Evol: "ora comincia la vera avventura"

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Pubblicato il:04/11/2026
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Ah, il magico mondo di internet e le sue dinamiche a volte tossiche e vigliacche: dai leoni da tastiera sui social network che fanno i gradassi da dietro uno schermo o account fake che su questo o quel forum cercano di screditare questo o quell'artista, a volte internet sa essere un mondo brutto, davvero brutto. Viene da pensare che certa gente non abbia ricevuto abbastanza sberle quando sarebbero servite, ma non divaghiamo troppo.
Internet come ogni strumento partorito da mente umana può essere utile, molto utile, quindi al di là del triste caso "Strega Gate" (uno dei casi più bassi della povertà umana e intellettuale che aleggia a volte nell'underground Metal nostrano, come dimostrano piagnistei, polemiche o inutili rivendicazioni da parte di Skylark, Extrema o Elarmir tra i tanti) o diversi fake che commentano in maniera offensiva su Metalitalia - e non solo aimè - , un certo Carletto 777 (o "Stylized Corpse" o ancora "Occhiomalocchio"? Ah, l'anonimato del web…), tra le svariate band che ha insultato in maniera pesante e gratuita (ma occhio, che pure quello che si scrive su internet ha validità legale), una band per la quale il nostro prode paladino del web ha una vera e propria ossessione, sono i patavini Death Dies.
Band underground che la sua credibilità se l'è costruita faticosamente in poco più di trent'anni di carriera in penombra, lontani (volutamente?) dalle luci della ribalta e che anche noi di Metal.it abbiamo trattato con rispetto e attenzione come potete vedere dalle recensioni presenti nel nostro database.
Quindi da una vicenda umanamente triste, intrisa molto probabilmente di invidia e frustrazione, noi di Metal.it ne vogliamo trarre un qualcosa di positivo, non solo ricordando a voi cari lettori dell'esistenza dei Death Dies, ma anche di altri rigagnoli artistici a nome Abhor, Mater a Clivis Imperat e Albus Diabolus.

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(Meme ironico sulla situazione preso da Facebook)


Tutte queste band e progetti musicali hanno un sottile filo rosso che le lega in maniera indissolubile: in un modo nell'altro, gli Evol c'entrano sempre qualcosa.
Che sia per la girandola di musicisti o ex musicisti facenti parte di quel complesso musicale, piuttosto che di band nate come bside project o dopo la pioneristica avventura degli Evol, questa band è il sottile fil rouge che lega tutti questi gruppi.
Quindi perché non parlarne, visto che si tratta della classica band sulla quale aleggia un alone di mistero?
Tra gli antesignani del Dungeon Synth (o comunque una involontaria fucina di idee che verranno poi implementate in esso nonostante la caratura Black Metal del progetto) e autori di un modo assolutamente unico e personale di intendere il Black Metal (accentuandone i suoi aspetti più suggestivi ed evocativi), quindi penso che un articolo su di loro sia potenzialmente interessante, non trovate?
Se le realtà musicali poc'anzi citate hanno sempre qualche personaggio che a prescindere rizza le orecchie è anche (e forse soprattutto) in virtù dello status "cult" raggiunto dalla storica band padovana.
Cult nel vero senso del termine, non perché si è semplicemente cagati da quattro disperati in croce e questo è dimostrato dal sempre verde interesse che c'è attorno agli Evol con ristampe e cofanetti licenziati non solo da etichette italiane, ma anche da certe realtà estere, con i collezionisti pronti a prenderne qualche copia prima che diventino "out of the stock".

