Grip Inc.: Waldemar Sorychta (guitars, bass, keyboards)

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Gruppo:Grip Inc.

I Grip Inc. sono tornati con un dischetto nuovo dopo cinque anni da ‘Solidify’, per riscrivere a caratteri cubitali la loro importanza nel panorama Thrash contemporaneo. Per l’occasione abbiamo scambiato due chiacchiere con Waldemar Sorychta, mente assoluta della band e guru della produzione. Il buon mastermind tedesco si è rivelato una persona molto disponibile, affabile e con una parlantina che dire esagerata è poco!

Ciao Waldemar. Cominciamo subito. Il titolo che avete scelto per l’ultima vostra release, (‘Incorporated’) è correlato in qualche modo con il monicker Grip Inc.?
Ciao! Lasciami dire che in qualche modo esiste una relazione. Siamo ritornati “incorporated”, fusi insieme come una sola cosa. Non volgiamo dimostrare alla gente che siamo tornati punto e basta, ma che abbiamo fatto un coming back col botto! Anche la cover che abbiamo scelto rappresenta la nostra volontà di fornire un qualcosa di completo. Prova ad immaginare un’unica grande macchina formata non da un solo ingranaggio, ma da tanti pezzi, migliaia di pezzi. Se anche solo una ruota, come quella rappresentata in copertina, fosse fallata o funzionasse male, tutta la macchina sarebbe malfunzionante. Quindi la ruota della front cover rappresenta la completezza anche nel minimo dettaglio, ‘Incoporated’ ci soddisfa al 100%, dalle canzoni all’artwork, dalla registrazione, alle soluzioni stilistiche usate, dall’entusiasmo che sprigiona e dalla personalità che trasmette. Quando tutto è perfetto, puoi voltarti indietro e dire “Wow, questo è l’album migliore che abbiamo mai fatto”.

Come mai siete rimasti in tre?
Fondamentalmente siamo sempre stati formati da tre membri, ed anche il nostro contratto è riferito a tre membri: Io, Gus e Dave. Abbiamo sempre avuto il problema del bassista a dir la verità… ma questa volta è successo una cosa davvero imbarazzante. Devi sapere che Stuart, il bassista che aveva suonato su ‘Solidify’ per noi è perfetto, ma senti un po’ che storia. Dopo che le pre produzioni sono state ultimate e tutto era solo da registrare ho prenotano il volo per Los Angeles, per raggiungere Stuart, appunto, come già capitato per ‘Solidify’. Beh, questa volta gli agenti della dogana mi hanno letteralmente requisito per 7 ore, interrogandomi come un delinquente o peggio. È stato incredibile… 7 ore in una stanza, senza aver neanche un bicchiere d’acqua. Mi hanno trattato peggio che un animale. Dopo tutta questa attesa, mi hanno reimbarcato. Ancora oggi se ci penso, è pazzesco. Il preteso con cui mi hanno comunicato che non ero il benvenuto negli Stati Uniti è stato che circa otto anni fa sono rimasto nel loro Paese un giorno in più rispetto al permesso concessomi. Tornato a casa, ho ricontrollato tutte le pratiche passate, e come immaginavo, questi cari agenti si erano completamente sbagliati! Ma il punto è che se anche fosse stato vero, non hanno alcun diritto di trattarti come un pezzo di merda! E comunque sia, un giorno in più non è equiparabile al commercio illegale di armi o allo spaccio di droga… ma tornando a noi, quest’incidente ci ha fatto cambiare tutti i piani. Abbiamo perso tempo e soldi.: non è semplice far quadrare tutto: studio, hotel, macchine, flyers, posters, impegni promozionali. Così le parti di basso le ho suonate io, ma in futuro abbiamo intenzione di continuare con Stuart sia per i live che per altre registrazioni.

