Nightblaze: benefiche terapie melodiche (senza controindicazioni) …

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Gruppo:Nightblaze

Se esiste un “principio attivo” che possa rendere una preparazione musicale in grado di far volare l’immaginazione, scatenare le endorfine e favorire il benessere psico-fisico, è sufficiente ascoltare l’esordio eponimo dei Nightblaze per rendersi conto di come Dario Grillo e i suoi pards (Alex Grillo, Federica Raschellà e l'ex Perfect View Damiano Libianchi) non abbiano “lesinato” nell’inoculazione di tale sostanza, agevolando, attraverso la cultura, l’ispirazione a la forza comunicativa, l'assunzione del prodotto da parte dell’avido (ma ormai pure un po’ sfiancato, vista le convulsioni della scena attuale) organismo rockofilo.
Ed è proprio all’affabilissimo Dario che abbiamo chiesto doverosi lumi sui contenuti, privi di effetti collaterali, di “Nightblaze”, da poco rilasciato tramite il Burning Minds Music Group.

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Ciao Dario, complimenti vivissimi per il favoloso debutto dei Nightblaze e benvenuto (anzi sarebbe meglio dire bentornato, vista l’antica intervista concessa al Sommo Graz ai tempi di “Between two horizons” dei Platens …) su Metal.it! Cominciamo dall’inizio … presenta la band ai nostri lettori e raccontaci “tutto” sulla sua genesi …
Ciao Marco, grazie a te per le bellissime parole spese per noi. Abbiamo apprezzato davvero tanto la recensione.
Ti do subito un po' di informazioni: i Nightblaze nascono nel 2021 per mia volontà. Avevo intenzione di proporre musica più diretta e radiofonica rispetto ai miei progetti musicali (Platens, Violet Sun) e speravo anche di poter tornare a suonare dal vivo dopo tanti anni di inattività; dato che da quando mi sono trasferito dalla Sicilia a Rocca Priora (un paesino montano in provincia di Roma) ho scritto e registrato musica solo ed esclusivamente in studio, tralasciando totalmente la dimensione live.
Ho reclutato quindi una serie di ottimi musicisti che speravo mi potessero accompagnare in questa avventura e mi sono lanciato anima e corpo nella stesura dei nuovi brani.
All’inizio io sarei dovuto essere il cantante della band. Scelta che ho messo in discussione dopo aver ascoltato casualmente sui social alcuni video unplugged realizzati da Damiano.
La sua voce mi ha colpito subito; così l’ho contattato egli ho chiesto di unirsi al progetto.
Inoltre uscire dal ruolo che ho ricoperto per anni mi ha dato la possibilità di focalizzare maggiormente l’attenzione sugli altri strumenti e su aspetti della produzione che in passato avevo un po' tralasciato.
Il primo brano che abbiamo registrato è stato “Tell me”. All’inizio c’era molto entusiasmo; sentimento che purtroppo è andato via via scemando. Ben presto sono arrivati i primi malumori con gli altri membri della band che probabilmente avevano preso un po' sotto gamba l’impegno richiesto e hanno iniziato a mostrarsi disinteressati e svogliati.
Quindi dopo una serie interminabile di scuse e lungaggini varie, Io e Damiano abbiamo deciso di proseguire da soli. Ho dovuto ri-registrare tutte le chitarre, cancellare quello che era già stato fatto dagli altri, reclutare mio fratello Alessandro alla batteria, Federica Raschellà al basso e ricominciare tutto daccapo. Un lavoro non indifferente.
Al contempo Damiano mi ha dato una mano a scrivere ed affinare i testi, in un costante feedback quotidiano che ci ha portato a metà del 2023 ad ultimare il disco.
A giugno di quell’anno abbiamo inviato il Master alla Burning Minds Music Group e nei mesi successivi siamo riusciti a realizzare i tre video-clip che hanno anticipato l’uscita del full-length, avvenuta il 22 marzo di quest’anno.
In sede di recensione non ho volutamente citato riferimenti comparativi “eccellenti” in quanto ritengo che la vostra proposta musicale, benché “classica” nelle intenzioni, sia priva di quegli “eccessi ispirativi” molto spesso presenti nel settore ... ora però, mi piacerebbe che esplicitassi le vostre principali fonti di ispirazione musicale, spiegando altresì perché le considerate tali …
In realtà quel che hai percepito è un’opinione abbastanza diffusa tra gli ascoltatori dell’album. Il genere che suoniamo è certamente standardizzato, trattandosi di un melodic hard rock con influenze AOR.
Tuttavia non credo che i Nightblaze possano essere accostati ad una band particolare. Pur restando all’interno di un genere in cui non si inventa più nulla, siamo riusciti a creare una sorta di trademark abbastanza riconoscibile e distinguibile.
Probabilmente anche grazie ai differenti background musicali che ognuno di noi ha.
Io per esempio amo tantissimo alcune band dell’underground AOR americano di fine anni 80: dagli Unruly Child ai Signal con quel Mark Free che reputo essere una delle più belle voci di sempre. Poi ci sono i Giant di Dann Huff, gli House of Lords di James Christian, i 21 Guns e tanti altri.
Quello, a mio avviso, è stato il periodo d’oro del genere. Quasi irripetibile. Sono usciti così tanti capolavori che è davvero difficile dare una sola preferenza particolare.
Damiano e Alessandro ascoltano roba più rough ed heavy, dai Whitesnake ai Guns’n’Roses, Amorphis, Soilwork ecc.
Federica invece so che è un’amante del prog metal (Symhony X, Dream Theater, Conception e tanti altri).

