Copertina 8

Info

Anno di uscita:2021
Durata:66 min.
Etichetta:Dead Seed Productions

Tracklist

  1. DISRUPTION
  2. PROPER USE OF MYSELF
  3. HORIZON IGNITED
  4. STIGMATIZED (ROBOTRIPPING)
  5. THE END OF A WORLD
  6. WAKE UP. REHAB
  7. LAVA BED SAHARA
  8. RADIOPHOBIA
  9. SLEEP
  10. NEARLY INCOMPLETE
  11. THE PURSUIT OF HAPPINESS
  12. HARSH AND EDUCATIONAL
  13. SOLVE ET COAGULA
  14. MAGICAL SMOKE SCREEN

Line up

  • Fabban: vocals, piano, synth, programming
  • Riccardo Greco: bass, guitars, programming
  • Gianluca Catalani: drums, pads, electronics
  • Oz: guitars

Voto medio utenti

Con questo nuovo anno si vede il ritorno degli italiani Aborym, una mosca bianca nel panorama nostrano.
Perché il gruppo si è sempre distinto per un’evoluzione costante con un’idea molto personale di musica.
L’elettronica ha sempre accompagnato il percorso della formazione fin dal debut album datato 1999 che io comprai dopo avere letto la recensione sul glorioso e compianto Metal Shock (sigh!).
Ora dopo un percorso evolutivo e una carriera discografica di tutto rispetto ecco il nuovo lavoro che procede con coerenza e integrità; attenzione però, perché la band ha al suo interno influssi metallici ma non sono predominanti.
Qui abbiamo un suono sfaccettato, ricco di colori, calore che pur con gli innesti di macchine fredde non tolgono un’oncia alla lava incandescente sotto la caligine.
Pezzi grandiosi come l’opener inquietante e sussurrata “Disruption” vi prenderanno per mano, ci sono scossoni attraverso impulsi metal e industrial come in “Stigmatized” o anche di bellezza prog rock come in “The end of a world” dal chorus che è estasi e perfezione malinconica.
Ma non è tutto ci sono anche impulsi dark e da dance floor alternativo, quindi non vergognatevi se vi viene da muovervi e ballare in alcuni frangenti ascoltando beat doppiati da riff trattati e serrati.
Nel brano “Nearly incomplete” c’è anche una vena hardcore ma bagnata nel mare electro si denota dall’uso del riff con il basso che si contorce a dovere.
All’interno dell’album abbiamo diversi strumenti che innervano il tessuto emozionale del quartetto, ci sono percussioni, piano, un sassofono che fa persino capolino in alcuni frangenti.
Nella conclusiva “Magical smoke screen” ho sentito un’influenza floydiana soprattutto quando entra l’ospite femminile con i suoi vocalizzi liberi incalzata dagli strumenti.
È impossibile non essere coinvolti a livello emotivo ed emozionale, potrei usare l’aggettivo progressivo per poter dare una summa in punta di piedi (su poggiate quei bastoni, lasciatemi spiegare), perché i nostri sono sempre progrediti, evoluti ma sempre rimanendo coerenti e soprattutto fregandosene delle mode o giudizi, andando fieri per la loro strada.
Ritorno stupendo e consigliato a chi ama la buona musica indipendentemente dagli stili ma soprattutto a chi ha la mentalità aperta, io sono felice come un bimbo, grazie Aborym.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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