Virgin Steele - Nocturnes of Hellfire & Damnation

Copertina 4

Info

Anno di uscita:2015
Durata:79 min.
Etichetta:SPV
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. LUCIFER'S HAMMER
  2. QUEEN OF THE DEAD
  3. TO DARKNESS ETERNAL
  4. BLACK SUN-BLACK MASS
  5. PERSEPHONE
  6. DEVILHEAD
  7. DEMOLITION QUEEN
  8. THE PLAGUE AND THE FIRE
  9. WE DISAPPEAR
  10. A DAMNED APPARITION
  11. GLAMOUR
  12. DELIRIUM
  13. HYMNS TO DAMNATION
  14. FALLEN ANGELS

Line up

  • David DeFeis: vocals
  • Edward Pursino: guitars
  • Frank Gilchriest: drums
  • Joshua Block: bass, guitars

Voto medio utenti

È maledettamente difficile parlare di questo nuovo disco dei Virgin Steele. Da un lato perché la band americana è stata per me davvero importante, ci sono molto legato ed i loro capolavori Noble Savage, Age of Consent, i due magnifici The Marriage of Heaven and Hell ed il grandissimo Invictus passano tuttora nel mio stereo con regolarità, dall'altro non si può negare che ad un certo punto (facciamo dal 1999 in poi) sia cominciato un lento cambiamento che ha portato la band newyorkese a diminuire l'apporto classicamente metal nella propria musica a favore di un aspetto teatrale più marcato. Da qui sono nati i due pretenziosi The House of Atreus, dischi composti da una notevole quantità di musica, intro, outro, ma ancora da belle canzoni. Insomma, si era giunti proprio al limite. Questo cambiamento è poi sfuggito di mano e l'ego smisurato di DeFeis ha preso il sopravvento materializzandosi in dischi ampollosi e inconcludenti, arrivando alla "pessima figura" fatta col precedente Black Light Bacchanalia.

Scusate l'introduzione ma andava fatta per informare il lettore delle mie preferenze all'interno della discografia dei Nostri e capire meglio il mio giudizio su questo nuovo, TREMENDO Nocturnes Of Hellfire And Damnation.

Ammetto che alla vigilia del nuovo disco speravo ancora in un miglioramento, confidavo in una presa di coscienza collettiva, perché quando una band cambia stile, mentalità, interessi, solitamente ha un'idea di dove vuole andare, cosa vuole raggiungere. Una flebile speranza è stata anche alimentata dai due pezzi resi disponibili nei giorni scorsi che, al netto dei miagolii di David, lasciavano presagire qualcosa di interessante. Niente, i Virgin Steele si sono impantanati nel nulla ed è questa la cosa che fa più arrabbiare.

Nocturnes Of Hellfire And Damnation conta 79 minuti di musica e, sinceramente, non ho idea di quello che la band voglia oggi proporre visto che la prima parte del lavoro sembra voler tornare al passato con una buona energia profusa nei pezzi, chitarre tornate a farsi sentire ed un basso importante, mentre la seconda... ce ne occuperemo tra poco. Pronti-via Luzifers Hammer è una gran canzone mandata alle ortiche dalla quantità esagerata di gridolini di DeFeis che rincorre registri impossibili, ma possiamo portare pazienza, dopotutto siamo solo all'inizio. Queen of The Dead sarebbe un bel mid tempo roccioso ma, anche qui, il nostro gattone vuole strafare facendo lampeggiare il livello di guardia. Su Black Sun - Black Mass sentiamo David rispolverare il suo registro più aggressivo per arrivare infine a Persephone, pezzo realmente molto bello, splendidamente giocato tra durezza e malinconia, esempio di quello stile barbaric-romantic che i Virgin Steele hanno creato anni addietro.

SE il disco continuasse su queste coordinate, SE il nostro miagolatore folle (mannaggia a lui...) riuscisse a limitarsi, parleremmo di un discone. La realtà però è tristemente diversa. Il lavoro precipita presto in una nullità cosmica, in una mancanza di idee raccapricciante, continui acuti stentati, brani imbarazzanti che si dilungano oltre il dovuto e si barcamenano tra l'hard rock e l'opera con un costante alone gotico. Tutti i pezzi hanno una evidente malinconia di fondo, ogni tanto qualche breve spezzone poetico è piacevole ma sono momenti che durano davvero poco, troppo poco perché una canzone possa essere definita buona. Da questo pastone sonoro è difficile ricordare qualcosa, il mood di questi ultimi brani è molto simile ed alla fine risultano componimenti vuoti e a tratti imbarazzanti. Sto male solamente pensando alla versone 2CD digipak che conta 29 tracce.