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Vista l’elevata qualità complessiva del disco, non sono stato in grado di effettuare una selezione di “merito” tra i brani che lo compongono, ma viviamo in un'epoca frenetica, anche quando si tratta di ascoltare musica... se dovessi indicare un brano (o più di uno...) che vi descriva in maniera efficace e invogli l'ascoltatore a saperne di più su di voi, quale sarebbe la tua scelta e perché?
Potrei citarti “Tell me”, che poi è anche il nostro primo singolo e racchiude tanti elementi che ci caratterizzano.
Tuttavia non credo che sarebbe esaustivo nel descrivere tutta la nostra musica.
Ogni brano fa storia a sé, sia come melodia che come composizione e liriche.
Seppur viviamo in un’epoca molto frenetica ritengo che la musica necessiti di tempo per essere assimilata. In quanto forma d’arte non la si può ridurre ad un prodotto “usa e getta” da supermercato. Un disco è un’opera di ingegno. Fotografa quelli che sono i sentimenti e le emozioni dell’artista in un determinato momento della vita. Cerchiamo di non trattarlo come fosse uno snack. Anche perché non sempre le prime impressioni sono quelle più obiettive e giuste.
Sotto il profilo tecnico e compositivo, quali sono stati i momenti più “critici” nell’allestimento dell’album?
A livello compositivo non c’è stato alcun tipo di problema. Ho sempre scritto canzoni nel modo più naturale possibile, lontano da pressioni o forzature esterne. Ho molto rispetto dei miei sentimenti e delle mie emozioni e cerco di riportare tutto in musica solamente quando ho davvero qualcosa da dire.
L’aspetto invece che più mi ha impegnato nella realizzazione del disco è legato principalmente alla produzione, sia in fase di mixaggio che di masterizzazione. Trovare i suoni giusti da enfatizzare, gli incastri ritmici corretti da evidenziare. Non è stato semplice creare quell’amalgama sonoro che senti, anche alla luce della scarsa attrezzatura che posseggo. Ho dovuto fare delle scelte sonore ben precise a discapito di altre. In questo settore puoi essere bravo quanto vuoi ma se non possiedi i macchinari giusti (che poi sono anche quelli più costosi) i risultati sono sempre il frutto di un compromesso.
Non ti nascondo quindi che ho passato diverso tempo dietro la consolle per tirar fuori un sound competitivo e moderno, che suonasse bene anche al cospetto di produzioni ben più importanti e blasonate. Col senno di poi posso ritenermi soddisfatto, anche se non al 100%. In futuro è probabile che farò un importante upgrade dell’hardware per migliorare la qualità ma anche per ottimizzare i tempi e velocizzare il lavoro.

