Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2023
Durata:48 min.
Etichetta:Peaceville Records

Tracklist

  1. RESTLESS DEAD
  2. THE SECRET LOST
  3. RITUAL UNCTION
  4. DROWNED IN SILENCE
  5. INTO THE OBLIVION
  6. RATTLE BREATH
  7. NOCTURNAL COVEN
  8. MISTRESS OF SORCERER
  9. THE UNBURIED
  10. FADING FLOWERS SPELL
  11. BLACK MIRROR

Line up

  • Wildness Perversion: vocals
  • S. C. : bass
  • S. R. : guitars
  • DC : guitars
  • M. T. : drums

Voto medio utenti

Dopo appena un anno dal precedente mini “Wisdom – Vibration – Repent” ecco tornare gli alessandrini.
Beh, io potrei anche chiudere qui la mia recensione, perché non ci sarebbe abbastanza tempo per spiegare a chi mastica poco di queste cose (oppure è un influencer del metallo) chi sia la band guidata da Wilderness Perversion.
La band nostrana è riconosciuta nel panorama heavy come tra i gruppi che per primi hanno dato il via al black metal, e sono molte le formazioni odierne che fanno della nera fiamma il loro credo ad avere un debito di riconoscenza verso di loro.
Ora eccoli di nuovo a riprendersi di diritto ciò che gli spetta, grazie ad un album che trabocca esoterismo e malignità da tutti i pori. La loro formula è semplice, ovvero un pizzichino di doom nero come la pece, qualche influenza thrashy, una piccola dose di Mercyful Fate e uno screaming catacombale ed il gioco è fatto.
Ma non è tutto signori, qui abbiamo anche degli interventi di voce pulita come nel singolo “Rattle breath”, un pezzo che gronda malignità, brano ricco di cambi di tempo che usa sapientemente la melodia.
Altro capitolo eccellente è l’up tempo “Drowned in silence”, dai riff davvero serrati e che, sono convinto, scatenerà il putiferio dal vivo.
Le chitarre ricamano riffing di pregiata fattura ma sanno anche brillare negli assoli, supportate da una produzione eccellente, pulita e potente che fa risaltare anche il basso.
Quindi, in conclusione, Black Mirror è un altro centro per questi venerati maestri del nero verbo. Fate vostro questo nuovo opus e godetelo nell’oscurità più assoluta: The Cult Is Alive!
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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