Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2020
Durata:40 min.
Etichetta: Alma Mater Records

Tracklist

  1. HYBORIAN SCROLLS
  2. ROGUES IN THE HOUSE
  3. UPON THE THRONE
  4. TOWER OF THE ELEPHANT
  5. IN THE COILS OF SET
  6. RED NAILS
  7. GODS OF THE NORTH
  8. SON OF CROM
  9. KEEPERS OF THE CRYPT
  10. BLACK COLOSSUS
  11. ISLE OF THE DAMNED
  12. SERVANTS OF STEEL

Line up

  • Tann: guitars, vocals
  • Jorge Martins: bass
  • João Monteiro: drums

Voto medio utenti

Quando ho visto il logo della label del mitico Fernando Ribeiro dei Moonspell, ho pensato che questa band facesse più o meno lo stesso stile in linea con la band madre del singer lusitano.
Invece nulla di tutto questo, perché questi conterranei del buon Fernando fanno un massiccio epic metal di stampo ottantiano; questo è il quinto disco di questo terzetto.
Un album che ti immerge nelle atmosfere barbariche, selvagge ed eroiche dell’era hyboriana create dalla fantasia del mitico e compianto scrittore suicida Robert E. Howard.
Il primo brano ci apre le porte fantastiche con un titolo che è tutto un programma, ovvero “Hyborian scroll”.
Inizio con rullate e arpeggi dal sapore classico che piano piano esplodono in una marcia epica con cori e tocchi tonanti da batteria; la voce entra sul finale e ci guida nel brano successivo.
Rogues in the house”, è una cavalcata piena, serrata e fiera; immaginate di essere in un romanzo fantasy cavalcando un destriero e con le armi in pugno e capite bene il pathos comunicato dai nostri.
Il singer sfodera un vocione cavernoso e stentore che sulle prime ti lascia allibito eppure funziona, con i cori puliti nel chorus ti scatena un torcibudella emotivo; ciliegina sulla torta un solo heavy ad opera dell’ospite, nientemeno che Bryan “Hellroadie” Patrick dei mitici e leggendari Manilla Road.
Tower of elephant”, è un brano che è epicità pura in questa cavalcata cadenzata e con un chorus da cantare a pugni alzati.
Brano dalla struttura semplice ma accattivante, con un solo ad alta gradazione heavy metal; il dualismo voce più roca e possente e cori puliti funziona alla grande.
Red nails”, è un mid tempo possente con riffing cadenzati ed un gusto quasi priestiano.
Il vocione che sembra sgraziato interpreta bene il pathos con convinzione e una sana dose selvaggia.
Son of Crom”, è il brano che i Manowar spompati e privi di idee odierni pagherebbero oro per scriverlo.
Marcia lenta, epica, fiera che emozionerà più di un defender accanito; riffing che più classicamente metal non si può e sentitevi l’arpeggio iniziale quando entra la voce pulita, secondo me vi si rizzeranno i peli delle braccia dall’intensità emotiva sprigionata in poche note ma ben fatte.
Isle of the damned”, è una cavalcata furiosa e furente a briglie sciolte, batteria che innesta la quarta e chitarre al seguito.
Brano che incarna lo spirito verace e intransigente dell’epic metal ma con qualcosa di sulfureo e maligno nella parte centrale, con una risata malvagia e demoniaca prima del solo.
Album veramente di buonissima caratura, scoperta per quanto mi riguarda interessante e che colmerà il cuore di chi come me ha sofferto per la dipartita del grande Mark Shelton.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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