sebbene il titolo "Den Døde Sol" (il sole morto) lasci presupporre qualcosa di funereo.

Intendiamoci, non siamo ad una festa californiana con i Sum 41 che fanno da sottofondo musicale a biondone in maglietta bianca che si versano la birra ghiacchiata sulle tette, quindi nessuna inclinazione pop-punk ma nella musica dei Nyt Liv c'è anche speranza per un sorriso, cosa dettata anche dall'uso sapiente di melodie e ritornelli decisamente catchy, persino nei brani più negativi come "Mens livet forsvinder".

Registrato in patria da Brad Boatright, già al lavoro con Nails e Modern Life is War, e masterizzato da Jacob Bredahl, entrambi autori di un ottimo lavoro dato il sound sconquassante e sferragliante dei nostri amici danesi che rende assai bene il loro modo di intendere la musica, "Den Døde Sol" è una fucilata di meno di mezz'ora (anche a causa del brano di chiusura "I mørket" che dura 6 minuti altrimenti saremmo rimasti intorno ai 25), che alterna up-tempos ad altri momenti ancor più cadenzati, privo di schegge impazzite e con qualche brano decisamente intimistico e meditativo come "Dit Liv"; la scelta di cantare in danese forse rappresenta una limitazione di fronte al mercato internazionale ma d'altro canto testimonia la personalità di una band che sa quel che vuole e che, forse, sa anche come ottenerlo.

Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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