Pensi che ‘Incorporated’ possa essere definito come una sorta di Dark Thrash album? Mi sto riferendo soprattutto alle particolari linee vocali di Gus, vicino spesso al Death Rock…
Mmmm, forse si o forse no. Personalmente non penso mai a come catalogare quello che sto facendo. La cosa importante è fare il meglio che si può fare. Voglio dire, puoi avere anche la più bella canzone del mondo tra le mani, ma se il tuo batterista o il tuo cantante non la sentono dentro, sta sicuro che verrà una robaccia. Il meglio da tutti gli elementi della band. Ecco per me la cosa più importante. Quello che ne esce può essere tutto ed il contrario di tutto. Noi abbiamo parti Dark, parti Thrash, parti Metal… siamo comunque estremi e cerchiamo sempre di essere onesti con noi stessi e con i fans.

Album dopo album sembra che il tuo stile chitarristico sia sempre più orientato verso sonorità mediterranee. Cosa è che ti affascina così tanto?
Il flamenco. Adoro il flamenco spagnolo, perché è una musica che mi emoziona molto: la trovo molto melodica, accattivante e stimolante da suonare, in quanto è tutto fuorché semplice ed immediata. Possiede passione. Associare queste sonorità, soprattutto con la chitarra acustica, alle classiche sonorità Metal, trovo che sia il massimo. Su ‘Incorporated’ abbiamo enfatizzato molto queste aperture, ed il risultato è stato magnifico.

Una volta hai detto “when recording becomes a matter of time, no longer makes sense”. Cosa ne pensi di quelle labels che vogliono che una band registri un album all’anno?
Non capisco questa politica. Non mi piace questo music business, anzi, non lo sopporto proprio. Ci sono tante persone che trattano la musica e gente che fa musica come un prodotto, senza capire quello che hanno in mano. Ci sono centinaia di etichette che non sanno neanche che musica suonano le proprie bands. Ci sono musiche che hanno diverse centinaia di anni e che ancora oggi suonano perfette, perché sono state composte con passione… passione che oggi solo qualche volta esiste o viene considerata. Oggi puoi fare anche la canzone più merdosa del mondo con una produzione ancora più merdosa e vendere milioni di copie. Tutti tratteranno la band come un fenomeno da ricordare e tutti ameranno quel produttore, ti additeranno come genio… al contrario, puoi comporre la song migliore della Terra, con un produzione più che perfetta non si può e vendere pochissimo, anche solo per una promozione sbagliata o non sufficiente. Cadrai nel dimenticatoio. Ti sembra giusto? Il music business fa schifo. Prima di trovare la Spv molte etichette ci hanno detto che eravamo una scommessa, perché mancavamo da troppo tempo e perché il mercato ora è spostato su altri generi. Che stronzate. A queste persone non interessa quello che vendi, l’importante è che vendi…

Hai composto, suonato e prodotto dalla A alla Z ‘Incoporated’. Cosa è stato più difficile?
Per me è normale fare tutto ciò! Comporre musica per è normale e registrare per è normale… anzi, direi che il difficile è portarmi via dallo studio registrazione!. La musica soprattutto!

Oramai tutte le bands al giorno d’oggi hanno un sito Web officiale, i Grip inc. no. Come mai?
Questa è una gran bella domanda. Ne avevamo uno, ma poi non sapendo se e quando continuare, abbiamo lasciato perdere. Nessuno ora se ne occupa, ma daremo l’incarico al nostro management di provvedere. Per ora abbiamo alcune pagine sul sito della nostra casa discografica. Penso che prima o poi nascerà qualcosa, ma non per mano nostra. Voglio passare ogni minuto della giornata facendo musica e non davanti ad un PC. Se devo usare le dita lo voglio fare su una tastiera di una chitarra e non su una tastiera del computer! A parte gli scherzi, io non ci do molto peso, ma capisco che sia importante, anche perché oramai la rete è dappertutto.

Ora puoi dire quello che vuoi ai lettori di EUTK.net!
Po**o D*o, Fa**ancu*o! hehehehe… me l’hanno insegnato i Lacuna Coil! (che signori, Oxford I Suppose...NdGraz) Lasciate che parli la musica, non altre cose. La passione è la cosa più importante. Quando suoniamo, quando suonate, non pensate che sia un lavoro, perché non lo è… è emozione alo stato puro.

Intervista a cura di Massimo 'Whora' Pirazzoli

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