Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2022
Durata:50 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. DEMOCIDE
  2. TECHNOCRACY
  3. STIGMATA
  4. MEMENTO MORI
  5. AGENDA 21
  6. PATIENT ZERO

Line up

  • Erik Rosvold: vocals
  • Jasun Tipton: guitars
  • Andreas Blomqvist: bass
  • Roel van Helden: drums

Voto medio utenti

Dopo tanti anni, si riformano gli americani Zero Hour, attivi tra fine '90 e primi 2000, nel periodo d'oro del prog metal. E quello che ci propongono in questo album di ritorno, intitolato "Agenda 21", è il prog metal che proprio andava di moda in quegli anni: tecnicissimo, con brani lunghi e arzigogolati, tempi dispari in gran quantità ed una sorta di "ricerca estetica" dell'esecuzione ancor prima dell'attenzione alla forma-brano. Prova ne siano i 14 minuti e 19 dell'opener "Democide", che racchiude in sé una pletora di idee e velocità e spunti e dimensioni diversi, abilmente mescolati e suonati. Se proprio dovessi trovare un difetto, lo addurrei al timbro vocale di Erik Rosvold, che ricorda un po' Jon Oliva nella ruvidezza dell'esecuzione, ma che poi, ascolta e riascolta, forse è quello che ci sta meglio con questa musica spigolosa e 'poco comoda'.

Solo 6 tracce per 50 minuti di musica, niente dischi imbottiti fino all'ultimo secondo disponibile, "Agenda 21" sembra davvero sbucato dal 1998, quando le bands ci credevano, e non erano ancora vittime dei dati di vendita e di stream, quando una label pubblicava, promuoveva e al massimo consigliava, ma non dettava ancora la direzione ed il suono di una band. E' un album per i nostalgici, per quelli come noi cresciuti a pane e Psychotic Waltz, Fates Warning,Threshold e King's X, insomma: prog metal sì, ma radio friendly proprio zero. Ci piace così.

Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 22 gen 2023 alle 22:27

Perfettamente d'accordo con la recensione, compresa la chiosa finale. Scelta azzeccata il bassista dei SW, forse l'unico, per tecnica e stile, in grado di sostituire Troy Tipton. E anche qui testi distopici come nel capolavoro Tower of avarice, seppure in questo caso in equilibrio precario sul filo di un tema particolarmente divisivo (voglio sperare che ciò non abbia influito su alcuni giudizi...Zero Hour assurdamente ignorati nelle liste di fine anno in molte riviste...). Per me un gradito e ottimo ritorno, fra i top del 2022 e non solo nel prog.

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