Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:40 min.
Etichetta:Spinefarm Records

Tracklist

  1. DRAG ME
  2. THE KNIFE
  3. NOW HERE NO WHERE
  4. TWICE
  5. PULL
  6. LIVE TO LIVE
  7. MY TEN
  8. FADE
  9. THE KING
  10. DEAD STAR

Line up

  • Mlny Parsonz: vocals, bass
  • Josh Weaver: guitar
  • Evan Diprima: drums

Voto medio utenti

La musica come “terapia”, come la necessità di esprimere sé stessi senza filtri o condizionamenti, un rientro sulle scene che sa di impellente catarsi emozionale e di una maturità espressiva magari non ancora del tutto compiuta e tuttavia assai spiccata.
Sono queste le prime impressioni che ricavo dall’ascolto di “Rebuilding the mountain”, il nuovo albo dei Royal Thunder che giunge un po’ “a sorpresa” dopo il temporaneo scioglimento della band, capace di appianare contrasti e divergenze e riproporsi ai suoi estimatori a distanza di sei anni dal precedente “Wick”.
E se partiamo proprio dal precedente discografico del 2017, l’imponente flusso emotivo e psichedelico che lo contraddistingueva qui trova una canalizzazione maggiormente coerente e lucida, quasi il gruppo avesse “imparato” a gestire meglio le proprie sensazioni e ispirazioni, riuscendo oggi a trasmetterle in maniera parecchio nitida e “naturale” all’astante, fatalmente sedotto da questo scenario sonoro magnetico e “potente”.
La voce di Mlny Parsonz, già di per sé portentosa per espressività e capacità interpretative, diventa così il “portale” comunicativo attraverso cui gli americani raggiungono nel profondo i sensi del loro pubblico, sfruttando costruzioni musicali sempre tese e vibranti, intrise di melodie incisive e mai banali, destinate a conquistare l’apprezzamento di chi ama il blues e l’hard-rock declinati nella loro trasposizione più travagliata, visionaria e sofferta.
Ragionando per “approssimazione”, a tratti si potrebbe in realtà addirittura quasi parlare di una fusione tra una versione “moderna”, disillusa e pragmatica dell’acid-rock sessantiano e certe inquietudini di retaggio new-wave, e non credo di poter essere tacciato di traveggole uditive se rilevo in “Drag me” tracce contemporanee di Jefferson Airplane e Patti Smith.
The knife” è leggermente più lineare e fornisce il tessuto sonoro perfetto alla Parsonz per spiegare le sue incredibili doti fonatorie, che si scuriscono in maniera davvero suggestiva nella successiva “Now here no where”, una scheggia di malessere che potrebbe finire per piacere anche agli ammiratori di Florence Welch.
Twice” e “Pull” aggiungono un suadente tocco soulful e rootsy alla raccolta, che si arricchisce di viscerali e ipnotiche languidezze folk in “Live to live” per poi esplodere nelle imperiose pulsazioni di “My ten”, un grumo di pathos denso e vigoroso.
Non è difficile, poi, farsi ammaliare dall’andamento avvolgente (e vagamente grungy) di “Fade”, dal liquido e cangiante esotismo di “The king” e dalla linea armonica della conclusiva “Dead star”, che risolve in bello stile il concetto di rock-ballad vibrante e crepuscolare.
I Royal Thunder affrontano con approccio intelligente, emancipato ed estremamente passionale i suoni della tradizione, immergendoli nella realtà contemporanea e prendendo le distanze da tanto di quel retro-rock “conformista” piuttosto diffuso nei tempi recenti … “Rebuilding the mountain” è un “ritorno” che merita già grande considerazione e che potrebbe pure aprire la nuova fase creativa di uno dei gruppi più promettenti del genere.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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