Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2018
Durata:64 min.
Etichetta:Sepulchral Productions

Tracklist

  1. CANTUS I – TEREDINIS LEPRA
  2. CANTUS II – SAGINA CAEDENDIS
  3. CANTUS III – ICHTHUS OS TREMORIS
  4. CANTUS IV – INOPIA ET MORBO
  5. CANTUS V – FIGURA DYSPHILA
  6. CANTUS VI – BARATHRA I
  7. CANTUS VII – BARATHRA II
  8. CANTUS VIII – ATRUM LILIUM
  9. CANTUS IX – ORATIO MAGNA

Line up

  • Thorleïf: vocals
  • Atheos: bass
  • Anhidar : guitars
  • G. : guitars
  • Kaedes : drums

Voto medio utenti

Suona molto appropriato che, dopo averci vastamente intrattenuti sul tema della peste, quei simpatici mattacchioni dei Délétère decidano di confezionare un concept sulla lebbra.
Un concept che narra di tale Teredinis, lebbroso che nel corso della tracklist si tramuta in profeta e incarnazione stessa della terribile malattia di Hansen.
E se l’immaginario stuzzica il vostro interesse (sebbene, sappiatelo, le lyrics siano pressoché interamente in francese), aspettate di poggiar l’orecchio sulla musica…

Già, perché “De Horae Leprae”, secondo full della compagine canadese in uscita per Sepulchral Production, ha tutto il nécessaire per mandare in brodo di giuggiole ogni blackster degno di tale qualifica.
Ad onor del vero, lo stesso poteva dirsi per i precedenti “Les Heures de la Peste” (2015) e “Per Aspera ad Pestilentiam”, solidissimo EP del 2017; purtuttavia, è con questa release che i Nostri raggiungono la definitiva consacrazione -sperando non se ne abbiano a male-.

Tutto fila a meraviglia nei solchi del dischetto in esame:
- a livello compositivo assistiamo ad una prova maiuscola, con brani lunghi ma mai sovrabbondanti, fedeli alla tradizione ma mai banali;
- il riffing si dimostra ancor più impetuoso che in passato, così come l’impressionante drumming, ma a strabiliare è la prova, addirittura sovrannaturale per potenza evocativa e malignità, di Thorleïf, uno dei pochi screamer attualmente in grado di far la differenza;
- la produzione si rivela affilata e nitida al punto giusto, mentre gli arrangiamenti riescono a sublimare le atmosfere solenni e lugubri al tempo stesso del platter, pur mantenendosi nel solco della linearità (esemplari, in quest’ottica, le incursioni dell’organo).

Mi ero ripromesso di elogiare l’opera nel suo complesso, senza soffermarmi sui singoli pezzi, ma dopo l’ennesimo, entusiasmante ascolto non posso proprio esimermi dal menzionare nere meraviglie del calibro di “Cantus I – Teredinis Lepra” (irrefrenabile cavalcata), “Cantus IV – Inopia et Morbo” (la cui disperata epicità saprà farvi scorrere un brivido lungo la schiena), “Cantus VIII – Atrum Lilium” (dalle velleità quasi anthemiche) o “Cantus V – Figura Dysphila” (la prova che melodia e malattia possono felicemente convivere).

Laddove ci si fosse sforzati di differenziare maggiormente le composizioni si sarebbero lambiti i confini dell’eccellenza assoluta; già così, ad ogni modo, ci troviamo di fronte ad un prodotto di molto superiore alla media del genere.
Pertanto, nell’attesa che i Délétère decidano di soffermarsi su altre adorabili malattie diffuse nel Medioevo quali gotta, fuoco di sant’Antonio o malaria, plaudiamo alla spietata beltà di “De Horae Leprae”, fragorosa dimostrazione che il futuro del black metal –quello vero- passa anche dal Quèbec.
Chapeau.
Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 21 giu 2018 alle 18:13

Album malato e putrescente … ottimo!

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