Copertina 6,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2019
Durata:50 min.
Etichetta:Napalm

Tracklist

  1. NEVER FORGIVE, NEVER FORGET
  2. DOMINION
  3. TESTIFY
  4. ONE AGAINST THE WORLD
  5. (WE MAKE) SWEDEN ROCK
  6. SECOND TO ONE
  7. SCARS OF A GENERATION
  8. DEAD BY DAWN
  9. BATTLEWORN
  10. BLOODLINE
  11. CHAIN OF COMMAND
  12. AND YET I SMILE

Line up

  • Oscar Dronjak: guitars
  • Fredrik Larsson: bass
  • Joacim Cans: vocals
  • Pontus Norgren: guitars
  • David Wallin: drums

Voto medio utenti

Perepepè! Salve gloriosi vacanzieri! Trombino le squillo perché è uscito il nuovo disco degli Hammerfall: Dominion!
Sì, perché con un senso del marketing degno di Lapo, il giorno dopo ferragosto la Napalm Records ha rilasciato l'undicesimo disco della band svedese, mentre quasi tutti sono al mare, in vacanza, in cazzeggio. Ma tanto a loro non interessa vendere dischi ma fare visualizzazioni su Youtube o ascolti su Spotify. E proprio Oscar e Joacim ci invitano a farlo in un video di ieri o ieri l'altro. Vabbè, triste mondo...

Ma perché sono così carico? Perché non è un disco di melma e quindi sono davvero sorpreso. Ero già pronto, prima dell'ascolto, a scagliarmi senza pietà alcuna contro questo Dominion ma mi sono dovuto fermare. Perché se avete ascoltato i pezzi rilasciati in anteprima, tipo la scagareggiante "Sweden Rock" (un omaggio alla scena metal svedese, ottima nell'intento ma pietosa nei fatti e che purtroppo ha gia trovato posto fisso nelle loro setlist), oppure "One Against The World", altro pezzo banalotto con miagolio annesso, o ancora la sempliciotta title track (non pessima in senso assoluto, ma sufficiente o poco più), dicevo, se avete ascoltato anche voi questi primi brani, converrete con me che le speranze per un disco decente arano ridotte al minimo e la certezza di un'altra vaccata immonda tipo Chapter V, Thresholds, No Sacrifice No Victory o Infected, sarebbe stata quasi garantita.
Invece no!
Questo Dominion è un disco, non da 8, non da 7 ma dai, a 6/6,5 ce lo faccio arrivare, il che è molto di più di quanto mi aspettassi.

Dopo aver risollevato le loro sorti con il precedente, quasi discreto, Built To Last (altra sorpresa che ha tirato fuori la band dall'abisso smerdeggiante in cui si era adagiata) gli Hammerfall si sono risollevati, hanno fatto un sacco di tour e date estive e, mentre giravano qua e là, hanno composto questo nuovo Dominion. Cioè, Oscar e Joacim lo hanno composto, ma per la prima volta lo hanno fatto on the road, tra una data e un sound check e non a casa o in saletta.

Sintetizzando: la seconda parte di questo album è assolutamente migliore della prima.
Perché se la partenza non è affatto male, con un pezzo forse un attimo ripetitivo nel ritornello che si stampa subito "Never forgive, never forget", questa spinta viene subito sopita dal mid-tempo della title track (di cui vi ho detto qualche riga sopra). I Nostri però si riprendono molto bene con "Testify" (carica, con un riff abusato ma che funziona bene, abbastanza veloce con un buon assolo e parte melodica) ma da qui in poi si scende per diversi brani nella mediocrità assoluta e nella mancanza di idee tipica degli ultimi 15 anni della band. C'è poi la parentesi "Second To One", una ballad piacevole e cantata molto bene da Gioacchino che sfodera una voce diversa, lasciando il gatto che è in lui chiuso fuori dallo studio. Da qui inizia la seconda parte del disco, con una carica e buona "Scars of A Generation" (sorprendente), il mid-tempo tipico "Dead By Dawn", ma soprattutto l'ottima accoppiata "Bloodline" e "Chain Of Command" (giusto un po' miagolata). Chiude "And Yet I Smile", altro mid-tempo che alterna arpeggi con cantato etereo a momenti più pieni ed energici, ma è davvero gran paracula parecchio leccata.

Avrete capito che Dominion è un disco pieno di alti e bassi ma che riesce a stare a galla grazie a qualche colpo ben riuscito. La produzione è buona ed il sound è quel power metal tipico e tamarro a cui gli Hammerfall ci hanno abituato da ventidue anni a questa parte, con immancabili cori "oooooh ooh ooh oooooooh oh", testi true tipo "we are what we are and we do wathever we want to do, metal-heart crusader a dream we must persue...".

Un tipico disco degli Hammerfall post-Crimson Thunder ma non così malvagio come le premesse lasciavano intuire, per questo lo trovo sorprendente. Le band da seguire, quelle che rilasciano ottimi dischi, sono altre (ve ne parlo spesso) ma il fascino immutato dei primi Hammerfall e la straordinaria bontà dell'inizio della loro carriera me li fa guardare sempre con quel misto di nostalgia e speranza.

Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 20 ago 2019 alle 01:18

Il precedente era un buon disco power, lontano dalla bontà degli esordi ma comunque sufficientemente ispirato e diretto. Questo, al contrario, nonostante sia stilisticamente vicino a "Built to last" lo trovo di una noia mortale, non c'è un solo pezzo che abbia una parvenza di idea, di coerenza. Un pasticcio di riff noiosi e linee vocali altrettanto povere; non basta la grande prestazione vocale di Joacim Cans a risollevare le sorti di un disco totalmente mediocre.

Inserito il 19 ago 2019 alle 15:05

Sostanzialmente d’accordo con il grande Frank, anche se per il vostro amichevole poly di quartiere è un disco da 7 pieno come lo era Built To Last. Credo sarà spesso nei miei ascolti del 2019 e paradossalmente ci potrebbero essere i peggiori pezzi dell’anno ( One against the world e We make Sweden rock ) con quelli tra i più riusciti in ambito power ( la splendida Bloodline, Scars Of Generation e Chain Of Command ).

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