The Pineapple Thief: la forza del gruppo (Bruce Soord, vocals)

Con "Disillusion" la band capitanata da Bruce Soord ha la possibilità di andare a colmare definitivamente il vuoto lasciato dai Porcupine Tree. È lo stesso mastermind a parlarci del full-length entrando nel dettaglio del "nuovo" modo di lavorare del quartetto...

Ciao Bruce e benvenuto. Iniziamo parlando del nuovo album: quali sono secondo te le principali differenze tra "Your Wilderness" e "Disillusion"?
“Disillusion” è nato come un lavoro di gruppo. Gavin si è unito a noi abbastanza tardi ai tempi di “Your Wilderness”, e ora ammette che per lui si sia trattato molto di più che di semplice turnismo dato che alla fine ha contribuito molto agli arrangiamenti. Questa volta la formula è stata simile, solo che è stata applicata dall’inizio. È la prima volta che i The Pineapple Thief compongono un album in questo modo.
Quale pensi che sia il brano più rappresentativo di "Disillusion"? Perché?
Forse “Threatening War”. Ci trovi diverse atmosfere, è melodica ma oscura allo stesso tempo se ci fai caso.
Ho apprezzato molto il testi del full-length, ce ne puoi parlare brevemente?
Mi fa piacere che lo pensi - ho dedicato molto tempo nei mesi invernali alle liriche di quest’album. Viviamo tempi strani, siamo tutti connessi e abbiamo tutti un potere incontrollato. Che può ferire le persone e arrecare danni. Quando gli storici parleranno di questo periodo, sono convinto che lo descriveranno come rivoluzionario. Un periodo che è durato troppo nella direzione sbagliata. Spero che presto ci sistemeremo…
So che i brani di "Disillusion" sono nati in sala prove: puoi entrare maggiormente nel dettaglio del processo creativo?
La maggior parte dell’album è scaturita da idee embrionali che sono poi state sviluppate dalla band al completo. Arrivavo con un’idea, Gavin ci provava sopra alcune cose, e intanto registravamo. E poi ci si lavorava ancora. Poi Jon aggiungeva il basso e Steve le tastiere. È stato grandioso perché questo percorso così diverso è stato migliore di quello che avrei potuto fare da solo. Anche se lavoravamo a distanza sembrava che fossimo tutti nello stesso posto. Ci siamo scambiati materiale quotidianamente per sei mesi prima che l’album fosse completo.

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La collaborazione con Gavin Harrison è iniziata alcuni anni fa: come è cambiato il vostro rapporto ora che è a tutti gli effetti un membro ufficiale della band?
Ai tempi di “Your Wilderness” non ci conoscevamo molto. Ma dopo due ore la nostra relazione era già grandiosa. Creativa e aperta. Nessuno nella band ha un ego smisurato, ma vogliamo tutti che la nostra musica sia la migliore possibile. Ci sono stati momenti molto intensi ma sempre positivi.
Parliamo di influenze. I Radiohead sono molto diversi dalla band "mainstream" - se così si può dire - degli Anni Novanta, i Porcupine Tree non esistono più: possiamo dire che i The Pineapple Thief possono essere la risposta ai fan delle band sopraccitate?
No ho mai dato troppo peso a queste cose. Personalmente il mio obiettivo è sempre stato scrivere musica melodica, coinvolgente e profonda. Continuo a guardarmi attorno, ma non vedo tante band che ambiscano allo stesso. Detto questo, per rispondere alla tua domanda, sicuramente possiamo piacere ai fan delle band di cui parli!
I The Pineapple Thief hanno la capacità di suonare vintage senza sembrare nostalgici: cosa pensi del fenomeno rétro-rock che sta spopolando in tutto il mondo?
Quando abbiamo iniziato i lavori per “Disillusion” ho detto ai ragazzi che volevo un album che suonasse naturale. Non c’era bisogno di espedienti, sovrarrangiamenti, elettronica, orchestre d’archi e simili. Chitarre, voce, piano, Rhodes, basso e batteria (e altri strumenti tipo il Mellotron e il Moog). Tutto ciò lo fa suonare vintage, ma penso che il mondo abbia bisogno di musica “vera” da band “vere”. Se guardi indietro, gli Anni Settanta sono senza tempo perché “puri”. Al contrario degli Anni Ottanta…

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Un'altra cosa che ho sempre apprezzato dei The Pineapple Thief è la continuità: come fai a essere così creativo e al contempo "regolare" nelle uscite?
Grazie. Una cosa che impari giocando a questo gioco è che lo capisci quando qualcosa è buono abbastanza. Per “Disillusion” abbiamo semplicemente continuato a lavorarci finché non era buono abbastanza!
Che musica ascolti oggi? C'è qualche artista che ti ha colpito particolarmente?
Non è facile trovare cose nuove, vero (a me non sembra, ndr)? Dove sono le nuove leve del progressive? Mi chiedo se non sia dovuto al fatto che vivere di musica oggi sia davvero difficile. Non fraintendermi, c’è dell’ottima musica in giro - vorrei soltanto che ce ne fosse di più! Faccio mix per molte band in tutto il mondo, mi piace farlo. Band dall’India come i Paradigm Shift ad esempio. Il loro mix di progressive rock, metal, malinconia e influenze orientali è fantastico. E tutto cantato in Hindi. Grandioso!
Grazie Bruce per il tuo tempo, a te la chiusura di questa intervista.
Cercate di supportare le nuove band - comprate una maglietta, andate a un loro show. Perché non fanno soldi in nessun altro modo.

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Intervista a cura di Gabriele Marangoni

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