Copertina 5

Info

Genere:Gothic Metal
Anno di uscita:2011
Durata:60 min.
Etichetta:Autoproduzione

Tracklist

  1. SADNESS
  2. HATE
  3. FALSE FREEDOM
  4. REVELATION
  5. ALIVE
  6. PRELUDE
  7. SACRIFICE OF LOVE
  8. APOCALYPSE NOW
  9. EVIDENCE
  10. RESURRECTION OF ME
  11. LULLABY
  12. AT THE END
  13. CONFESSION

Line up

  • Steve Gershon: bass, keyboards, vocal
  • Evelyn Shor: violin, vocal
  • Mr. Lucky: drums
  • Dan Yoffe: guitar
  • Igor Sherman: guitar, mix, pre-master & sound production

Voto medio utenti

Bands come questa, provenienti da una terra martoriata, dove suonare metal può essere considerato sovversivo, hanno tutta la mia stima, a prescindere dagli effettivi risultati artistici, perché mi rendo conto che devono fare il triplo della fatica anche solo per registrare un demo e farlo circolare al di fuori del loro paese. Il fatto che i Fatum Aeternum siano l'unica gothic band in Israele a suonare dal vivo la dice lunga. Attivi dal 2006, cercano adesso di farsi conoscere con il cd autoprodotto This Dream is Dead. Purtroppo il risultato è alquanto amatoriale e non mi riferisco solo ai suoni, cosa più che comprensibile, dato quanto suddetto. Lo stile è un clone di fondatori del gothic metal come Crematory e Lacrimosa. Su rocciose chitarre, più pesanti quando si rifanno al classic metal, più catchy quando richiamano il gothic rock, e ritmiche tipicamente doom, si innestano copiose parti sinfoniche, derivate dalla musica classica. Il violino ed il cantato di Evelyn Shor vanno in questa direzione, duettando con la voce del bassista Steve Gershon, a metà fra Sisters of Mercy e Type o Negative. Piacevoli le parti di pianoforte; si nota la tendenza al recitativo. Spesso la musica rallenta per essere quasi l'accompagnamento di due voci che narrano una storia. La personalità scarseggia e, per il momento, la band sembra ancora allo stadio della semplice emulazione. Israele, nonostante la situazione difficile, ha dato i natali a nomi significativi e di ben altro spessore come i celebri Orphaned Land. Salutiamo con un in bocca al lupo i Fatum Aeternum e speriamo di risentirli con una prova più convincente.
Recensione a cura di Laura Archini

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