Copertina 8

Info

Genere:Guitar Hero
Anno di uscita:2003
Durata:56 min.
Etichetta:Lion
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. BIG CHURCH
  2. DO DA
  3. WHAT THE HELL!
  4. COUNTRY MANIAC
  5. DEMON FETAL HARVEST
  6. GOT DA BLUES
  7. ATTACK OF THE CELERY CRUNCHERS
  8. TONE OF DARKNESS
  9. GOODBYE PORK PIE HAT
  10. CODE RED
  11. PANEMENCO
  12. A DEMONS DREAM

Line up

  • Dave Martone: guitars, bass and programming
  • Daniel Adair: drums and percussion
  • Paul Martone: keyboards
  • Dave Spidel: bass on 1 and 7
  • Cassius Khan: tablas
  • Nenah Barkley: vocals

Voto medio utenti

Devo ammettere di non aver mai sentito parlare prima d'ora di codesto Dave Martone. Dando una breve occhiata al suo sito, scopro che il virtuoso canadese di chiare origini italiane (avete notato come un buon sessanta per cento dei guitar hero vanti italici cognomi?), sciorina un curriculum mica da ridere! Stupisce che il suo nome sia così poco conosciuto rispetto ai mostri sacri del genere, ma poco importa, il bello dello scrivere per EUTK sta anche in questo, non si finisce mai di imparare..
Mea culpa dunque, perchè non solo il nostro possiede delle doti tecniche superlative - come prevedibile d'altro canto -, ma in "A Demons Dream" a colpire è sprattutto la varietà delle soluzioni stilistiche proposte. Martone passa con nonchalance dal country vitaminizzato di "Country Maniac", al blues di "Got Da Blues", condito da una assolo centrale che più da shredder non si può, per terminare con il flamenco surrealista di "Panemenco"! Nel mezzo c'è di tutto : passaggi al limite della new age, loops jungle inframezzati a riff di chiara matrice thrash ("What The Hell"), beat house che si inseriscono a tradimento su tastiere atmosferiche ("Attack Of The Celery Crunchers", il brano stilisticamente più audace ed il più riuscito a mio avviso), ballate malinconiche scandite dal tocco di una chitarra acustica ("Tone Of Darkness"), e chi più ne ha più ne metta. A Dave Martone piace sperimentare questo è chiaro, il suo voler giocare coi suoni mi ha ricordato molto il Vai di "Flexable", ma in tutti i brani c'è sempre un filo comune che riporta ad una ricerca basata sulle potenzialità espressive della chitarra. Molto belli anche brani più ortodossi come "Goodbye Pork Pie Hat", dove ancora una volta Dave dimostra di essere un campione di primo livello non solo con l'elettrica, ma anche con l'acustica, "Big Church", con un costante apporto delle tablas che dona quella marcia ritmica in più e "Code Red", pezzo molto a là Satriani dal vago flavour jazzato. Non sto qui a tediarvi con un'ulteriore descrizione dei restanti brani, sappiate che si tratta di un lavoro di alto livello che soprattutto gli amanti del chitarrismo strumentale non potranno non apprezzare, ma che in virtù di ottime composizioni (che poi è ciò che conta maggiormente) può benissimo essere "adottato" da chiunque ami la buona musica. Magari come sottofondo per un lungo viaggio ai confini dello spirito.
Recensione a cura di Andrea 'Spider' Brunazzo

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