Isenordal - Requiem For Eir​ê​nê

Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2024
Durata:55 min.
Etichetta:Prophecy Productions

Tracklist

  1. A MOMENT APPROACHES ETERNITY
  2. AWAIT ME, ULTIMA THULE
  3. REQUIEM FOR EIRêNê
  4. EPIPHANIES OF ABHORRENCE AND FUTILITY
  5. SATURNINE APOTHEOSIS

Line up

  • Jeff King: cello, bass
  • Eva Vonne: viola, vocals
  • Kerry Hall: vocals, guitars
  • Brian Hazard Spenser: drums
  • Lieu Wolfe: piano, organ
  • Gordon Greenwood: guitars

Voto medio utenti

A distanza di sei anni dal precedente "Spectral Embrace", album che ne aveva esplorato il lato puramente Neo Folk, si rivedono gli americani Isenordal che con "Requiem For Eir​ê​nê" ritornano alle sonorità del loro debut, album bellissimo che mi aveva colpito profondamente, offrendoci, quindi, un inclassificabile mix di Funeral Doom, Neo Folk e Black Metal, sviscerato in cinque lunghi brani per quasi un'ora di musica.
Perso l'effetto sorpresa, che era stato il vero selling point del primo lavoro, gli Isenordal si "limitano" a ripercorrere le stesse strade che gli estimatori del gruppo conoscono, senza, purtroppo, riuscire a tornare allo stesso livello del passato, sia per quanto concerne la qualità, sia per quanto concerne la struttura dei brani i quali, troppo spesso, danno l'impressione di essere forzati e di volere, per forza, andare in tante direzioni diverse senza che, questa volta, la cosa risulti spontanea e realmente emozionante.
Questo non vuole assolutamente dire che "Requiem For Eir​ê​nê" sia un brutto lavoro, anzi, ma è innegabile che gli Isenordal abbiano dimostrato di saper fare di meglio tanto che le mie aspettative erano piuttosto alte: purtroppo la magia, oggi, non si è compiuta e del nuovo lavoro mi restano in testa, soprattutto, alcune magnifiche partiture acustiche / folk di profondo spessore emotivo (la title track è un brano splendido), accenni dal sapore post rock sognanti e da brividi lungo la schiena, e certi passaggi pesanti come un immenso macigno dalla forza dilaniante, ma anche troppe lungaggini ed incursioni in territori estremi che, sinceramente, lasciano il tempo che trovano, tutti elementi, questi, che non creano un quadro ben definito, ma un lavoro riuscito a metà.
So che il gruppo ha il talento, ed il coraggio, per fare meglio e quindi mi aspetto che il prossimo album possa consegnarci, ancora, grande musica e forte pathos.
Io attendo...
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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