(27 giugno 2026) Litfiba - Quarant’anni di 17 Re

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27 giugno 2026, sole che spacca, Umbria che Spacca!

I Litfiba partono da Perugia per i Quarant'anni di 17 Re, prima data del tour celebrativo con la storica formazione che ha composto e suonato l’album nel 1986: Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi.

Arriviamo nel tardo pomeriggio ai Giardini del Frontone, uno splendido parco poco lontano dal centro storico di Perugia. Un bellissimo viale alberato conduce all’area palco che mi lascia piacevolmente stupita per la location, intima e raccolta. La visuale è ottimale da ogni punto, non ci sono neanche gli schermi che proiettano le immagini dal palco. Mi fa piacere vivere il concerto in una dimensione così raccolta. Il caldo però attanaglia e i giardini sono in cima ad una bella salita, andiamo a cercare una birra sulle tenui note di You, un giovane cantautore, accompagnato dalla sua chitarra, che partecipa al Coop Music Contest, concorso riservato ad artisti umbri emergenti.

Placata l’arsura il mondo mi pare un posto migliore. È il turno della Fottuta Band, un trio locale che già dalle prime note attira subito l’attenzione del pubblico che si affolla sotto il palco. Poche canzoni, energia e attitudine rock, un ritmo serrato e coinvolgente che colpisce per schiettezza e grinta. Cinque pezzi tra cui spicca l’iniziale Nulla Calma, seguita da Mentre Divoro, Algoritmo, l’inedita Limone nel Tè e a chiudere Rock ‘n Roll.
Francesco (voce e chitarra), Marco (basso) e Andrea (batteria) mostrano essere pienamente a loro agio sul palco, scuotendo il pomeriggio afoso di puro rock ‘n roll, fresco e fottuto, senza timore di suonare al cospetto di chi i palchi li calca da oltre quarant’anni. Tutt’altro, i testi dei loro brani, la critica, la rabbia, le sonorità distorte, l’attitudine li rende pienamente degni di aprire la serata ai Litfiba.

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L’attesa è grande, è ormai calata la sera quando i Litfiba salgono sul palco accolti da una vera e propria ovazione. Il caldo non è diminuito, la platea è gremita di gente, io sudo tutta la birra bevuta ma la sensazione e quella di essere al posto giusto, nonostante tutto, come ad ogni concerto.

Dopo l’intro strumentale si parte proprio con 17 Re, il brano che dà il titolo all’album ma che da quell’album venne escluso, per poi proseguire, uno dopo l’altro, con l'intera tracklist, nessun pezzo escluso. La band è solida, l’esecuzione senza sbavature, dopo tanti anni i Litfiba tornano insieme e suonano come se nulla si fosse mai interrotto. Maroccolo regala momenti preziosi al basso, Ghigo graffia con la sua chitarra acida, le tastiere di Aiazzi hanno sonorità più strettamente radicate nel passato, sono quelle che lasciano maggiormente trapelare l’anima new wave di brani che sembrano non essere affatto invecchiati, sostenuti dal tocco potente e grintoso di Luca Martelli alla batteria. E poi la voce di Piero Pelù che, imperituro figo della madonna [ndr], non mostra alcun segno del tempo, con una timbrica inconfondibile, profonda e potente.



Il pubblico canta e accompagna tutti i brani a gran voce. Ma non ci sono solo i nostalgici dei primi Litfiba anni ’80, ci sono anche molti giovani che riconoscono il valore di un album considerato capolavoro delle sonorità rock-wave italiane e di una band che ha scritto la storia del rock italiano.

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E quella potente voce Piero non la usa solo per cantare, ogni brano è introdotto da una denuncia. Non risparmia nessuno, uno dopo l’altro cadono sotto la sua falce il governo, la Meloni, Trump (lui più di tutti ovviamente), il Papa non ho capito quale forse tutti, i fascisti, cita persino la nuova legge che regolamenta la caccia facendo fare un balzo indietro di anni e anni sulla tutela della fauna selvatica. Ogni brano presenta l’occasione per mandare un messaggio politico molto chiaro. E la cosa incredibile è che i testi sembrano ancora incredibilmente attuali e tagliati sui problemi contemporanei.
Piero Pelù non ha freni e lancia messaggi molto chiari e forti, di cui abbiamo molto bisogno in questi tempi, mentre scorrono le scritte “pace” in diverse lingue sui led. A volte però l’impressione è che il messaggio diventi pura provocazione e dal pubblico qualche lamentela si solleva. D'altra parte i Litfiba hanno sempre fatto critica sociale con prese di posizione molto decise attraverso la loro musica, come dice Piero Pelù "Obiettore di coscienza dal 1983".



Terminata l’esecuzione di 17 Re i Litfiba si concedono una pausa per poi ritornare sul palco con altri sette brani tratti dalla Trilogia del potere, i primi tre album pubblicati dalla band tra il 1985 e il 1988.
Ho apprezzato molto l’onestà da parte della band, il tour celebra un album e un'epoca e non sono stati proposti i pezzi certamente più facili e orecchiabili che hanno consacrato i Litfiba al grande pubblico e al successo commerciale.
Il vento, Istanbul, Eroi nel vento, Tex in un salendo di energia e coinvolgimento fino alla conclusiva Cangaceiro. Probabilmente sono molto più stanca io dei Litfiba stessi, che pure hanno suonato per quasi due ore e mezza.
Piero si rivolge al pubblico “Non lo so perché siete qui stasera, probabilmente siete venuti per vedere se ce la facevamo ancora... Beh neanche noi sapevamo se ce l’avremmo fatta”. Ma i Litfiba non avevano certo bisogno di conferme, certo che ce l’hanno fatta, noi non avevamo dubbi!

Report a cura di Burned_byFrost

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