Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2023
Durata:43 min.
Etichetta:No Remorse Records

Tracklist

  1. LAND OF THE RISING SUN
  2. WHAT GOES AROUND COMES AROUND
  3. APOCALYPSE
  4. RETURN OF THE SOULS
  5. TO SANCTUARY
  6. MARCH FOR THE VOICELESS
  7. NIGHT FLYER
  8. EARTHLINGS
  9. LOST HUMANITY

Line up

  • Akihiro Ito: guitars
  • Taka: vocals
  • Toshikuni Komuro: guitars
  • Yusuke Hamaguchi: drums
  • Masami Hashiyama: bass

Voto medio utenti

Ci spostiamo fino alla Terra del Sol Levante stavolta per parlare di 'Earthlings', debut album dei giapponesi Coven Japan, band nata nel 2016 inizialmente come Coven, per poi cambiare definitivamente nome, pubblicare due EP per arrivare poi a questo risultato. Il quintetto, con voce femminile, prende fortemente ispirazione (e lo si percepisce subito senza tanti preamboli) dalla scena NWOBHM, riallacciandosi agli Iron Maiden, Satan, Angel Witch, e simili, mischiando il tutto con sonorità prettamente hard rock e influenze giapponesi che vanno a pescare non solo dal punto di vista prettamente musicale, ma anche estetico.

Basta infatti dare uno sguardo alla copertina che sicuramente ricorderà ai più alcune iconografie giapponesi, oppurtunatamente rivisitate in chiave moderna e che, almeno per quanto mi riguarda, mi hanno riportato alla memoria delle copertine manga, di quei pochi che leggevo perlomeno. Un'estetica che forse per quanto anche un po' pacchiana, rimane impressa. Prodotto da Olof Wikstrand, chitarrista e cantante degli Enforcer, 'Earthlings' mette in tavola delle premesse che sembrano almeno, a primo impatto, rispettare le aspettative che ogni fan dell'heavy metal più puro si aspetta.

Immagine

[Foto fornita nel Comunicato Stampa]

Ed effettivamente queste vengono assolutamente confermate, dato che i Coven Japan mostrano per tutta la durata del disco una freschezza compositiva davvero ammirevole, spaziando dalla velocità fulminea di 'Land Of The Rising Sun', molto maideniana nel suo incedere, a 'March for the Voiceless' che lascia spazio come protagonista alla coppia d'asce formata da Toshikuni Komuro e Akihiro Ito, veramente formidabile e sempre ben presente in ogni singolo pezzo. Una caratteristica del quintetto è quella di mantenere da una parte sia la loro identità, cantando in madrelingua per quanto riguarda le strofe, e in inglese invece per quanto riguarda i ritornelli. Contando che la voce di Taka ben si adatta ad entrambe, e mostra delle tonalità sia delicate che piene d'energia, vedasi 'Lost Humanity', il risultato è sicuramente encomiabile. Non ci sono quasi mai dei veri e propri scivoloni, dato che la band punta molto come detto sulle doppie chitarre e la melodia presente ma mai insistente, e se si vuole proprio cercare il pelo nell'uovo allora è forse la troppa somiglianza tra alcune parti, ma la bravura nel rendere ogni canzone scorrevole e con quel giusto senso di deja-vu e nostalgia che male non fa rende questi piccoli difetti quasi inesistenti.

Anche se siamo ormai verso la fine del'anno, e si cominciano a stilare le varie top, 'Earthlings' deve essere un disco che ogni amante delle sonorità più classiche non deve lasciarsi sfuggire sottomano prima delle sue scelte definitive.

Recensione a cura di Francesco Metelli

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