Copertina 6,5

Info

Genere:Guitar Hero
Anno di uscita:2021
Durata:49 min.
Etichetta:Pure Steel Records

Tracklist

  1. INTRO
  2. MIRROR
  3. RAINBOW AFTER THE STORM
  4. REBELLION
  5. THORN ACROSS MY HEART
  6. MORS NON SEPARABIT
  7. HONOUR TO THE FALLEN BROTHERS
  8. THE HIEROPHANT
  9. VOODOO QUEEN
  10. INFORMATION WAR

Line up

  • Ed Gadlin: vocals
  • Kiko Shred: guitars
  • Will Costa: bass
  • Lucas Tagliari: drums

Voto medio utenti

Ho la sensazione che negli ultimi tempi i guitar hero siano rimasti un po' in disparte, e ultimamente, salvo la collaborazione Smith/Kotzen, me ne erano capitati ben pochi tra le mani.

Tra questi, il quarto album del chitarrista brasiliano Kiko Shred, che in collaborazione con la Pure Steel Records dà alle stampe l'album "Kiko Shred's Rebellion", con l'intenzione di uscire dal circolo vizioso dell'album solista e di dare vita ad una vera e propria band.

Nel curriculum del chitarrista, spiccano collaborazioni con Tim "Ripper" Owens, Michael Vescera, Leather Leone, André Matos, Blaze Bayley, Udo Dirkschnider e Doogie White, e di tutto questo ci sono diverse tracce sul disco, incastrate e cementate tra loro, dal guitarwork di Kiko.

Il cantante Ed Gadlin, se la cavicchia benino nella spedita opener "Mirror" (vicina allo stile degli Angra) e poi su "Rainbow After the Storm" (maggiormente helloweeniana), anche se qua e là va in affanno, come avviene nel corso della rockeggiante "Voodoo Queen" o della stessa titletrack, chiaramente d'impostazione neoclassica, dove è comunque l'estro di Kiko a fare la differenza. E soprattutto la fa la presenza al microfono di Doogie White sulla successiva "Thorn Across My Heart", decisamente più votata all'Hard Rock.

Certo, Kiko non rinuncia assolutamente all'esposizione solista, ed eccolo sbrodolare tecnica e note - ma anche un discreto feeling - lungo "Mors Non Separabit" e "The Hierophant", con i due episodi strumentali che forse rappresentano i momenti più riusciti del disco, dato che nelle prove collettive i nostri danno l'idea di essere un po' contratti e, infatti, sembrano andare davvero a briglia sciolte solo nella conclusiva "Information War", dove li scopriamo rincorrere i migliori Stratovarius.

C'è ancora da lavorare per completare il passaggio verso quella che vorrebbe essere una vera band e non solo la proposta solita di Kiko Shred.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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