Copertina 8

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2022
Durata:35 min.
Etichetta:Crud Del Sur
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. ASHEN THRONE
  2. KING’S CALL TO ARMS
  3. FOR NO OTHER EYE
  4. PATHOLOGICAL
  5. WALK IN DARKNESS
  6. STAR CROSSED
  7. NO HALO
  8. THROUGH THE NIGHT

Line up

  • Dana Ortt: vocals/guitar
  • Victor Arduini: guitar
  • Ron McGinnis: bass
  • Darin McCloskey: drums

Voto medio utenti

Le collaborazioni tra diversi musicisti, tra diverse band per creare nuova musica all’interno del nostro mondo sono state e sono ancora tantissime, a volte funzionano, altre meno. Quando si fondono le caratteristiche di due o più gruppi queste possono sommarsi, possono creare un ibrido interessante, possono dare vita a qualcosa di totalmente differente o, ancora, partorire qualcosa di assolutamente distante e spiazzare tutti.
Insomma, ne può uscire un gran lavoro o una scoreggia.
Cosa sarà successo, dunque, con i Mythosphere?
Già, perché questa nuova band statunitense unisce l’abile chitarra di Victor Arduini (ex-Fates Warning, Arduini/Balich), l’ugola doomish di Dana Ortt (Pale Divine) e la cicciosa sezione ritmica formata da Ron McGinnis (basso, Pale Divine, ex-Beelzefuzz) e Darin McCloskey (batteria, Pale Divine, ex-Beelzefuzz).

Ebbene, cari amici e amiche (?) del metallo, il risultato è un disco abbastanza clamoroso che sta esattamente a metà strada tra il metal classico, il doom ed il metallo epico.
“Equilibrio” è proprio una delle parole chiave che userei per descrivere questo disco.

Le canzoni sono infatti ben bilanciate tra le parti doomeggianti, quelle classicamente metalliche e quelle progressive. Prendete questo ultimo aggettivo con le molle, non ci sono mai troppi svolazzi, fughe strumentali o tempi contorti, ma ci sono quelle alternanze, quelle variazioni di ritmo e di atmosfera giuste che riescono a dare carattere alle canzoni. Questa peculiarità contribuisce in modo fondamentale a fornire una scossa alle composizioni che evitano così la monotonia, la staticità e l’estrema solennità di certo doom. Anche l’elemento epico, accennato poc’anzi, contribuisce con gusto a plasmare i brani senza che questi prendano mai una piega esageratamente eroica/cavalleresca.

Pathological è una commistione sonora che propone canzoni fluide, notturne, morbide e oniriche, in grado di avvolgere l’ascoltatore mantenendo un elevato grado di fruibilità e facilità di ascolto.

Non si ha mai la sensazione di affrontare qualcosa di “duro da digerire” o, dall’altro lato, di “troppo melodico”; è proprio l’equilibrio sfoggiato nel songwriting che sa rendere le canzoni agili ma capaci di nascondere strati emozionali che si rivelano ascolto dopo ascolto. L’aspetto relativo all’heavy prettamente classico è sempre presente ma emerge ogni tanto spiccando sugli altri proponendo momenti più diretti e arrembanti, come è possibile sentire sulla title track, ad esempio. Una nota che segnalo e che può essere negativa per qualcuno (non per me, evidentemente) riguarda il cantato. Dana esprime bene la sua personalità ed interpreta i pezzi con convinzione e trasporto ma il suo timbro, il suono della sua voce, potrebbe risultare “ostico”. Non preoccupatevi, non è un castrato che vuole arrivare altissimo, un paperino starnazzante o l’ennesimo baritono ma, diciamo, ha una voce un po’ a trobetta e si sente che a volte arriva molto spremuto e sottile su certi passaggi. Non è una cosa che succede in tutte le canzoni ma solo in alcuni episodi; credo comunque sia giusto segnalarlo e rassicurarvi. Molto buona, pulsante e solida è anche la sezione ritmica, non esageratamente fuzzosa o monolitica ma essenziale per dare una spinta muscolosa alle canzoni.

Fossi in voi dedicherei un ascolto attento a Phatological, un disco sorprendente e bilanciato in cui Mythosphere riescono con disinvoltura a presentarci un’alternanza di canzoni che hanno carattere, che pescano dal doom senza andare a chiamare in causa gli onnipresenti Sabbath e Candlemass, che inseriscono parti acustiche, porzioni metalliche, momenti intimi e ricchi di phatos, trovando una via personale sempre piena di gusto.
Ho ascoltato l’album in cuffia, in macchina, allo stereo e, anche dopo oltre venti passaggi, non mi ha stancato e continua ad aprirsi, a rivelare nuovi strati. Non ignoratelo.


Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 14 dic 2022 alle 20:06

Grande Frank, che chicca ci hai portato in questa recensione! Album stupendo, serio candidato per la mia top10 di fine anno. Ueee, sono contento che ti sia piaciuto! \m/

Inserito il 01 dic 2022 alle 16:11

Grande Frank, che chicca ci hai portato in questa recensione! Album stupendo, serio candidato per la mia top10 di fine anno.

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