I Soulburn stanno cambiando pelle come i serpenti, ma conservando sempre della sana violenza mortifera.
No, non preoccupatevi, non metteranno stupidi costumi, mascherine, pose cartoonesche o faranno collaborazioni con le Babymetal (sciùra Maria si calmi!).
Dopotutto fanno death metal, ma fanno un passo in più acquisendo una vis più epica, malinconica e doom, ma doom classico, come se ci fosse una sorta di influenza candlemassiana.
Non hanno rinunciato ad essere ciò che sono ma stanno evolvendosi in una via diversa inserendo elementi nuovi e credetemi che il tutto funziona, ascoltatevi l’apertura “
The braveheart of nightmares”, pesante, drammatica e piena di epicità viva e pulsante.
Forse, l’unica critica che potrei fare, è di avere troppi brani che magari dato il purtroppo difficoltoso atto di concentrarsi delle persone oggigiorno potrebbe rendere ostico questo nuovo lavoro; il frontman e bassista
Twaan Van Geel se la cava benissimo sia in pulito con un tono stentoreo, pieno e con un quid di pathos, sia quando deve aggredire.
Album che stupirà i fan degli olandesi, che però potrebbe affascinarli, perché la ciccia c’è ed è tanta, bravi veramente.
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