Copertina 5

Info

Anno di uscita:2017
Durata:43 min.
Etichetta:Massacre Records

Tracklist

  1. HOWLING WIND
  2. MOUNTAIN SKY
  3. THE HUNTER
  4. SLEIGH RIDE TO ASGARD
  5. DIE SEE
  6. THE LITTLE PEOPLE OF ICELAND
  7. DANCE OF THE SATYR
  8. TRäNEN DES HIMMELS
  9. HERR MANNELIG

Line up

  • Carmen R. Lorch: soprano voice
  • Mareike Makosch: rock voice
  • Gaby Koss: soprano voice
  • Teddy Möhrke: male vocals
  • Kristina Jülich: violin
  • Markus Stock: guitars & bass
  • Mats Kurth: drums

Voto medio utenti

È sempre piacevole poter recensire un bel disco. Uno dei (tanti) vantaggi del far parte della redazione di una webzine è proprio quello di avere tra le mani un sacco di ottima musica da poter proporre e consigliare ai propri lettori.

Peccato che non sia questo il caso di "Secrets Of Nature".

I tedeschi Coronatus perseverano nel fare dischi, nonostante le perplessità suscitate più volte da più fronti. L'impegno stavolta ce l'avevano pure messo: concept album sulla natura, testi in inglese e tedesco (e pure svedese nel caso della conclusiva "Herr Manelig"), voci maschili e non solo femminili, arrangiamenti curati. Ma non è bastato.

Il symphonic/gothic metal di Mats Kurth e soci mostra la corda già dall'introduttiva "Howling Wind", una versione brutta e scopiazzata di "Nemo" dei Nightwish. "Mountain Sky" vorrebbe riproporre l'epicità dei Within Temptation, ma l'effetto è opposto, così come nella successiva "The Hunter" (e a Tuomas Holopainen stavano già fischiando le orecchie da un po'). In "Sleigh Ride To Asgard" c'è una ventata di novità data dal piglio folk/eroico, ma la scrittura è ancora debole, mentre "Die See" è una power-ballad insipida ma ascoltabile, con le orchestrazioni in primo piano. "The Little People Of Iceland" è battagliera, abbaia ma non morde prima del breve mid-tempo - davvero poco ispirato - "Dance Of The Satyr". "Tränen Des Himmels" aggiunge al pasticcio discutibili timbriche di derivazione etnica/esotica, e sfocia nella conclusiva (e già citata) "Herr Manelig", molto cinematografica ma altrettanto piatta e monotona.

Per me è no. Ci sono andato giù troppo pesante?

Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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