Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2018
Durata:49 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. WINGS OF STEEL
  2. SILENT SKY
  3. WILL YOU REMEMBER ME
  4. ANGELIN
  5. LIVING WITHOUT YOUR LOVE
  6. IF I EVER SEE THE SUN AGAIN
  7. AFTER THE FIRE IS GONE
  8. LOVE ON THE OTHER SIDE
  9. THINGS
  10. LIZA
  11. LIFE`S BEEN GOOD TO YOU AND ME
  12. STEP INTO THE LIGHT

Line up

  • Stefan Berggren: vocals, acoustic guitar, keyboards
  • Thomas Jakobsson: guitars
  • Stefan Zimman Jonsson: guitar
  • Tomas Pomma Thorberg: bass
  • Peter Petterson: drums

Voto medio utenti

Snakes In Paradise … ovvero la risposta a chi dubita che la coniugazione tra l’hard-blues più sofisticato e i molteplici colori dell’AOR sia ancora, dopo Whitesnake, Foreigner e Bad Company (a cui aggiungo pure i The Law, la super-meteora targata Paul Rodgers e Kenney Jones ...), una soluzione espressiva di grande valore anche nelle frenesie del terzo millennio.
Non ho trovato un modo maggiormente efficace per introdurre al Glorioso popolo di Metal.it il ritorno (mamma mia quante volte abbiamo dovuto utilizzare questo termine …) di uno dei tanti gruppi esplicitamente (fin dal monicker …) devoti prima di tutto al verbo del Serpente Bianco eppure capaci, in anni “difficili” come i novanta, di segnalarsi per competenza e classe al pubblico dei rockofili.
Tre dischi (tra cui l’ottimo “Garden of Eden”) e una compilation, poi lo scioglimento, con l’eccellente vocalist Stefan Berggren che sfogherà le sue velleità Coverdale-esche con i Company of Snakes (ricevendo così l’imprimatur di Bernie Marsden, Micky Moody e Neil Murray …), Lee Kerslake (Uriah Heep, Ozzy Osbourne, ...) e con i trascurabili Razorback.
Anche grazie a una “scintilla” chiamata Revolution Road (felice coalizione tra Berggren e il nostro Alessandro Del Vecchio …), l’idea di riprendere un percorso interrotto nel 2002 prende corpo, fino alla reunion del 2016 e a questo “Step into the light”, licenziato dall’instancabile Frontiers Music.
Si tratta di un lavoro davvero godibile, pieno di linee melodiche vellutate e accattivanti, che non dimentica di conferire al contempo il giusto nerbo a composizioni ben congeniate, dalle quali, oltre all’ugola suadente di Stefan, spicca l’ispirato fraseggio chitarristico dell’affiatato duo Jakobsson / Jonsson.
Brani ariosi ed evocativi come “Wings of steel”, “Silent sky” e “Living without your love” conquistano l’attenzione in maniera istantanea e se “Will you remember me” e "Things” inoculano nelle fibre sonore del programma un ammiccante spirito “sudista”, tocca a “Angelin” conquistare la palma di traccia migliore della raccolta, in virtù di un’emozionante costruzione armonica.
L’hard-rock prende il sopravvento nella brillante “If I ever see the sun again”, “After the fire is gone” sfoggia un avvolgente andamento molto seventies e, dopo la sbarazzina “Love on the other side”, arrivano il refrain contagioso di “Liza” (brano che non sfigurerebbe nel repertorio dei migliori songwriters “adulti” d’oltreoceano ...), la grinta raffinata (vagamente Bad English-iana) di “Life`s been good to you & me” e il felpato romanticismo della title-track a suggellare un albo piuttosto convincente e avvincente.
Un caloroso bentornato (altro vocabolo assai inflazionato …) è dunque d’obbligo, auspicando il meritato rilancio di una band che, anche in tempi di diffuso e affollato revival, può dire la sua in fatto di tensione emotiva e consistenza artistica.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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