(Metal Blade)Cattle Decapitation - Monolith Of Inhumanity

Copertina In un periodo nel quale la protesta animalista è livelli di guardia, complice anche le proteste contro Green Hill e le susseguenti azioni per liberare i beagle soggetti a vivisezione, i Cattle Decapitation, che sull’animalismo hanno costruito il proprio concept, cadono a fagiuolo.
Il qui presente “Monolith Of Inhumanity” spinge ancora più in là, rispetto al passato, il connubio tra brutal death metal e grind, nelle sue diverse sfumature, di cui la band si fa portabandiera.
Partendo dalla mia intolleranza al ridicolo screaming grind del singer, ma al tempo stesso sottolineando e lodando il profondo, gutturale e buonissimo growl del medesimo, ciò che occorre mettere in luce è la capacità della band di fondere le due anime in maniera egregia, soprattutto in quei pezzi, come “Forced Gender Reassignment”, nei quali, a differenza di altri pezzi come “Gristle Licker” o ”Lifestalker”, il focus è tutto sulla violenza e la brutalità senza requie.
Al di là di tutti i discorsi avanguardisti questo è metal estremo, anzi è il metal estremo, e trovate estemporanee, volte a variegare e ‘ammorbidire’ il suono, non ci piacciono.
A noi piace il muro sonoro, l’intensità e la densità di suono, i cambi di tempo veloci ma non annacquati, e un assalto come se non ci fosse domani. Ecco, da questo punto di vista la band non sempre adempie al proprio compito. Basta ascoltare l’attacco di “Projectile Ovulation” per capire che certe idee andrebbero accantonate, a meno di non chiamarsi Crytptopsy o Misery Index (dei bei tempi andati per entrambe). D’altronde non a tutti è dato di scrivere, un esempio su tutti, un pezzo come “Cold Hate, Warm Blood” (da “Whisper Supremacy” per chi non conoscesse), dove dopo un breve attacco melodico i Cryptopsy scatenavano l’inferno in terra (e pure in cielo).
Al di là di questa breve e dovuta polemica, occorre rimarcare che, nonostante una produzione anch’essa altalenante, non mancano i momenti di vero godimento (leggasi brutalità), i quali si esaltano nel contrasto con le trovate di cui sopra, come nel caso di “Do Not Resuscitate”.
Il giudizio definitivo su questo disco è buono, nonostante le critiche (opinabili) di cui sopra e molti di voi troveranno il variegato sound della band di proprio gradimento.
Detto questo ci tengo a dire ai Cattle Decapitation che nonostante l’amore e il rispetto per gli animali non rinuncerò mai ad un hamburger o una bella bistecca di manzo, né a una salsiccia di maiale, né a tutte le leccornie che il mondo animale ci offre.

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Genere: Brutal / Grind
Anno di uscita: 2012
Durata: 43 min.
Tracklist:

  1. THE CARBON STAMPEDE
  2. DEAD SET ON SUICIDE
  3. A LIVING, BREATHING PIECE OF DEFECATING MEAT
  4. FORCED GENDER REASSIGNMENT
  5. GRISTLE LICKER
  6. PROJECTILE OVULATION
  7. LIFESTALKER
  8. DO NOT RESUSCITATE
  9. YOUR DISPOSAL
  10. THE MONOLITH
  11. KINGDOM OF TYRANTS

Line up:

  • Travis Ryan: vocals
  • Derek Engemann : bass
  • David McGraw: drums
  • Josh Elmore: guitars

Voto medio utenti: Nessun voto

7
Recensione a cura di
Luigi 'Gino' Schettino
In vendita su EMP
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