(12 luglio 2026) Alice Cooper + The Damned + Messa @ Vicenza

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Provincia:VI
Costo:non disponibile
Dopo la tempesta torna sempre il sereno si dice …e infatti, dopo un sabato tormentato dal maltempo, si preannuncia una domenica all’insegna del ritrovato tempo stabile ma anche purtroppo del sole cocente che picchia alto e forte sin dal primo pomeriggio su Romano d’Ezzelino e sul bellissimo parco di Villa Negri.

La seconda giornata odierna dell’AMA Music Festival rispetto alla prima di ieri molto hard’n’heavy classico si preannuncia altrettanto interessante e imperdibile, dedicata alle sonorità più dark, oscure, gotiche ed horror del rock, dove vedrà avvicendarsi sul palco tre eccellenze internazionali del genere: ai nostri italianissimi Messa (originari di queste zone del Veneto tra l’altro) dediti a un doom metal molto variegato spettano gli onori di casa, seguiti dagli iconici punk/goth rocker inglesi The Damned, per poi chiudere in grande stile con il re dello shock horror rock mondiale Alice Cooper!

Tanta carne al fuoco anche oggi insomma sul braciere dell’ AMA, che non abbiamo certo voglia di fare bruciare, ma anzi, di gustarcela e assaporarla tutta e con tanto appetito musicale! Unica nota stonata una presenza di pubblico decisamente bassa e sotto le aspettative per un evento di questa portata, specie in rapporto all’ ottima affluenza di sabato; c’è da dire che la domenica, con il lunedì lavorativo poi per molti alle porte, non aiuta e non incoraggia certamente lunghi spostamenti e orari poco favorevoli, però per vedere esibirsi personaggi di un certo calibro e spessore artistico varrebbe ogni tanto la pena di fare uno sforzo in più e incoraggiare gli organizzatori a ripetere l’esperienza positiva in futuro!

Tocca alla band trevigiana l’arduo compito di aprire le danze e di “scaldare” metaforicamente una giornata e pubblico già in ebolizione di suo per le altre temperature estive. La doom metal band italiana capitanata dalla brava e affascinante Sara Bianchin non è più una sorpresa oramai ma una consolidata realtà del panorama metal (e non solo) europeo, con recenti sconfinamenti persino con un lungo tour di successo negli USA; del resto l’ultimo recente album uscito lo scorso anno intitolato “The Spin“ (a cui daranno ampio spazio in scaletta) è quanto di meglio si possa ascoltare in ambito Rock, perché etichettare “solo doom” la loro musica sembra alquanto riduttivo; vi si trovano dentro e perfettamente intersecati e amalgamati insieme metal estremo, jazz, dark/Wave /dark sound, tutti uniti da una grande carica melodica che rende la loro proposta unica, originale e molto personale.

Nonostante una situazione climatica non favorevole ma anche proprio legata all’orario poco più che pomeridiano della loro esibizione e che poco si addice con il loro sound fortemente oscuro, malsano ed introspettivo, riescono comunque a fornire una prestazione di grande livello, impeccabile e altamente professionale.
Dal già citato “The Spin” estraggono perle di rara bellezza come “Fire On The Roof”, “At Races” e la toccante “Immolation” dove fuoriclasse tutta la classe e raffinatezza compositiva dei Messa ma dando spazio anche piacevoli ripescaggi dal passato; “Rudebo” dall’ottimo “Close” e soprattutto in apertura di spettacolo la sabbathiana, acida e quasi stoner/doom “Babalon” dal primo bellissimo album “Belfry”, in cui il bassista Marco crea un vero muro di suono portandone la distorsione quasi all’estremo: una vera e propria chicca per gli amanti del genere!

Una prestazione assolutamente convincente, maiuscola e di grande livello quella fornita oggi dai Messa, di grande energia, solidità, sicurezza e padronanza dei loro mezzi e che li proietta sempre di più sul tetto del mondo! Un grande orgoglio per tutti noi italiani, del quale andare fieri, tenerci stretto e supportare sempre di più in futuro.



Gli inglesi The Damned rappresentano probabilmente la sorpresa maggiore di questa due giorni dell’AMA dedicata principalmente alle sonorità metal e affini. La storica punk rock band anni 70 capitanata dall’ istrionico frontman Dave Vanian in realtà mescola il suo sound anche con la dark wave e il rockabilly, sfociando nel più classico rock-gothic a sfondo horror; tutti elementi e tematiche perfettamente in linea con la giornata quindi.

Ammetto di conoscere molto poco la storia e il percorso artistico della band in questione, ma quella che era una semplice curiosità iniziale si è trasformato con il passare dei tempo e durante tutta la loro esibizione in qualcosa di più convincente, dando l’idea di essere un gruppo molto compatto, spettacolare e coinvolgente dal vivo. Si nota chiaramente che siamo al cospetto di iconici professionisti con tanti anni di esperienza sui palchi e di musicisti navigati che sanno il fatto loro e come coinvolgere i tanti fan sottopalco accorsi oggi anche per loro.

Particolarmente apprezzabili tra tutte quelle proposte in scaletta, “Love Song”, “Stranger Of The Town” e “Dr.Jekyll And Mr.Hyde” nella prima parte del concerto e le più celebri “Neat, Neat, Neat” e “New Rose” nel finale. Anche loro, come molti altri artisti / colleghi del passato, ci ricordano ancora una volta che la classe non è acqua, e che se hai costruito una carriera di livello, inciso dischi memorabili non c’è tempo, età, o altro che tenga: resterai sempre e comunque nella storia del Rock..i The Damned, dopo lo show di stasera, hanno dimostrato di farne orgogliosamente parte.



