Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2011
Durata:65 min.
Etichetta:Autoprodotto
Distribuzione:Skratch the Surface

Tracklist

  1. EQUILIBRIUM
  2. THE INFINITE DESCENT
  3. NIGHTFALL
  4. BROKEN HOURGLASS
  5. SYMMETRY
  6. MARTYR
  7. SPIRAL OF ASCENSION
  8. A NEW PRAYER (BONUS)

Line up

  • Paul Sadler: vocals, guitar
  • Paul Cuthbert: guitar
  • Alex Jolley: bass
  • Chris Barnard: drums

Voto medio utenti

Il debut album dei britannici Spires è difficile da catalogare, diviso com’è tra il prog metal ed il death più puro, con tutta una serie di contaminazioni ulteriori. La base è solido metal alla Mastodon, in cui gli inserti in growls, screams, o accenni di blast beats si affacciano più che frequentemente, a duettare con stacchi morbidi, quasi acustici. Potremmo paragonarli agli Opeth, ma solo per l’attitudine ‘all inclusive’, qui la musica è generalmente più veloce e pestata (almeno nella prima parte del lavoro), sebben costruita con ingegno. Albums come questo “Spiral of Acension” hanno di certo bisogno di più e più ascolti, non ti si schiudono davanti al primo minuto… ed è piacevole apprezzare, giro dopo giro, le mille sfumature della voce di Paul Sadler, capace di veicolare un centinaio di diversi stati d’animo con la stessa intensità. Alle sue spalle, una band a dir poco solida, che in linea di principio preferisce menare piuttosto che accarezzare, ma che, all’occorrenza, indossa con perizia guanti bianchi. Una song su tutte? Credo che vi basti l’ascolto di “The Infinite Descent” per avere una piccola summa di cosa potete trovare nel debut album degli Spires, anche se, di carne al fuoco, ce n’è davvero tanta e per tutti i gusti: una “Nightfall” che è appena che un sussurro acustico, “Broken Hourglass” che è una delle tre tracce oltre i dieci minuti, all’interno della quale si dipana un microcosmo, nato dolcemente, e così intricato di passaggi, soluzioni che ti portano in continuazione dal chitarrismo più peso a momenti di puro prog metal, ad accelerazioni incattivite, per poi ritornare, con apparente disinvoltura, ai morbidi accenni dell’inizio. Troverete questo pattern ripetuto molte volte, per cui consiglio vivamente, a chi volesse furbescamente accaparrarsi questo bell’album, di prendersi più di un’oretta per sperare di decifrarlo. Disturbante ed affascinante, dolce e selvaggio, sussurrato ed esplosivo, un ottimo inizio per una band promettente.
Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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