Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2016
Durata:53 min.
Etichetta:Aural Music

Tracklist

  1. DREAD RITUAL
  2. ARCANE XIII
  3. LAND OF REVENGE
  4. OBLIVION MUSHROOM
  5. INTERMEZZO (BONUS TRACK FOR LIMITED VINYL)
  6. SUSPIRIA (GOBLIN COVER)
  7. BLACKMASTER
  8. THE HOLY CULT OF SUICIDE
  9. HELL BEHIND YOU

Line up

  • S. Bertozzi: guitars and vocals
  • A. Burdisso: guitars and vocals
  • F. Petrini: bass
  • L. Taroni: drums

Voto medio utenti

Ah, che meraviglia: ancora ebbro dei sulfurei effluvi emanati dall’ultimo Abysmal Grief ecco giungere un’ulteriore, preziosa essenza doom metal tricolore ad allietare le mie giornate.
Non macchiamoci però della leggerezza di accomunare in toto le proposte: pur condividendo il genere d’appartenenza e un apparato lirico a sfondo occulto, va sottolineato che l’approccio alla materia delle due band diverge non poco.

Se sotto il profilo squisitamente musicale la compagine di Genova pone l’accento sulla componente estrema del sound, grazie a retaggi funeral e death, i ravennati Arcana 13 decidono di attingere da bacini d’ispirazione più classici.
Ci troviamo dunque di fronte ad un ibrido a cavallo tra un doom in salsa seventies hard rock riconducibile a Black Sabbath e Pentagram (si senta la massiccia e cadenzata “Oblivion Mushroom”, che dopo il roboante incipit riporta alla mente il trip lisergico di “Planet Caravan”, o “Blackmaster”, fortemente debitrice del songwriting di Bobby Liebling) e la NWOBHM (la seconda porzione della title track trasuda Diamond Head e Angel Witch da ogni poro).

Guai, tuttavia, ad etichettare gli Arcana 13 come act meramente revivalistico: i Nostri infatti, pur mantenendo un delizioso retrogusto vintage lungo tutto l’arco del platter, hanno saputo incorporare nel loro spettro sonoro influenze di maggior attualità, come le evidenti digressioni Ghost-iane di “Land of Revenge” (le cui linee melodiche non avrebbero affatto sfigurato su un discone come “Meliora”) o la lasciva solennità di “Hell Behind You”, ove ho percepito eco dei miei “protetti” Year of the Goat.

A speziare ancor più una proposta già succulenta interviene poi l’interessantissimo concept su cui il debut “Danza Macabra” poggia, ossia la trasposizione in note di alcuni capolavori horror nostrani.
L’esempio più ovvio è costituito dall’ottima cover del tema di “Suspiria” dei Goblin, reinterpretato con gusto e metallizzato a dovere, ma ognuna delle otto tracce presenti si ispira a pellicole cult del calibro di "...E tu vivrai nel terrore! L'Aldilà” (Lucio Fulci), “La Maschera del Demonio” (Mario Bava) o “Inferno” (Dario Argento).
Il legame tra musica e cinema viene ulteriormente rinsaldato dallo spettacolare artwork firmato nientepopodimeno che da Enzo Sciotti, venerabile maestro degli horror movie poster -50 anni di carriera, a curriculum oltre 3000 illustrazioni, tra cui quelle di “Phenomena”, “La Casa” e “Antropophagus”-.

Aggiungete all’amalgama:
- una prestazione più che egregia da parte di tutti i musicisti coinvolti;
- un calibro ed un gusto invidiabili negli arrangiamenti, dote raramente riscontrabile in una band al debutto discografico;
- una produzione efficace e cucita alla perfezione sulle caratteristiche del sound…
…e stringerete tra le mani una delle release più interessanti degli ultimi tempi.

Quello di stringerlo, perlomeno, è il mio spassionato consiglio: non si tratta di un masterpiece irrinunciabile, presenta un paio di episodi leggermente sottotono, avrebbe giovato di un modicum di malignità e cattiveria in più, ma “Danza Macabra” costituisce l’ennesima testimonianza di quanta qualità si annidi nel nostro sottobosco underground.
Attendo già con trepidazione il sequel.

Nel diciassettesimo secolo si scatenò, spietata e violenta, la lotta contro quegli esseri mostruosi e assetati di sangue che le cronache del tempo chiamavano vampiri.
I fratelli trovarono la forza di accusare i fratelli, e i padri i figli, perché la Terra fosse purificata da quella orrenda razza di feroci assassini.
Ma prima di metterli a morte la giustizia umana, anticipando il verdetto divino, bollò per sempre le carni maledette di quei mostri col segno rovente di Satana…


La Maschera del Demonio, Mario Bava, 1960
Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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