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Genere:
Black Metal/Dungeon Synth

Periodo di attività:
1993 - 2000

Ma perché la lunga mano degli Evol è così ingombrante ancora oggi, dando nel suo piccolo una sua credibilità a progetti decisamente più recenti?
Molto semplicemente perché la minuta discografia degli Evol ha plasmato un modo tutto suo di intendere e di rimando, fare, Black Metal: vero che il Black Metal italiano ha avuto i suoi esempi di "italianizzazione" della fiamma nera (emblematico quanto fatto da Necromass, Opera IX, Mortuary Drape, Aborym, Stormlord o Inchiuvatu ad esempio…), ma il sound degli Evol era un mondo tutto suo rispetto al resto di quanto circolava attorno ad esso.
Per certi versi accostabili ai Summoning (un'altra storia meravigliosa ai confini del Black Metal) per via dell'uso straordinariamente elevato delle tastiere, a volte le vere protagoniste a discapito delle chitarre, c'è da dire che con l'esordio "The Saga of the Horned King" (1995), la band plasmò e ampliò le idee presenti nel primo demo "The Tale of the Horned King" di due anni precedenti: riascoltando a così tanti anni di distanza il debutto discografico del (ai tempi) terzetto padovano, ci si rende conto che da un lato abbiamo un'opera avveniristica che esplora in maniera decisa territori inesplorati per quanto riguarda il Black Metal, dall'altra invece che tra certe ingenuità in sede di scrittura delle canzoni, abbinate ad una certa limitatezza dei mezzi a disposizione, l'opera sia molto naif.
Seppur si senta il peso del tempo, il primo full non è affatto avaro di grandi momenti musicali, giustificandone ogni ristampa fatta nel corso degli anni.
Tastiere e una voce femminile danno il via a questo viaggio singolare e "The Present Age" rischia di essere più attuale oggi che non nel 1995: "Living in a world of solitude, submerged by falsity and ignorance, where man live for his own, forgiving his Source…".
Già da qui si percepisce come il gruppo non guardi all'ala più feroce e intransigente del genere, ma che sposi invece la parte più colta e raffinata: i primi Rotting Christ e Dimmu Borgir dimostrarono come fosse possibile unire l'estremismo sonoro con una forte vena poetica e ancestrale.
Un Black Metal dai tratti molto Ambient ed eterei, con momenti popolari dal sapore festante e medievale, il tutto legato da ritmiche mai frenetiche, che con sorprendente garbo e minimalismo fanno procedere un lavoro che è quasi più un flusso di coscienza, da ascoltare rigorosamente tutto d'un fiato ogni qual volta che si decide di intraprendere questo viaggio in un mondo che per i suoi 38 minuti di durata trasporta l'ascoltatore in un'altra dimensione.
Attimi di arricchimento in un mondo sempre più povero culturalmente: il dolce contrasto che c'è nella tracklist tra l'eleganza e la decadenza di una "Prologue (Waiting for His Coming)", l'ambiziosa "The Return of the Horned King" (per chi vi scrive il momento più alto del disco!) o la lugubre marcia " Sorrow of the Witch (Path to a Greater Knowledge)", più tutti i vari scampoli strumentali, consegnano una band già unica nel suo genere e, senza alcun dubbio, autentica.




