Inutile rammentarvi la storia degli
Exhumed di
Matt Harvey & co., ormai una vera e propria istituzione per quanto riguarda quella forma di goregrind dalle tinte death leggermente più patinata e melodica che, con dischi come
"Slaughtercult" (2000), ha spalancato le porte a una miriade di band fotocopia.
Nel febbraio 2026 tagliano il traguardo dell’undicesimo full-length con
"Red Asphalt", rilasciato tramite
Relapse Records.
Qui gli statunitensi tornano a colpire attingendo a un immaginario tanto quotidiano quanto letale: la strada americana. Dopo aver esplorato cimiteri ottocenteschi, sale operatorie, horror da videoteca e la propria mitologia interna, spostano il baricentro su un luogo familiare solo in apparenza, dove la violenza è normalizzata e l’errore è sempre fatale. L’asfalto diventa così spazio liminale tra ospedale e fossa comune.
Gli
Exhumed sembrano però procedere con il pilota automatico, proponendo la loro consueta miscela death/grind supportata da una produzione complessivamente moderna e indugiando questa volta, con una certa frequenza, su tempi medi e rallentamenti paludosi; non mancano comunque i classici assalti frontali che li hanno resi celebri, anzi ve ne sono molti e dal taglio thrashy.
Ed è proprio questa sensazione di automatismo il principale difetto dell’ultima release: un disco che non sorprende e che, quantomeno per quanto mi riguarda, pur mostrando un’ineccepibile perizia esecutiva e tutti i dettagli curati ad hoc che ci si aspetta da un prodotto di questo tipo, manca di vera ispirazione e di cattiveria genuina.
Per carità, un disco degli
Exhumed non si butta mai via… ma, visto il loro potenziale, è lecito aspettarsi ben di più.
Per quanto mi riguarda si colloca a un gradino inferiore rispetto al suo predecessore
"To the Dead" (2022).
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