Copertina SV

Info

Past
Anno di uscita:1989
Durata:41 min.
Etichetta:I.R.S. Records

Tracklist

  1. THE GATES OF HELL
  2. HEADLESS CROSS
  3. DEVIL AND DAIGHTER
  4. WHEN DEATH CALLS
  5. KILL IN THE SPIRIT WORLD
  6. CALL OF THE WILD
  7. BLACK MOON
  8. NIGHTWING
  9. CLOAK & DAGGER

Line up

  • Tony Martin: vocals
  • Tony Iommi: guitar
  • Laurence Cottle: bass
  • Cozy Powell: drums

Voto medio utenti

Black Sabbath anno 1989: Headless Cross, forse uno dei dischi più belli che la band abbia mai pubblicato. Dopo i buoni esiti del precedente The Eternal Idol il gruppo deve essersi maggiormente unito, e finalmente ha potuto trovare nuovi stimoli musicali da perseguire, e con esiti decisamente validi. Headless Cross è un album molto ispirato, dove i Black Sabbath dimostrano che la nuova line-up si è stabilizzata, e che Tony Martin è un cantante di assoluto livello che non ha nulla da temere nei confronti del pur ingombrante passato. A livello meramente musicale la band continua il percorso iniziato con The Eternal Idol e di conseguenza ampio spazio alla melodia, sempre e comunque perfettamente bilanciata da una sezione classicamente Metal che non smette mai di pulsare attraverso i riff di Iommi, in questa occasione davvero su alti livelli espressivi. Su tutte è il caso di ricordare When Death Calls, la classica canzone che rimane subito impressa nella memoria grazie ad un ritornello incalzante, uno di quelli che difficilmente viene dimenticato, epico e corale, con una linea melodica coinvolgente e pure diretta. Va ricordata anche la partecipazione di Brian May (Queen) nell'assolo di chitarra, come da copione ottimo. Ad ogni modo tutto il disco è composto da brani validi e ben concepiti, come Call Of The Wind, Black Moon e ovviamente la title track, tutte canzoni che accentuano il lato oscuro e al tempo stesso melodico dei Black Sabbath. Quello che più sorprende è la perfetta simbiosi acquisita da Tony Martin, la sua voce calda ben si sposa con le trame melodiche disegnate da Iommi e questo ha permesso al gruppo di poter approfondire la ricerca sua stilistica, ritrovando una personalià tutta sua. Da segnalare anche la presenza di Cozy Powell dietro le pelli, autore di una prestazione come al solito maiuscola, energica e dinamica, insomma quel quid che nell'economia complessiva della loro musica non guasta mai. La croce celtica in copertina è quasi un monito e difatti il concept è basato sulla morte e sui vari aspetti che la circondano, tematiche che ben si amalgamano all'entità stessa dei Black Sabbath, ma questo non credo ci sia bisogno di ribadirlo. Gli anni 80 si chiudono con un colpo di coda che cade nel momento giusto, che in sostanza porta i Black Sabbath alla soglia dei 90 con una ritrovata serenità, e con un'ispirazione sempre più attestata ad alti livelli, come del resto il successivo Tyr metterà in evidenza.
Recensione a cura di Andrea 'BurdeN' Benedetti
Un destino che non merita

Anche se è solo per criticare, in qualche modo la nuova uscita discografica dei Sabbath è un riflesso della vita in generale allorche' la condizione umana non ha interesse a guardare ma a volte deve!Non sono sicuro della vostra pazienza e so che le groupies in quel di Birmingham sono le piu' fedeli e determinate appassionate di hard & heavy sabbathiano. Tutto buono, anzi ottimo!Ma in modo più rispettoso:la musica metal e' diventata un prodotto a basso prezzo?

Un Nuovo Capolavoro

Dell'era Martin quest'album è sicuramente il migliore e più rappresentativo,grazie anche all'apporto decisivo del nuovo incredibile drummer Mr.Cozy Powell,capace di portare con la sua classe immensa una nuova energia e potenza nella band,perfettamente calata nell'ultima stagione degli eightes.Uno degli apici della loro discografia e songs immaginifiche,su tutte la maestosa"When Death Calls".

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 26 ott 2021 alle 11:15

Disco meraviglioso, quella iniziata con The eternal Idol fu una fase di heavy metal aggiornato ma sempre sabbathiano e pregno di atmosfere mistiche, così come fu poi con TYR e Cross Purposes. L'ugola intensa ed evocativa (ma anche tecnica) di Tony Martin era perfetta per queste sonorità. Sarà anche che mi ricordano i miei 15-20 anni ma adoro gli album con lui al microfono, e pazienza se poi non è finita col botto (FF non imprescindibile)...rimane il fatto che licenziarlo all'indomani di TYR fu una enorme cacchiata (soprattutto per un album invece retrospettivo e "regressivo" come Dehumanizer).

Inserito il 20 ott 2021 alle 18:45

Gran disco, che dimostra anche l'ecletticità di Tony Iommi, mai ancorato ai seventies. Ho sempre amato Headless Cross, sin dal primo ascolto. Tony Martin è impeccabile, non c'è che dire..

Inserito il 20 ott 2021 alle 14:50

Disco da custodire fino all'ultimo. Li vidi pure in quel tour, al mitico rolling stone. Gruppone. C'era pure Neil Murray al basso. Indimenticabile, in prima fila.. Bei tempi.

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