Disincarnate - Dreams Of The Carrion Kind

Copertina 9

Info

Past
Genere:Death Metal
Anno di uscita:1993
Durata:47 min.
Etichetta:Roadrunner

Tracklist

  1. DE PROFUNDIS (INTRO)
  2. STENCH OF PARADISE BURNING
  3. BEYOND THE FLESH
  4. IN SUFFERANCE
  5. MONARCH OF THE SLEEPING MARCHES
  6. SOUL EROSION
  7. ENTRANCED
  8. CONFINE OF SHADOWS
  9. DEADSPAWN
  10. SEA OF TEARS
  11. IMMEMORIAL DREAM (OUTRO)

Line up

  • Mike Fiscina: bass
  • Tomas Viator: drums
  • James Murphy: guitars
  • Jason Carman: guitars
  • Bryan Cegon: vocals

Voto medio utenti

Dopo aver messo la propria sei corde al servizio di band come Death, Obituary e Cancer, il talentuoso James Murphy decide nel 1992 di dare vita alla sua band personale, nella quale fosse libero di esprimersi liberamente senza condizionamentid i sorta. Dopo le registrazioni di "Cause Of Death" infatti il chitarrista inizia a comporre del materiale più orientato verso una visione tecnica del death metal e fonda quindi i Disincarnate, accompagnato dai misconosciuti Bryan Cegon alla chitarra, Tommy Viator alla batteria e Jason Carman alla voce. Visto l'enorme momento di popolarità che il death metal godeva ad inizio anni Novanta e grazie alla fama che Murphy si era conquistato sul campo, la band ci mette poco ad ottenere un deal dalla Roadrunner Records e volare in Inghilterra per registrare il loro unico album "Dreams Of The Carrion Kind" assieme al produttore Colin Richardson: l'album poggia su solide basi death metal ma si caratterizza per una venatura progressiva e tecnica ai tempi ancora inedita, dove Murphy mostra le sue enormi qualità sia come chitarrista che come songwriter, occupandosi anche delle registrazioni delle parti di basso. Esemplari in questo senso l'opener "Stench of Paradise Burning", dal ritornello doomeggiante, "Beyond The Flesh", "Monarch Of The Sleeping Marches", "Deadspawn" o "Soul Erosion", dove a farla da padrone è il growl cavernoso di Carman, talento criminosamente passato inosservato, tra riff vorticosi, rallentamenti oscuri e doomeggianti, accelerazioni repentine e cambi di tempo al cardiopalma. Impossibile non menzionare il lavoro in fase solistica di Murphy, capace di proporre assoli dal gusto spiccatamente melodico e dall'elevato tasso tecnico, a rafforzare lo status di deus ex machina che il riccioluto chitarrista si era ai tempi guadagnato. "Dreams Of The Carrion Kind" può inoltre vantare alcune guest appearances di tutto rispetto, come Aaron dei My Dying Bride o John Walker dei Cancer che prestarono la propria voce rispettivamente su "Monarch Of The Sleeping Marches" e "Beyond The Flesh".
Nonostante l'assoluto valore del disco, l'album dei Disincarnate non ottenne le attenzioni che meritava, risultato che di certo non soddisfò l'etichetta, la quale ben presto scaricò definitivamente la band. L'impossibilità di portare in tour la musica della band inoltre causò l'abbandono da parte dei compagni di viaggio di Murphy, portando allo sciolgimento definitivo del gruppo e facendo confluire il talentuoso chitarrista nei thrasher Testament. Solamente svariati anni dopo, grazie anche a un'aura di culto che lo circondava, "Dreams Of The Carrion Kind" iniziò a riscuotere i giusti consensi all'interno dei fan del death metal, tanto che la Displeased Records ottenne dalla Roadrunner la licenza per ristampare il disco.
Spesso etichettato come "capolavoro minore del death metal", questo disco rappresenta in realtà uno dei picchi più alti mai raggiunti dal genere e pertanto merita decisamente più attenzione di quanta non gliene sia mai stata data. Immancabile nella collezione di dischi di ogni deathster che si rispetti.

Recensione a cura di Michele ’Coroner’ Segata
Fuori dalle uscite ordinarie

probabilmente il disco che meglio sintetizza l'essenza della vecchia scuola del death metal in quasi 50 minuti death che più puro non si puo tra tempi massacranti e groove a bizzeffe.

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 12 ago 2011 alle 13:56

quoto the alien, disco immenso

Inserito il 12 ago 2011 alle 11:44

Posseggo la versione originale della Roadrunner. CAPOLAVORO che, come giustamente viene detto nella recensione, non ha MAI avuto il giusto riconoscimento.

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