Copertina 4,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2023
Durata:45 min.
Etichetta:Scarlet Records

Tracklist

  1. ANIMAE HAERETICA
  2. ANGEL OF SMYRNA
  3. RASPUTIN
  4. BLACK PROPHETS
  5. GLORIA
  6. HERETICS
  7. TOMORROW BELONGS TO ME
  8. FIRE
  9. VERITAS
  10. SKYFALL
  11. REST IN A BED OF ROSES

Line up

  • Jonas: bass
  • Malachia: drums
  • Isaia: guitars
  • Ezekiel: vocals
  • Jeremiah: keyboards

Voto medio utenti

Avevo già avuto modo, due anni fa, del debut album degli italiani Apostolica, che tutto mi era parso fuorchè originale e divertente. Non originale perchè risultava eccessivamente una scopiazzatura delle band Power metal in voga al giorno d'oggi, Sabaton, Orden Ogan, e sopratutto Powerwolf e Ghost, quest'ultima ovviamente non rientrante nel genere Power, ma anche esteticamente i rifacimenti erano più che evidenti. Non divertenti perchè tutto era già sentito fino alla noia, un songwriting poco ispirato, diciamo quindi un lavoro assolutamente non sufficiente e che dava l'idea di trovarsi davanti a quel cosplay metal che sembra andare tanto di moda.

Immagine

[Foto fornita nel Comunicato Stampa]

Passano due anni, non un esibizione live, ma cambia qualcosa a livello di lineup, con l'entrata di Jeremiah alle tastiere, un aggiunta che sicuramente poteva dare quel quid in più agli Apostolica e al concept che è dietro alla band, con il tema dell'apocalisse, della religione e tutto quello che ne deriva. Il risultato però, anche questa volta, non è dei migliori. Ci si trova davanti, ancora, ad una sbiaditissima copia dei Powerwolf, passando da 'Rasputin' dove il ritornello fa il verso a 'Nightside Of Siberia' a 'Tomorrow Belongs To Me', di cui ancora non riesco a capirne il senso. Il problema principale è che, se si prova a non pensare a tutto il citazionismo presente in tutto il disco, alcune canzoni come 'Fire' o 'Angel Of Smyrna' funzionerebbero anche, ma è come camminare su un filo spesso di 1 mm su una voragine larga 10 metri fatta di rimandi, ritornelli e strofe già sentiti, come ad esempio in 'Gloria' dove sembra di sentire una versione ecclesiale dei Rhapsody. Non aiuta da questo punto di vista nè la mancanza di assoli da segnalare, e neanche la voce di Ezekiel molto ruvida, per nulla intonata in alcuni momenti ('Veritas').

Non so quanto convenga continuare su questo percorso fortemente debitore ad altri gruppi, non solo per la costruzione dell'immagine della band, ma anche per la ricerca di un proprio percorso musicale che, arrivato al secondo album in studio, mostra ancora degli evidentissimi difetti.

Recensione a cura di Francesco Metelli

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