Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:40 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. FLAT EARTH VULTURES
  2. STREET NOISE
  3. GUNFLOWER
  4. JAIL RAT
  5. FORBIDDEN LOCAL HONEY
  6. PUSHED TO THE LIMIT
  7. ANT FARM
  8. SCARS IN OUR EYES (CITY KIDS)
  9. INSIDE A SHRUNKEN HEAD
  10. MAKEBELIEVER

Line up

  • Ray West: vocals
  • Gianmaria “Jommy” Puledda: guitars, vocals
  • Rob De Luca: bass, vocals
  • Rik De Luca: drums

Voto medio utenti

Cosa ne pensate degli Spread Eagle? Li preferite nella loro versione primigenia, brillanti interpreti di uno street-metal anfetaminico e sprezzante, o li avete apprezzati di più nel ritorno discografico del terzo millennio, sottoposti ad una forma di “aggiornamento” espressivo, diviso tra impeto e inquietudini?
Qualcosa mi dice che un aggettivino mi ha appena “tradito” e sapete già qual è la mia opinione in merito, ma se invece siete di parere diverso, o almeno avete gradito (anche se magari in maniera “leggermente” diversa …) sia il debutto omonimo e sia “Subway to the stars”, potrete trovare taluni motivi di soddisfazione anche in questo “The brutal divine”.
L’approccio nel nuovo album è infatti più affine al full-length del 2019 e si allinea alla sua discontinua presa emotiva, tale da rendere l’ascolto gradevole e tuttavia non esattamente galvanizzante.
Pilotata dall’ugola sempre graffiante di Ray West, la raccolta inaugura il suo tracciato sonico con i concitati chiaroscuri di “Flat Earth vultures”, per poi esplodere subito dopo nelle deflagrazioni di punk “stradaiolo” di “Street noise” e delle ombrose “Gunflower” e “Jail rat”, a testimonianza di un orientamento artistico che tenta di far convivere “anime” diverse, le stesse, in sostanza, che contraddistinguevano il lavoro precedente.
La strisciante viziosità di “Forbidden local honey” rievoca “antiche” soluzioni stilistiche, qui rese, però, più “nervose” e inquiete, e anche l’hard-rock di “Pushed to the limit” si rivolge in qualche modo al passato degli americani, celebrato, purtroppo, in una conformazione un po’ troppo prevedibile per fare la differenza.
A questo punto, meglio affidarsi alle mestizie avvolgenti di “Ant farm” e alle pulsazioni cupe e magnetiche di “Scars in our eyes (city kids)”, anche perché “Inside a shrunken head” è un altro numero di punk n’ metal piuttosto epidermico e “Makebeliever” mescola un po’ tutte le attuali tendenze espressive della band senza convincere appieno.
Segnalando l’ottima prova di Gianmaria “Jommy” Puledda, new entry alla gestione chitarristica, accogliamo “The brutal divine” tra i dischi di discreto valore, a cui manca una fisionomia coerente e decisiva d’ispirazione o perlomeno una serie di guizzi vincenti capaci di rendere gli Spread Eagle ancora oggi maestosi rapaci del rockrama internazionale.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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