Ritengo che una delle vostre migliori prerogative sia (tra le altre …) l’attenzione riservata alla costruzione dei ritornelli, aspetto che attualmente non sempre viene curato con la giusta attenzione … quanto sono importanti nell’economia delle vostre composizioni?
In questo genere musicale non puoi non prestare importanza o attenzione ai ritornelli. Sarebbe come farsi un autogol clamoroso. L’AOR è un genere di musica conosciuto in tutto il mondo proprio per la peculiarità di essere catchy e ultramelodico. Pensa ad esempio ai Journey, Toto, Kansas o Survivor ecc.
Band iconiche diventate famose grazie a ritornelli memorabili che hanno fatto storia nella musica made in USA. La cura dei chorus quindi è stata per noi prioritaria. È quello il momento in cui una canzone può fare la differenza. Volevamo creare qualcosa di bello, che rimanesse in testa e che la gente potesse cantare anche dopo un solo ascolto. Speriamo di esserci riusciti. Il lungo periodo sarà il nostro banco di prova.
Parliamo dei vostri video, in particolare di quello di “Daughter”, che suggerisce una riflessione su una tematica che mi sembra abbiate particolarmente a cuore …
Daughter” l’ho scritta pensando a mio suocero e alla sua prematura scomparsa. Al rapporto che aveva con mia moglie e parla di un legame speciale tra padre e figlia che rimane intatto nel tempo e che si rafforza anche dopo la morte attraverso il ricordo e la memoria. La perdita di un genitore è sempre qualcosa di molto traumatico e doloroso; volevamo però dare anche un messaggio di speranza; qualcosa che passa inesorabilmente attraverso il tema della fede.

Ritengo che “Nightblaze” sia dotato di virtù “taumaturgiche” … del resto, che la musica abbia questo potere è un fatto noto sin dall’antichità (Apollo era al tempo stesso dio della musica, dell’arte e delle arti mediche …). Che effetto vi piacerebbe avesse la vostra musica sul pubblico?
La musica è espressione massima delle emozioni umane. Riesce ad arrivare là dove finiscono le parole. Per me è la massima forma d’arte a cui abbiamo accesso in questa vita.
Il problema dei nostri tempi è che molta della musica attuale è stata spogliata da qualsiasi virtù taumaturgica per essere considerata un semplice sottofondo. Qualcosa di propedeutico all’esaltazione dell’ego. Basta dare un’occhiata al mainstream per capire quanto sia più importante l’apparire che l’essere. L’immagine, il look, la bellezza estetica hanno preso il sopravvento sulla musica, spogliandola dei suoi contenuti più profondi.
È sempre meno “emozionante” ed “emotiva”, almeno quella che passano le radio. Si sta veicolando il concetto che il successo è il vero scopo a cui un artista deve ambire; arrivare in cima anche a discapito del talento. Non a caso in questo ventennio sono nati tutti questi talent show dove la musica serve da contorno alla competizione. Quasi fosse una gara in cui bisogna sempre eleggere un vincitore.
Beh, lasciatemi dire che la musica non è nulla di tutto questo. Almeno non lo è per me.
E credo che chi ascolti i Nightblaze lo possa percepire sin dalle prime note. Senza passione e contenuti non si va lontano.
Riprendendo una questione a cui hai già accennato, dopo la fase critica della pandemia, la “voglia di live” è molto pressante … com’è la situazione da questo punto di vista?
Guarda, la situazione a Roma per una band che propone musica inedita è abbastanza difficile. Lo era durante la pandemia ma lo è anche adesso. La regola è che puoi suonare musica tua soltanto durante la settimana lavorativa alle condizioni di affitto dei locali perché i weekend sono quasi tutti concessi alle tribute band che hanno monopolizzato in qualche modo la scena.
Quindi, oltre alla difficoltà oggettiva di convogliare pubblico dal lunedì al giovedì sera, si corre anche il rischio di andarci in perdita se non si riescono a vendere i biglietti necessari per coprire i costi d’affitto del locale. Senza contare la fatica che bisogna fare per montare e smontare tutta la strumentazione e l’attrezzatura.
C’è chi si affida alle agenzie di booking per suonare dal vivo.
Ma è un qualcosa che a 45 anni non voglio più fare. Ho fatto tanti anni di gavetta in giro per i locali quando ero ventenne, molto spesso suonando gratis e a condizioni miserevoli. Oggi mi piacerebbe suonare a condizioni di ingaggio diverse, “normali” oserei dire. Magari in vetrine importanti o quantomeno ben organizzate. Se ciò non dovesse accadere pazienza.
Non si può sempre pretendere che il musicista debba andarci costantemente in perdita.