Un esordio altalenante e incostante, certo, ma già ricco di personalità e fascino: dopotutto già nel 1995 c'era chi non voleva essere un mero clone di Mayhem, Marduk o mettete voi qualunque altro caposaldo del Black Metal scandinavo (e oggi le copie carbone hanno davvero stancato, anche perché intasano il mercato discografico e oscurando possibili perle, ma questa è un'altra storia…).
"Ascolta la mia voce, odila nella fredda notte, seguila nell'oscurità, sarà la tua guida in questo viaggio, vedrai strani mondi e creature da incubo, afferra la mia mano, raggiungimi nel regno della notte eterna…": le intro spesso sono degli unitili orpelli che poco o nulla aggiungono agli album, ma in questo caso parliamo di una chiara dichiarazione d'intenti che con cangiante semplicità ci trasporta tutto d'un tratto nelle mistiche ed evocative visioni orrorifiche che gli Evol hanno dato vita in "Dreamquest" nel 1996.
Per quanto mi riguarda stiamo parlando di un album magico, un lavoro che prende le idee della seconda demo ("The Dark Dreamquest Part I"), le amplia e rielabora dopo il banco di prova dell'anno precedente con una maturità già molto invidiabile.
Mi immagino questi musicisti che nel cuore della notte, in preda all'ispirazione del momento si fanno da tramiti per trasportare in questo mondo una musica proveniente da chissà dove: non parliamo di volgari mercanti di dischi, ma di artisti con l'esigenza di fare delle precise scelte musicali... non potrebbe essere altrimenti vista la musica quasi aliena fatta dagli Evol, se confrontata con il resto del panorama nazionale e internazionale.
Un Black Metal sempre molto d'atmosfera e melodico, colto e raffinato se vogliamo, che riprende un certo mood bucolico e un afflato Dark/Prog, che rispetto all'esordio però non ci fa mancare momenti di feroce Black Metal che vengono uniti con sorprendente nonchalance alle parti più Ambient che ora sono bucolico/medievali, ora horror/esoteriche. Che spettacolo!
Un disco che traghetta nel "regno dei sogni" chiunque abbia la voglia di ascoltare, un album questo dalla sinuosa ispirazione lovecraftiana: riascoltando questo lavoro a distanza di così tanti anni stupisce come una band underground dell'epoca sia riuscita non solo a fare un disco di questa qualità, ma ad avere anche un suono così nitido e chiaro nel dare la giusta importanza ad ogni strumento che va a dipingere questa ricca e affascinante tavolozza sonora.
Una perla di rara bellezza.
"Il tempo del risveglio è giunto, le nostre strade si separano, ma il seme della conoscenza giace di nuovo in te e so che tornerai, la tua essenza mi appartiene come un regno al suo sovrano, ricordati di me nel mondo della veglia e non dimenticare ciò che qui hai imparato, ricorda, rimembra, il sogno è la chiave, il sogno è la via": un ascolto che di volta in volta ti arricchisce in una qualche maniera, ecco cos'è "Dreamquest".




Tra il secondo platter e il successivo, nel '98 viene licenziato l'ep "Ancient Abbey", un classico lavoro tappabuchi tra una release e un'altra.
Cinque le canzoni qui presenti: si parte subito con l'inedito "The Tale of the Witchlord", un'ambiziosa suite di ampio respiro che riesce a unire tutte le varie sfaccettature del sound di una band così peculiare.
Si prosegue poi con un fastidioso remix (Thunder) di "Ancient Abbey" che verrà riproposta nel successivo platter ma senza quello sciagurato remix. "Das gemiedene Schloß" è la versione in lingua tedesca de "Il Castello Evitato" e con delle piccole differenza musicali: anch'essa sarà presente sul full finale, ma rielaborata e in italiano, con un risultato di rara e struggente bellezza. Con la riuscita cover di "Phenomena", gli Evol pagano il giusto tributo ai Goblin e in calce all'ep, la band propone la versione del demo originale di "Prologue (Waiting for His Coming)".
Una release per completisti, ma dopo verranno ancora i fuochi d'artificio…




