Brutal / Grind - Introduzione

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Movimento sviluppatosi a metà degli anni ’80 ed erroneamente considerato da qualcuno come un’evoluzione del death metal, il grind (anche detto grindcore) in realtà trova le proprie radici qualche anno prima, come scheggia impazzita del movimento punk estremo inglese con la commistione della componente hardcore.

Sono appunto le bands d’oltremanica a sventolare per prime la bandiere di questo neonato movimento, e la paternità, perlomeno a livello superiore a quello downtown, va attribuita ai Napalm Death, nativi di Birmingham, con il loro debutto “Scum” del 1987, ed ai Carcass di “Reek of Putrefaction”, che l’anno seguente da Liverpool danno vita ad uno dei lavori più malati del genere.

Entrambe le bands, successivamente, abbandoneranno entro pochi anni i territori grind, spostandosi sempre più sui lidi del death.
Il termine “grind” fu coniato dall’allora drummer dei Napalm Death, Mick Harris, che amava definire così la propria musica, una sorta di “tritacarne” appunto, un “grinder”.

Portabandiera dei primi anni di questo movimento, contraddistinto da canzoni brevissime spesso portatrici nei pur incomprensibili testi di liriche sociali profonde ed impegnate, è la casa discografica britannica Earache, che lancerà in tutto il mondo questo genere prima di incentrarsi sul death metal.

Oggi sono gli Stati Uniti ad offrire una scena grind più ricca a livello di formazioni, anche se lo spirito iniziale è cambiato: la tecnica, da approssimativa che era, si è fatta oggigiorno elevatissima ed i brani sono spesso caratterizzati da uno spirito “progressive”, nell’accezione semantica del termine, una volta assolutamente non presente, anzi ripudiata dai capiscuola.

Un sotto genere, oggi molto perseguito, sebbene a livello profondamente underground, è quello del deathgrind, in cui le peculiarità dei due generi si fondono, dando luogo a sonorità decisamente estreme e sincopate, mentre il grindgore fa sue le tematiche splatter dei primi Carcass, con dubbi risultati e buon gusto… insomma, tanto apparire e poco essere.

Le formazioni che maggiormente hanno contribuito, dal passato fino ad oggi, allo sviluppo del grind (in tutte le sue sfaccettature) sono Repulsion, Discharge, Napalm Death, Carcass, Terrorizer, Agathocles, Naked City, Dead Infection, Brutal Truth, Haemorrhage, Agoraphobic Nosebleed, Gore Beyond Necropsy, The Dillinger Escape Plan, Cephalic Carnage ed i Nasum, che hanno perso tragicamente il loro cantante Mieszko Talarczik nello tsunami del 2004 in Thailandia.

La canzone, per così dire, rappresentativa del genere è “You Suffer” dei Napalm Death che con i suoi 1,3 secondi di durata è anche entrata nel guinness dei primati.

Non tanto la durata piuttosto il testo, così breve e scarno quanto profondo e dilaniante, è qualcosa che inquadra perfettamente il genere grind:
You Suffer…but Why?

La risposta è dentro ognuno di noi.


Il brutal è la forma più estrema ed oltranzista di un genere che presenta già al suo interno tali caratteristiche, ovvero il death metal.
Questi aspetti, come la velocità nel riffing work e specialmente nei colpi di batteria, spesso sopra i 200 colpi al minuto (ma con dei frequenti breakdown al limite dell’immobilismo, così da creare i famosi blastbeats), ed una voce così tombale da essere a volte solo lievemente riconoscibile, sono portati al limite tramite la miscelazione degli elementi cardine del death con quelli del grind.

Anche gli aspetti ed i temi trattati dalle bands brutal sono spesso riconducili a quelli del grindgore, con copertine, titoli ed immagini rigorosamente gore e splatter.

Attualmente le formazioni principalmente riconducibili al brutal sono i Suffocation, i Nile, i Krisiun, gli Skinless, gli Incantation, gli Immolation (che hanno più volte sterzato in territori prettamente death), i Disavowed, i Visceral Bleeding, i capostipiti Broken Hope, gli apprezzatissimi Dying Fetus, i Disgorge, gli Aborted ed i Vile.

E’ nettamente quindi il continente americano, sia a nord che a sud, ad offrire terreno fertile per le formazioni brutal.