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Non sembra neanche un gruppo italiano …” è una frase che ancora oggi viene utilizzata, considerandolo un “complimento”, per commentare il lavoro di band nostrane alle prese con generi musicali come l’AOR … come valuti questo tipo di affermazioni?
Certamente è un complimento ma ormai la musica italiana credo sia stata ampiamente sdoganata all’estero. Ci sono artisti di fama mondiale (come i Maneskin ad esempio) che fanno tour sold-out in qualsiasi parte del globo, riempiendo le arene e riscuotendo un successo impensabile sino a qualche anno fa. Stesso discorso estendibile a tante metal band italiane anche estreme (seppur con numeri di gran lunga inferiori) tipo Fleshgod Apocalypse o Lacuna Coil, giusto per citarne due.
Essere italiani oggi non è più sinonimo di pregiudizio o di scarsa qualità.
Nel melodic rock certamente è più complicato farsi strada, soprattutto all’estero. Sia perché è un genere che culturalmente non ci appartiene che per il problema della non perfetta pronuncia inglese di molti cantanti italiani. Situazione che però è sensibilmente migliorata negli ultimi anni.
A quanto si apprende (dati ANSA), il 2023 è stato un anno particolarmente “florido” per il mercato discografico sia a livello italiano e sia a livello internazionale, incluso l’ambito del supporto “fisico”, con il vinile a farla da padrone … qual è la tua opinione in merito? Avete pensato di pubblicare “Nightblaze” anche in questo formato?
Il Vinile è un formato che purtroppo la nostra etichetta discografica non tratta. Quindi non sono previste ristampe nel futuro prossimo.
Quel che sto notando rispetto a qualche anno fa è che tanta gente sta tornando all’acquisto del supporto fisico (CD o vinile che sia). Quasi si volesse recuperare quel rapporto intimo e cerimoniale con la musica che è andato perso nel corso degli anni a causa del downloading illegale.
Questo non può che essere un fattore molto positivo sia per musicisti che per quelle poche label che sono rimaste sul mercato in questi anni molto difficili per la musica.
È un trend che spero duri il più a lungo possibile.

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Ho inserito fin da ora “Nightblaze” nella mia personalissima Top Playlist di questo 2024 … ci sono dischi che ti hanno impressionato in maniera analoga e che quindi meritano un’imperativa segnalazione?
Grazie!
Ultimamente hanno catalizzato la mia attenzione gli Haevn, un duetto olandese che fa un pop rock orchestrale di livello altissimo. Amo le loro produzioni, l’attenzione per i dettagli sonori, per la cura con cui registrano la voce, gli archi, gli strumenti acustici. Sono una vera e propria manna sonora per le orecchie.
Mi piace molto il progetto Silent Skies di Tom Englund per quelle sonorità sognanti ed evocative, oltre che per la sua splendida voce.
Amo un po' tutta la musica di Dwayne Ford e molti altri artisti e compositori legati al mondo delle soundtrack e della musica orchestrale. A volte ascolto anche musica italiana d’autore. Ci sono artisti (come Mario Rosini o Sal Da Vinci ad esempio) che sanno emozionare ed emozionarsi. Gente tecnicamente preparata, che studia, che si dedica al bel canto e che sa dare alla musica il giusto valore artistico.
Mi piace molto la PFM o parte del prog made in Italy anni ’70.
Sul lato prettamente melodic rock mi piacciono gli One Desire e alcune cose dei Creye. Ma non amo indistintamente tutta la scena scandinava, fin troppo osannata per i miei gusti.
Dal lato puramente underground seguo alcuni artisti italiani sconosciuti che meriterebbero molta più attenzione e riconoscimento. Faccio due nomi: Viola Krainz (una ragazzetta dotata di una voce meravigliosa) e Clara Sorace (certamente più conosciuta ma ugualmente talentuosa).
Siamo alla fine e a questo punto, come di consueto, lascio a te, dopo averti ringraziato per la disponibilità, le ultime parole dell’intervista …
Grazie a tutti i lettori di metal.it e grazie a te, caro Marco, per lo spazio pubblicitario che ci hai concesso su una webzine così importante. Spero che la nostra musica possa arrivare a più persone possibili e che sia in grado di emozionare.
Un saluto.
Intervista a cura di Marco Aimasso

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