E ora spostiamo le lancette al 1999: oh, ma che razza di annata clamorosa è stata per il Black Metal?! "Panzer Division Marduk", "At the Heart of Winter", "Satanica", "Nattestid Ser Porten Vid", "Kali Yuga Bizarre", "666 International", "Stronghold", "Mater of All Evil"... e perché no? Pure "Portraits" ha portato onore e gloria a quella incredibile annata per il Metallo Nero.
Rispetto a pochi anni prima, quando gli Evol avevano iniziato, lo scenario era cambiato drasticamente e nel giro di pochi anni le sperimentazioni in ambito Black Metal ormai si sprecavano: dai forti accenti barocchi e sinfonici di Dimmu Borgir o Emperor, si passava al Folk di vario tipo e a sonorità più pagane (o vichinghe/celtiche) di gente come Inchiuvatu, Bathory, Enslaved o Falkenbach, la tastierosità solenne ed epica dei Summoning era consolidata, non mancavano nemmeno gli accenni gotici di Cradle of Filth e simili, e giusto per non farsi mancare nulla, tra Mysticum o The Koventant che ibridavano il Black Metal a certi forme di musica elettronica o gli esperimenti progressivi o avanguardistici di band come Ulver, Acturus, Borknagar o DHG tra i tanti, il genere già all'alba del '99 era un vero caleidoscopio sonoro pronto a comunicare con questo o quel linguaggio musicale extra Metal per dare vita a nuove visioni musicali.
Nel terzo full di inediti della band padovana, si continua in maniera coerente con quanto fatto in passato e seppur gli elementi siano gli stessi, ora cambiano le proporzioni del loro utilizzo nel sound globale: ora, la componente Black Metal si erge più forte e sfrontata che mai, tra blast beat, riffs in tremolo ed uno scream sguaiato in bella vista, ma la componente più atmosferica non viene dimenticata, ma rielaborata in una chiave più misteriosa e gotica, con artisti come Antonius Rex o Devil Doll ad essere delle forti influenze. L'utilizzo di più lingue nelle stesse canzoni è un altro escamotage molto interessante, come l'ulteriore affinamento per quanto riguarda registrazione, produzione e missaggio, valorizzano queste nuove composizioni.
Il contrasto che si viene a creare tra le atmosfere rarefatte e mistiche che sanno di mondi lontani e sconosciuti, con le parti più selvagge e feroci che vengono disseminate con grande generosità, riescono a creare per l'ennesima volta un turbinio di canzoni estranianti e ipnotiche, con un fare poetico che arricchisce il tutto di una nota incantata.
Dopo aver rimescolato gli elementi già presenti in proporzioni diverse, questi alchimisti sonori concludono la loro avventura discografica con un album più Metal e "canonico", che pur non rinnegando assolutamente la cifra stilistica degli Evol, ne dà una variante un po' più accattivante e dà una dinamicità alla (magra) discografia del gruppo che solo le band che non vogliono vivere di rendita hanno.
Onore e gloria alla coerenza artistica di questa realtà cult, che dopo aver partorito questa tripletta di album in studio, decise di sciogliersi.
Sì, ci sarebbe anche un altro ep ("Tower of the Necromancer" del 2000), ma onestamente è un'uscita assolutamente soprassedibile, mentre nel 2001 uscirà la compilation "Dies Irae" che racchiude i due demo e qualche pezzo live registrato con mezzi di fortuna.




Seppur la band nel 2000 abbia dichiarato concluso il suo percorso artistico, c'è da dire che il nome degli Evol tra gli appassionati di Black Metal non è mai morto, anzi, il mito ha continuato a serpeggiare sinuoso e con garbo tra le varie scene underground internazionali: le ristampe fatte (soprattutto in America latina) dei vari tomi discografici della band patavina si sprecano, come pure altre raccolte di materiale già edito o box set in vari formati licenziati nel corso del tempo.
Tra le varie ristampe fatte a degli Evol però è giusto e doveroso citare l'operazione gargantuesca fatta da Dusktone nel 2026 con "Opera Omnia": in questo box set (ormai credo sold out, ma non preoccupatevi, vi potete accattare i vari cd singolarmente), i tre full, l'ep del '98, una versione arricchita della raccolta del 2001 (adesso rinominata "Relics" e con un'altra cover art) e un live album ("De Bello Gallico") rimasto nascosto in qualche archivio per non so quanti anni, vengono riuniti tutti insieme, con le varie copertine rifatte, ma all'interno dei vari booklet sono presenti le copertine originali dell'epoca, nonché i testi delle varie canzoni e delle piccole interviste che arricchiscono il tutto dando giustizia a queste opere.
Il live "De Bello Gallico" è una chicca davvero insperata: raccolta di registrazioni tratte dal mini tour francese svoltosi nel 1998, si può ascoltare una bella summa live degli Evol, con una discreta rappresentanza dell'esordio e dell'ep "Ancient Abbey" (davvero evocativa in questa sede "The Return of the Horned King"), ma alla fine sono il secondo e quello che da lì ad un anno diventerà il terzo lavoro discografico ad avere maggior rilievo nella setlist.
Le varie "Il Principe di Anghisha", "Il chierico grigio", "Flying with the Night-Gaunts" (che colpo da maestri quelle tastiere che si stagliano in mezzo a quel Black Metal sconquassante!), "Sad Doom of a Dark Soul" o la remota "The Ancient King of Ice (Mighty Yugsuduk)", sono solo alcuni esempi di come a livello di scrittura gli Evol fossero riusciti realmente a creare un trait d'union tra il Black Metal e quello che parecchi anni dopo verrà conosciuto come Dungeon Synth: in ibrido singolare, ma affascinante, che pure in questo live riesce ad essere particolarmente credibile e capace di creare mondi lontani.
Probabilmente (anzi quasi sicuramente!) Samael von Martin ("Lord of Sorrow", chitarra), Giordano Bruno ("Prince of Agony", tastiere e scream), Suspiria ("Princess of Disease", voce femminile), Demian de Saba (batteria) e T-Rex (basso), non si stavano rendendo conto di come la band sarebbe sopravvissuta nel tempo nonostante la fine della loro attività musicale sotto il nome Evol.
Live tra l'altro registrato fin troppo bene se si tiene conto che parliamo del 1998 e di una band underground, poi se facciamo il confronto con le sparute registrazioni live a livello di bootleg amatoriale contenute su "Relics" non c'è proprio paragone…