Altro aspetto molto negativo del disco: la produzione. I suoni sono secchi, distaccati, la voce è mixata molto alta, scelta che la rende ancora più invadente (come se già non lo fosse abbastanza) fatta forse per compensare una scarsa potenza "all'origine". Certe parti, cambi di atmosfera o assoli, sembrano letteralmente incollati sulla base sonora; emblematico il minuto 2,36 di The Plague And The Fire in cui il solo di Pursino viene preso e gettato sulla traccia con un timing discutibile ed un mix differente. Ah, e la canzone finisce con un paio di gridolini gettati lì, "ao" "ao" degni di un gabbiano, giusto per non farci mancare niente. Roba da demo.

Per quanto riguarda i testi, posso dirvi che non è un concept album ma le liriche delle canzoni vertono principalmente su problemi di relazioni, di credenze, filosofie non solo tra umani, ma più generalmente connessioni fra entità come tra dei, spiriti ma anche anche animali, vegetali, minerali. Parole di DeFeis, che aggiunge che questo è l'album che avrebbe voluto fare dopo Noble Savage se avesse potuto dedicare tutte le sue energie in questa direzione e non avesse dovuto placare la sua creatività progressiva per fare pezzi più semplici e diretti accontentando "altri". Fate spazio, sta passando il carrello dei bolliti...

Non so che dire... Sono imbarazzato io per loro. Come fare questi errori? Perché rovinare letteralmente canzoni buttando in ogni dove "grwaw", "yaoh", "ooooh" senza il minimo motivo? Capiamoci, i pezzi 2-3-4-7-8 iniziano tutti con "grwaw"(cliccate le tracce in sequenza per 1 secondo ciascuna, otterrete il verso di un cagnolino dispettoso), la ballad conclusiva inizia addirittura con un colpo di tosse, un "grwaw!" poi parte la canzone lenta e "toccante". Perché sforzare inutilmente e mettersi in ridicolo? Non si può nemmeno fare il discorso "ha dato tanto/ha una certa età". Che facciamo allora? Giustifichiamo tutto? O peggio, lo compatiamo? Il disco esce qui e ora, non si può ignorare l'evidenza di un tracollo netto ed inesorabile.

Aggiornamento

Il sempre attento utente None, ci fa notare che i brani Queen of The Dead e Black Mass sono rifacimenti di canzoni scritte dagli Exorcist. Questa band statunitense, incise un unico album nel 1986 (Nightmare Teatre) prodotto da David DeFeis ed Edward Pursino e poteva contare su membri/ex-membri di Virgin Steele e dei futuri Jack Starr's Burning Starr. Il nostro gatto canterino ha negato a lungo un coinvolgimento in questa pseudo-band che è rimasta viva per appena un anno. Il fatto che tutto ciò non sia menzionato da nessuna parte, nemmeno nell'info sheet ufficiale della SPV, è scandaloso. Alla luce di quanto "scoperto", mi vedo costretto a rivedere il giudizio sull'album per rispetto dei fan della band, quel rispetto che i Virgin Steele non hanno avuto. Se già ero indeciso tra un 4,5 ed un 5 nel momento in cui ho caricato questa rece, dopo tutto quanto ho appena scritto e contando che Queen Of The Dead è una delle canzoni "buone" (minchia sembro un avvocato), il giudizio si abbassa ulteriormente. Gloria ed onestà al vostro servizio, sempre.


Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi
Asciutto

Rifrazioni gravi rifrazioni acute si rimpallano senza appoggiarsi a nulla.Il risulatato manca la colla nel corso degli ultimi anni compongono musica piu' tradizionale a cui si aggiunge la canzone popolare irlandese.Canoniche in chiavi music hall juke box Demolition Queen e la notevole Hymns to damnation.Echi classicheggianti,nn solamente tecnici ma anche creativi sul secondo cd:la stellare The witch in the forest,di rara intelligenza Riderless horse(Save your breath).

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 27 giu 2015 alle 06:57

potenziale bel disco rovinato da un gatto drogato!

Inserito il 26 giu 2015 alle 11:20

C'è poco da fare, analisi brutale ma perfettamente calzante. E pensare che su altri frequentati lidi c'è promozione piena con un bel 7 e mezzo...(va beh là avevano promosso anche gli ultimi dei Manowar...ma dico io un minimo di proporzione con i dischi passati??) ;) guarda i banner pubblicitari su quei siti e tira le somme :D

Inserito il 25 giu 2015 alle 06:19

A mio modesto parere è un cd che si rivaluta ascolto dopo ascolto,la prima metà per me è migliore perchè le canzoni sono in linea con il loro passato,la seconda metà un po' meno ma comunque ascoltabili,senza dubbio non è da stroncare con un 4 ma neanche da incensare con un 8, direi 6.5/7. I 2 Marriage,Invictus,The House sono capolavori, peccato per l'occasione persa ma meglio degli ultimi 2 per fortuna

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