Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:48 min.
Etichetta:No Remorse Records

Tracklist

  1. THE ETERNAL OATH
  2. ONE EYED KING
  3. HAIL TO THEE
  4. SON OF THE OLD GODS
  5. HELMETSMASHER
  6. MARCH TO DIE
  7. STAND AND BE COUNTED
  8. DECAPITATION
  9. TEARS OF THE GORGON

Line up

  • Alex Danazoglou: vocals, guitars
  • Nikolas Sprits Moutafis: guitars
  • Anastasios Danazoglou: bass
  • Hugo Enrique Olivos: drums

Voto medio utenti

Da Cipro, i March to Die hanno attirato la mia attenzione quando ho notato che nelle loro fila militava il chitarrista dei Solitary Sabred, Nikolas Moutafis (anche nei Hardraw e Mirror), ma va sottolineata la presenza del bassista Tas Danazoglou, che ha suonato su "Black Masses" degli Electric Wizard (ma pure in una miriade di band, come i Mirror, i Friends of Hell o i Satan's Wrath).
Si tratta quindi di una band formata da musicisti che hanno alle spalle e all'attivo svariate esperienze musicali, dato che anche gli altri due componenti hanno un abbondante curriculum da presentare, con Hugo Olivos che suona la batteria nei Forbidden Rites e nei Mirror (ancora loro…), mentre il cantante e chitarrista Alex Danazoglou fa parte dei Radagast e in passato degli Ectoplasma e Acheron's Chaos.

Cosa aspettarsi allora dal loro esordio alla luce di questi precedenti così compositi, in campo Death, Black, Heavy, Thrash, Doom ed Epic?

A sorpresa: dei Metalwarriors, fortemente ispirati dai Manowar ma che guardano con applicazione e rispetto anche ai Bathory più epici. Un binomio che si può tranquillamente cogliere nel corso dell'accoppiata iniziale, "The Eternal Oath" e "One Eyed King": Epic Metal evocativo, intenso e corposo, con un Alex Danazoglou non particolarmente aggraziato a livello vocale, pur con tutti gli sforzi per avvicinarsi ad Eric Adams, come nel caso di "Hail to Thee", episodio che mostra un approccio meno ossessivo e lascia qualche spazio in più alle melodie, soprattutto a livello corale. Manco il tempo di annotarlo ed ecco che "Son of the Old Gods", ben tratteggiata dal basso di Anastasios Danazoglou, si dipana inquietante, una lunga marcia dai toni doom sui quali pare aleggiare uno spirito più estremo, affine al Death Metal dei Rotting Christ ed Ex Deo, e che i nostri sigillano con un guitarwork fluente ed epicheggiante che mi ha portato alla mente le scorribande di Ross the Boss. Sotto un inquietante toneggiare le chitarre si producono poi in un lungo arpeggio per aprire la strada a "Helmetsmasher", brano dal passo marziale che guarda spassionatamente ai Manowar, atmosfere cui si accodano, prima la stessa "March to Die". forse in maniera un po' più cupa pur con quel suo finale maideniano, e poi con soluzioni maggiormente articolare ed energiche "Stand And Be Counted", dove oltre a Adams la voce di Alex Danazoglou prende sfumature alla Mathias Nygård (Turisas). Diretta e più aggressiva, ecco come si presenta e si svolge invece la thrasheggiante, ma insipida, "Decapitation", cui si fa indubbiamente preferire la conclusiva "Tears of the Gorgon" (per l'artwork con la testa mozzata di Medusa ci si è avvalsi di un quadro del pittore fiammingo Rubens), con la sua struttura articolata e i toni orientaleggianti, che si ammantano di doom e che prende velocità solo quando sono le chitarre a prendersi la scena, guidandoci a un finale infuocato.

Se guardo ai March to Die - e ovviamente lo faccio come Perseo con Medusa, scrutando il loro riflesso da uno scudo - penso ad una formazione arrivata all'esordio forse un po' troppo velocemente e con ancora diversi correttivi da apportare alla propria proposta musicale.


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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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