Ho conosciuto
Laura Cox grazie alla sua partecipazione alla trasmissione televisiva “
Propaganda Live”, apprezzando il modo in cui la chitarrista, cantante e cantautrice anglo-francese trattava una materia “antica” come il
blues elettrico, impegnandosi con profitto (anche per merito della
resident band del programma), pure in una “rischiosa”
cover di “
Hey Joe”.
Da lì il soddisfacente recupero a ritroso di una discografia che oggi con questo “
Trouble coming” giunge al quarto capitolo, ancora una volta parecchio convincente e coinvolgente.
L’approccio musicale è sostanzialmente lo stesso, e cioè la volontà di rendere “fresco” un genere ampiamente consolidato, il tutto senza stravolgerne i dogmi fondamentali.
Insomma, se l’intento è di “svecchiare” la lezione di ZZ Top, Led Zeppelin, The Runaways e Lynyrd Skynyrd (
cfr. la
t-shirt che la nostra sfoggia sulla copertina del disco), il risultato appare abbastanza riuscito, e, anzi, stavolta l’orientamento “
modern vintage” mi sembra ancora più spiccato, intensificando il coefficiente di affabilità “radiofonica”.
Nulla di particolarmente “snaturante”, almeno per gli estimatori di
Laura, che nell’
opener “
No need to try harder” ritroveranno la tipica abilità della loro beneamata nel mescolare
boogie “arcaici” con melodie accattivanti.
Situazione analoga, declinata in un clima ancor più spigliato, si ripete in “
A way home”, mentre la
title-track dell’opera si tinge di magnetico
spleen, aggiungendo all’impasto sonico delle proiezioni corali di natura
psych, di quelle che potrebbero piacere pure agli estimatori dei Kasabian.
Le pulsazioni vaporose di “
Inside the storm” e le inquietudini di “
What do you know?” hanno i mezzi, seppur in maniera diversa, per conquistare un pubblico ampio e “trasversale”, e se “
Dancing around the truth” fornisce all’astante una gradevole scossa di palpitante e ammaliante
mix tra
pop,
punk e
southern rock, “
Out of the blue” è un’avvolgente ballata dai contorni
rootsy assai intensa e sentita.
“
The broken” aggiunge bagliori di
grunge “da classifica” alla raccolta, ma personalmente preferisco la
Cox e i suoi
pards quando si dedicano ad
anthem blues-rock tanto “essenziali” quanto efficaci, come accade in “
Rise together” o laddove, vedasi “
Do I have your attention?”, alimentano il loro
songbook con un adescante spirito
punk n’ roll.
Sempre in tema di strutture armoniche abbastanza “semplici” e tuttavia molto intriganti, “
Strangers someday” si conquista l’ultimo plauso della disamina, rivolto all’atmosfera riflessiva e ipnotica con cui il brano catalizza sensi e attenzione.
“
Trouble coming” rappresenta, dunque, un altro nitido esempio di
rock-blues per le “masse”, sfrondando tale definizione da ogni eventuale connotazione negativa e sottolineando le capacità di
Laura Cox di conservare la passionalità del genere intridendola di un’urgenza “contemporanea” … una rarità, che ha le prerogative necessarie per contrastare la diffusione nell’etere
mainstream delle svariate indecenze soniche che lo popolano.