Mettiamola così … gli
Smoking Snakes hanno le medesime pulsioni musicali di Ammunition, Crashdiet, Hardcore Superstar e Crazy Lixx e hanno imparato molto da Ratt, Quiet Riot e W.A.S.P. su come si possa ancora “passare il tempo” in maniera divertente e proficua anche nel 2026.
Il loro modo di essere selvaggi, trascinanti e viziosi non è dunque una “novità”, ma personalmente mi piace parecchio l’energia viscerale che profonde dalle loro interpretazioni, applicata su composizioni che sono al tempo stesso sfrontate, graffianti ed adescanti, frutto di un’attitudine all’apparenza piuttosto “reale” e non troppo addomesticata.
Rispetto al debutto “
Danger zone” gli scandinavi sembrano aver acquisito un pizzico di maggiore “consapevolezza”, intendendo con tale definizione la capacità di rendere i loro “inni” ancor più coinvolgenti, modulando in maniera bilanciata l’istintiva esuberanza espressiva.
Un approccio che esorta a “godersi l’attimo” senza troppe remore e rimpianti, ma che musicalmente, nonostante una certa omogeneità stilistica, non è fastidiosamente “semplicistico”, irrompendo nei sensi, dopo l’
intro “radiofonica” “
103.1 The scream - The 80's late night radio broadcast”, con l’accoppiata “
Don't touch” e “
Trick or treat”, che galvanizzerà tutti gli “orfani” del
Blackie Lawless di “qualche” anno fa.
Il
refrain di “All I need” ha la “carica” giusta per essere canticchiato fin dal primo contatto, e anche la
power-ballad “
Look in your eyes”, pur nel suo “rigore” formale, non farà fatica a lasciare tracce di sé negli appassionati del settore.
“Gente” che sono sicuro apprezzerà pure i bagliori di Motley Crue che alimentano “
Last man standing” e il clima Ratt-
iano di “
Screaming for more”, mentre in “
Broken heart” il connubio coro da “arena”/ melodia ammiccante funziona con appena minore efficacia.
Incisività che viene prontamente ristabilita grazie all’impeto
punk-eggiante di "
Nasty & wild” e alla spigliatezza contagiosa di "
Turn on the lights”, e se vi ricordate di quando
Udo aveva i capelli lunghi penso potrete gradire la ruvidità
anthemica di "
Pleasure & pain”.
L’
outro “
The last nightmare” conclude un’
operina assai godibile, sfornata da una
band che per non rischiare di venire scambiata per un semplice “tributo” ai venerabili del genere, dovrà diversificare e variegare ulteriormente il suo
modus operandi, senza sacrificare quella bella
verve da
glory days del Sunset Strip che la contraddistingue.
Per gli alfieri di questi suoni (e non solo …) così codificati la sfida è “durare” nel tempo e magari andare oltre le scariche di dopamina e adrenalina garantite da una “prestazione occasionale” (parlo di un loro concerto … che vi credevate?) … l’impressione, dopo l’ascolto di “
All lights on” è che gli
Smoking Snakes possiedano le potenzialità per raggiungere prontamente l’obiettivo.
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