Copertina 9

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2023
Durata:45 min.
Etichetta: Swarte Yssel
Distribuzione: Swarte Yssel

Tracklist

  1. HELLEVAART
  2. SLOT VAN VOORST
  3. OVER DE GEUTE
  4. VROUWE IJSSEL
  5. WETTERMAN'S WAANZIN
  6. BODEMDRIFT

Line up

  • J.: vocals, bass
  • P.: vocals, guitars

Voto medio utenti

I Suol sono il progetto nato da due musicisti olandesi, che si firmano semplicemente con le iniziali J. e P., i quali dopo aver pubblicato alcuni album con altre band (Shagor, Ossaert, Dinbethes e Weerzin) hanno deciso di convogliare la loro passione condivisa per i miti, le saghe e le leggende storiche tipiche del folklorismo locale, in questo nuovo progetto.

J. (bass, vocals) e P. (guitars, vocals), per dar vita alla loro prima release, l’omonimo “Suol” – rilasciato tramite l’etichetta Swarte Yssel – , decidono, allo scopo di rafforzare il carattere identitario legato al territorio locale, di lavorare con musicisti provenienti esclusivamente dalla loro regione, arruolando alla batteria Elschappij Tovenaere, oltre a richiamare a sé altri singers, in vece di guest, segnalati con le iniziali H., S, e D.

Il debut dei Suol, fedelmente alle intenzioni originarie dei membri fondatori, narra di racconti popolari locali ed eventi drammatici della storia passata intorno a Zwolle e all’area dello IJssel.
Sei canzoni, da quanto affermato dalla band stessa, che mirano a condurre l’ascoltatore su un sentiero che da Zwolle attraversa il fiume IJssel in direzione dello Zuiderzee (che era l’antico golfo dei Paesi Bassi).
In un'ambientazione dove troviamo baroni, rapinatori, piromani, diavoli, ombre nere, villaggi divorati e assassini impiccati.
Insomma, le premesse per un buon disco nero a livello di “sceneggiatura” ci sono tutte…e in realtà ci sono anche a livello musicale: “Suol” è un full-length di altissimo livello.

J. e P. confezionano sei brani piuttosto lunghi e articolati, di black metal dai tratti sinfonici e dalla forte impronta folk, da cui trabocca tutto l’amore per la propria terra e il proprio patrimonio culturale, a testimonianza del legame inscindibile con il suolo natio.

Le canzoni si snodano in una continua intersecazione tra riffs essenziali e orecchiabili, cadenzati, a tratti opprimenti, con il basso sempre in evidenza, e momenti di più ampio respiro. Ritmiche tipiche del genere, melodie ora macabre, ora desolanti e disperate, creano un’atmosfera suggestiva dalle fattezze epiche, mistiche e angoscianti, che, come l’abile penna di un romanziere di razza riesce a fare con la scrittura, i Suol riescono a fare con la musica, immergendo l’ascoltatore all’interno del loro mondo.
Su tutto ciò si eleva uno scream sgraziato, in cui alla ferocia prevale la nostalgia, il dolore e la disperazione, dove si inseriscono solenni e malinconiche clean vocals che rendono il tutto ancora più evocativo. Trovano spazio anche le voci femminili, come nella commovente e drammatica “Over the Geute”, la quale assume quasi le fattezze di una litania.

La produzione svolta da J. stesso ci riporta indietro nel tempo, alle magiche atmosfere dei primi capolavori black/ folk/atmospheric/progressive, ribadendo ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la poesia necessita di mettere in luce l’“essenza”, e non di grandi artifici tecnologici.

“Suol” è un piccolo capolavoro, privo di punti deboli, che vede I suoi apici in brani come l’iniziale “Hellevaart”, “Sloot Van Voorst”, “Over the Geute” e nella progressiva “Bodemdrift”.
Un platter non esente da richiami ai grandi classici come “Filosofem” o al più recente “Belus”. E personalmente, per fare un esempio, mi richiamano anche ad alcuni passaggi dei Drudkh

In ogni caso si tratta di un disco che riesce a riplasmare il black con il proprio “essere”, con la propria tradizione e con la propria dimora, situata nell’alveo dove scorre il sangue, inteso come l’amore inscindibile per il proprio suolo natio.

Gli olandesi sono ancorati alla storia del genere, ma con i piedi ben piantati nel presente e senza ambizioni al ribasso di sterili revival.
Un LP da non lasciarsi sfuggire.





Recensione a cura di DiX88

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