Copertina 6

Info

Anno di uscita:2023
Durata:51 min.
Etichetta:Rise Records

Tracklist

  1. KRøTERVEG TE HELVETE
  2. FEDREKULT
  3. LIKVOKE
  4. MOTSOLS
  5. DøGENIKTENS KVAD
  6. ENDLING
  7. SKOGGANGR
  8. PARANOIA 297
  9. SVART SEPTEMBER
  10. MORILD

Line up

  • Ivar Nioklaisen: vocals
  • Bjarte Lund Rolland: guitar, piano
  • Vidar Landa: guitar
  • Maciek Ofstad: guitar, vocals
  • Marvin Nygaard: bass
  • Håvard Takle Ohr: drums

Voto medio utenti

Bella storia quella dei Kvelertak, un meteorite di furioso Black ‘N Roll che è deflagrato più di dieci anni fa con un esordio dinamico, scoppiettante e fantasioso.
I primi due album tra una fusione musicale avvincente, delle copertine bellissime e un’ottima produzione sono stati un fulmine a ciel sereno che ha spalancato il meritato successo internazionale di questi musicisti, permettendoli di partecipare a grandi festivals, oltre che ad aprire per gente come Metallica, Slayer, Mastodon o Gojira.

Dopo il terzo lavoro ci furono stati due importanti scossoni: l’abbandono del cantante Erlend Hjelvik e relativa sostituzione con l’attuale Ivar Nikolaisen e il cambio di etichetta discografica che vide la Rise Records al posto della Roadrunner Records.

Anticipo già dicendo che “Endiling” è tutto tranne che è un brutto album, ma al tempo stesso pare chiaro come i tempi di “Kvelertak” o “Meir” siano un lontano ricordo.
Come nel precedente album, i Kvelertak ormai hanno messo in secondo piano le sonorità più estreme del loro inconfondibile stile musicale, dando spazio soprattutto alla vena più Rock ‘N Roll del loro stile (che nel nuovo millennio in Scandinavia sta facendo furore nel suo piccolo come dimostrano act come gli Hellacopters), tra forti rimandi Hard Rock, Punk e Hardcore, con il buon Ivar Nikolaisen che ancora non riesce a convincere del tutto per via di un timbro strozzato che lo vedrei più a suo agio in un contesto Crust/Hardcore Punk.

Questo purtroppo toglie un po’ di piglio a quella lucida follia che tanto ha dato per rendere la musica del gruppo così entusiasmante, con aperture melodiche non propriamente memorabili ed una serie di ritornelli non riuscitissimi ai quali si aggiungono sonorità che paiono la copia sbiadita e annacquata di quanto fatto in passato con molta più verve e convinzione.
Altro album di assestamento per una band che non è ancora riuscita a rialzarsi completamente: vedremo cosa combineranno questi norvegesi in futuro, nella speranza che tornino ad osare di più e a limare con più attenzione i dettagli.

Recensione a cura di Seba Dall

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