"...
Casa, come suona strana questa parola sulle mie labbra.
Sempre in viaggio, mai una sosta, proprio come il vento, che tutto accarezza e nulla afferra.
Ed ora eccomi giunta alla fine della corsa.
Perfino il vento qui trova riposo tra gli umidi abissi della terra.
Ma io non portò mai riposare.

Adesso ha inizio il viaggio autentico, ora comincia la vera avventura che mi porterà alla scoperta di nuove mete, nuovi orizzonti.
Già Li scorgo lì in lontananza.
Sembrano attendere, immobili nella loro assoluta trancendenza.

…"

Come detto nel cappello introduttivo, nonostante la band si sia sciolta da anni e non si sia mai più riformata, la sua lunga mano in un modo o nell'altro la ritroviamo in molti gruppi che sono collegati e/o correlati agli Stessi Evol.
I già citati Death Dies sono dei fieri rappresentanti dell'ala più intransigente del genere, con sonorità che si sono fatte via via sempre più dirette, quadrate e feroci con gli ultimi lavori in studio come potete leggere dalle nostre recensioni.
I Padovani Abhor invece se vogliamo sono una delle pochissime band che ha saputo raccogliere il testimone dei Mortuary Drape, con il loro Black Metal ritualistico da messa nera, intriso di improvvisazione fatta in chissà quale cattedrale sconsacrata nel cuore della notte e satanismo al chiaro di luna che ha trovato il suo zenit con l'ultimo "Sex Sex Sex (Ceremonia Daemonis Anticristi)" uscito nel 2022 per Iron Bonehead: lavoro davvero notevole.
Si prosegue poi con Mater A Clivis Imperat con il suo Dark Sound che parte dal Progressive d'annata per giungere poi a tentazioni esotiche, intagli dadaistici, legando il tutto con il Folklore e l'esoterismo veneto: "Atrox Locus" e "Carmina Occulta" sono due gioielli ambiziosi e variopinti.
Si giunge infine ad Albus Diabolus, che spinge ancora di più il Prog dei Mater A Clivis Imperat nella sperimentazione elettronica con un prototipo di Krautrock Esoterico.



Link utili:
https://www.facebook.com/people/EVOL/100063557807443/#
https://www.facebook.com/groups/EVOLCult/
https://evolband.bandcamp.com/album/the-saga-of-the-horned-king
https://www.metalhammer.it/interviste/2026/04/03/evol-lessenza-nascosta-delloscurita/
https://metal-mirror.blogspot.com/2025/04/viaggio-nel-dungeon-synth-escapismo-per.html
https://dungeonsynth.blogspot.com/
https://www.youtube.com/playlist?list=PLIuPL65E8OTloQTk3vbdKE6D39Frl8Qoj
https://bandcamp.com/discover/dungeon-synth
https://www.facebook.com/dusktone

Ps le immagini della band a corredo di questo articolo sono tratte dai booklet delle edizioni originali degli album della band.
Articolo a cura di Seba Dall

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