E chi mai poteva chiudere al meglio la giornata (e la due giorni metal dell’AMA) se non il re dello shock rock di Detroit con il suo carrozzone freaks/horror?
Alice Cooper, 78 anni suonati, è qualcosa di difficilmente spiegabile a parole; un mito vivente che ha influenzato migliaia e migliaia di artisti rock di tutte le epoche, che a loro volta sono diventati gli idoli di tanti giovani ragazzi: mi riferisco nello specifico a Rob Zombie e soprattutto a Marilyn Manson, debitori assoluti del teatro horror shock dello ZIO, creato e messo in piedi ancora nei lontanissimi anni 70 e portato avanti ancora oggi con grande seguito e successo in tutto il mondo.

Ancora più complicato è spiegarsi come riesca a trovare ancora tutta questa energia e forza fisica per mettere in piedi uno spettacolo così impegnativo come quello proposto stasera, dove non solo si limita a cantare, ma anche andando velocemente e continuamente su e giù per l’ampio palco, oltre a continui e rapidi cambi di costume e di scena; un eroe d’altri tempi!

Ovviamente, per rendere uno show perfetto, memorabile e indimenticabile serve la cura del dettaglio a supporto dell’ attrazione principale: e infatti ad affiancare Alice Cooper in questo speciale world tour ci sono musicisti di assoluto livello, a cominciare dal fido Chuck Garric al basso, affiancato dal compagno di reparto ritmico Glenn Sobel alla batteria, e per completare il tutto con il tris magico di chitarristi composto da Tommy Henriksen (anche tastierista e membro dei Hollywood Vampires), Ryan Roxie e dalla brava e affascinante Anna Cara, che negli assoli in cui si è prodigata non ha più di tanto fatto rimpiangere l’assenza di Nitta Strauss, sia per tecnica che per presenza scenica.

Come da copione in un concerto di Alice Cooper che si rispetti, tutti gli elementi scenici presenti anche in questa occasione, dalla camicia da forza al gigantesco mostro di Frankenstein alla ghigliottina, dal classico balletto con la bambola al cabaret finale di “School Out”.

Un live speciale questo proposto all’ AMA che vedeva in scaletta brani ripescati dal suo passato discografico non eseguiti da anni e altri eseguiti live per la prima volta in assoluto, come la splendida “Dangerous Tonight“.

E infatti si parte subito forte con una chicca inaspettata che da' il via al tutto: “Who Do You Think We Are” da “Special Forces” (seppur purtroppo tagliata), incalzata da altre due sorprendenti “Spark In The Dark” e “House Of Fire”, intervallate invece dalla più classica e onnipresente “No More Mr. Nice Guy”.

Si prosegue con “Billion Dollar Babies” e “I’M Eighteen“ tra dollari e stampelle, prima dell’arrivo sul palco del gigantesco mostruoso sulle note di “Feed My Frenkstein“ intento a inseguire tutti, per la gioia di grandi e piccini; battuta a parte, è stato bellissimo vedere assieme più generazioni, uniti dalla passione per Alice Cooper, addirittura entrambi con il suo caratteristico make up, a dimostrazione che questi idoli hanno davvero superato e rotto le barriere del tempo.

Muscle Of Love“, “Caught In A Dreams” è sempre un grande piacere risentirle live, ma “Dirty Diamonds“ è giunta più inattesa con lo ZIO intento a rompere collane di perle coi denti trafugate chissà dove e a distribuire i preziosi gioielli ai fedelissimi fans delle prime file.

Hey Stoopid!”, “Poison” e “Dangeous Tonight“ già sopracitata (con una coreografia rosso inferno e vampiresca da brividi) sono stati l’apice del concerto per il sottoscritto; non meno esaltante anche la riproposizione di “Brutal Planet”, introdotta da un assolo da urlo e stellare di Anna Cara: un disco tra l’altro che ho sempre trovato bellissimo, seppur moderno, industial e piuttosto diverso dal sound tipico di Cooper.

Arriviamo così al momento più classico retro’ e spettacolare dello show: si inizia con la dolce “Ballad Of Dwight Fly“ e “Cold Ethyl”, arriva la camicia di forza sulla struggente e malinconica “Only Woman Bleed”, il trasporto sul patibolo, il boia pronto per l’esecuzione, la ghigliottina che scende, la lama che taglia la testa dello ZIO, orgogliosamente raccolta e mostrata a tutti dall’attrice teatrale Sheryl Cooper, nonché moglie del celebre artista americano.

School Out” porta sul palco l’allegria dei party americani di un tempo, con lo Zio di bianco vestito e con tanto di cilindro in testa e bastone, intento a bucare gli enormi palloni lanciati verso il palco; carica positiva trasmessa e arrivata anche al pubblico , che scandisce e canta a squarciagola il famoso coro a ripetizione.
Ma la festa non è ancora finita: una cover piuttosto inutile ed evitabile di “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, fa da preludio all’atteso e acclamato bis finale arrivato con “Under My Wheels”, che congeda al meglio e da vero campione Alice Cooper (che molto educatamente presenta uno a uno tutti i musicisti della band) e lo elegge non solo vincitore della giornata, ma complessivamente delle due dell’AMA.

Di un altro pianeta… semplicemente SPAZIALE ed ETERNO! Se per assurdo avesse suonato per altre tre ore non mi sarei annoiato e penso molti altri presenti.

Nel secondo stage si sono avvicendate a turno altre promettenti ed emergenti bands italiane quali The Loyal Cheathers, The Sade e To The Max.

Report a cura di Alessandro Masetto

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